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Immigrati e imprenditorialità: realtà attuale e prospettive di sviluppo

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Convegno: Fare impresa per gli stranieri in Italia e finanza islamica
Relatore: Mario Pavone – Presidente ANIMI Onlus
Immigrati e imprenditorialità: realtà attuale e prospettive di sviluppo

1.La creazione di aziende come soluzione occupazionale

L’imprenditoria degli immigrati, a partire dagli anni ’90, sta conoscendo un notevole sviluppo.

Si tratta di un canale di inserimento tutt’altro che marginale, come avveniva una volta per le diffuse forme di

ambulantato, e anche molto promettente come sembrano aver capito in maniera crescente gli stessi cittadini immigrati.

Il mercato occupazionale italiano offre sempre nuovi spazi agli immigrati, considerato che spetta ad essi una  una ogni otto assunzioni e quasi un quarto dei nuovi posti di lavoro.

Tuttavia, il settore del lavoro dipendente presenta molti aspetti problematici, sia per quanto riguarda la conti-

nuità del rapporto che il riconoscimento delle qualifiche e la conseguente gratificazione.

Sono queste le ragioni per cui molti preferiscono la "via autonoma" all’occupazione, diventando imprenditori.

Alcuni riprendono così le esperienze già fatte nei paesi di origine  mentre per altri si tratta di una scelta inno-

vativa e frutto di intraprendenza, maturata a contatto con il contesto italiano.

Il cosiddetto "lavoro autonomo" è un settore molto diversificato:

collaborazioni occasionali,collaborazioni coordinate e continuative , che talvolta si configurano come una incipiente forma imprenditoriale e altre volte servono solo a mascherare un rapporto di lavoro dipendente e iniziative imprenditoriali formali, debitamente registrate presso le CCIA.

Si usa definire questa variegata realtà come "imprenditoria etnica", anche se le imprese sono talvolta miste e se, più che offrire servizi al gruppo di appartenenza, si rivolgono al mercato nel suo complesso, come del resto è prevedibile nel normale sviluppo del processo di integrazione.

Un panorama simile, caratterizzato dall’autoprotagonismo, si sta diffondendo in tutta Italia, sia nelle grandi che nelle piccole regioni.

A Milano, indubbiamente l’area più significativa, sono stati dedicati vari studi al riguardo; a Roma sta per essere colmato un deficit conoscitivo con la pubblicazione di un’apposita ricerca promossa dalla CCIAA.

2.I "veri" numeri sulle imprese degli immigrati

I dati forniti da Infocamere (l’archivio statistico degli iscritti alle Camere di Commercio) sono indispensabili per conoscere il lavoro autonomo.

Naturalmente questa, come altre fonti, abbisogna di essere utilizzata criticamente.

Pertanto, non si può non tener presente che le registrazioni di Infocamere si basano sul paese di nascita e non sulla cittadinanza attuale degli interessati, altrimenti si ipotizza un numero di lavoratori auto no mi stranieri ben superiore a quello effettivo registrato dal Ministero dell’Interno, la fonte più autorevole al ri guardo.

In altre parole il numero fornito da Infocamere va depurato degli italiani nati all’estero e poi rimpatriati.

I cittadini stranieri, comunitari o extracomunitari, iscritti alle CCIAA come titolari di impresa, sono 54.785, un numero fortemente ridimensionato rispetto a quelli usualmente accreditati: ai titolari si aggiungono, poi, i soci.

Milano e Roma, capitali dell’immigrazione in generale, lo sono anche degli immigrati imprenditori (rispettiva mente con 9.022 e 4.968 casi): alle due province spetta, così, un quarto delle imprese condotte in Italia da cittadini stranieri, anche se quella di Milano, ospitando uno ogni sei imprenditori, spicca per la sua prevalen za.

Province con mille e più imprenditori immigrati sono Bologna, Verona, Brescia, Treviso, Prato, Caserta, men tre poco sopra quota mille Reggio Emilia, Modena, Vicenza, Catanzaro e Parma.

Con più di 500 imprenditori troviamo Varese, Padova, Cuneo, Ravenna, Venezia, Catania e Mantova.

Le Regioni che, con la Lombardia e il Lazio, si caratterizzano per un alto numero di imprenditori immigrati sono l’Emilia Romagna, il Piemonte e il Veneto (sulle 6.000 imprese) .

Tra le 55.000 imprese quelle gestite da artigiani sono 17.000.

Anche nel caso degli artigiani un quarto si trova a Milano (2949) e Roma (956), sempre con una netta prevalenza della provincia meneghina.

Le altre province che si segnalano per maggior numero di artigiani immigrati sono Torino (1183), Prato (918), Bologna (698) e Verona (633).

3.Il protagonismo dei paesi a forte pressione migratoria

Al 1° gennaio 2002 risultavano titolari di permesso di soggiorno per lavoro autonomo, imprenditoriale o professionale 89.498 cittadini stranieri, di cui il 79,4% maschi: solo tra i cittadini comunitari la percentuali delle donne sale al 37%.

Nell’area del lavoro autonomo i cittadini extracomunitari sono il 92% del totale, con una incidenza superiore a quella che hanno sul totale della popolazione straniera e con un protagonismo che nell’ultimo periodo è andato accentuandosi: basti ricordare che ancora nel 1996 ai cittadini comunitari spettava un quarto di queste presenze.

Tra i primi dieci gruppi si va dai 17.916 marocchini ai 1.911 jugoslavi, e tra di essi è compreso un solo Stato membro dell’Unione Europea (la Germania).

Seguono, con almeno 1.000 casi di imprenditori, Stati Uniti, Perù, Francia, Bangladesh, Pakistan e Algeria.

Limitandosi ai soli artigiani, la graduatoria è differente: al primo posto, quasi ex aequo, si trovano la Cina (2.597) e l’Albania (2.595) seguiti con almeno1.000 soggetti da Marocco,Romania, Tunisia, Egitto e Jugoslavia.

Facendo una proiezione all’inizio del 2003 si può ipotizzare che i soggiornanti per lavoro autonomo si aggirino ormai sulle 110.000 unità, un ottavo dei soggiornanti per motivi di lavoro, mentre a metà degli anni ’90 erano appena un ventesimo: il protagonismo nel settore spetta ormai a loro, rispetto agli immigrati provenienti dall’Unione Europea e dai Paesi a sviluppo avanzato.

4.Le diverse forme di imprenditoria

Se si prendono tutte le imprese (artigiane e non) il settore che prevale è il commercio al dettaglio con un’incidenza del 28,4% sul totale.

Invece il settore delle imprese artigiane è caratterizzato da una maggiore concentrazione, in quanto le costruzione e l’impiantistica detengono la quota del 55,5%.

Vi sono, poi, delle particolarità regionali: ad esempio, la pesca ha una notevole rilevanza in Sicilia.

Non è corretto definire un gruppo etnico abbinandolo ad un particolare tipo di attività.

Restando lontani dagli stereotipi, si può tuttavia constare che statisticamente i nordafricani sono maggiormente presenti nel settore della ristorazione, i cinesi nelle attività commerciali, i bengalesi e i pakistani nell’ambulantato e nelle piccole attività commerciali.

Per alcuni grandi gruppi di immigrati, come è il caso dei filippini, è limitata la propensione a una imprenditoria di questo tipo, anche se rivelano una "mentalità di microimprenditorialità" nel mettersi a disposizione di più famiglie per i lavori domestici e di assistenza.

Una peculiare forma di imprenditoria è quella della mediazione culturale, che immigrati particolarmente preparati esercitano per far conoscere le loro culture e fungere da raccordo con il paese di accoglienza.

La funzione è ad alta utilità sociale, specialmente quando i protagonismi sono in grado di ideare e condurre progetti, anche se non sempre vengono sostenuti in questa loro propensione e sono spesso utilizzati come semplici esecutori raccordati a strutture pubbliche o associative italiane.

Questi pionieri dell’integrazione faticano a essere considerati su un piano di pari dignità, a essere riconosciuti nella loro professionalità; a essere valorizzati in raccordo con le loro associazioni.

5. Caratteristiche degli imprenditori immigrati

Colpisce molto il fatto che la via al lavoro autonomo si sia diffusa in maniera significativa solo in data recente: 5 su 6 risultano iscritti alle Camere di Commercio dopo il 1990.

E’ stata la legge 39/1990 a derogare al requisito della reciprocità e a concedere agli immigrati "regolarizzati" la facoltà di esercitare un’attività in forma autonoma.

Secondo una interpretazione burocratica restrittiva, poi dichiarata infondata a livello giurisprudenziale, tale facoltà per lungo tempo non è stata estesa agli altri soggiornanti.

La clausola della reciprocità è stata soppressa in maniera generalizzata, a favore di tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, solo dopo la legge "Turco-Napolitano" del 1998: questo spiega perché il 40% risulta iscritto solo a partire dal 2000.

Si tratta di giovani ma non di giovanissimi: la maggior parte sono concentrati nella fascia di età tra i 30 e i 49 anni e questo perché si richiede una certa esperienza professionale ma anche un certo gruzzolo per poter iniziare a muoversi in proprio.

Gli ultracinquantenni sono circa 6.000 (11% del totale) mentre le donne sono più di 9.000 (il 16% del totale).

Prevalgono le società di persone mentre sono molto meno ricorrenti le società di capitale, che, per il fatto di presupporre mezzi difficilmente a disposizione degli immigrati, sono sostanzialmente circoscritte alla Lombar dia e al Lazio.

6. I problemi degli imprenditori immigrati

Può sfuggire agli italiani che gli immigrati, per essere protagonisti nelle iniziative imprenditoriali, vanno incontro a maggiori difficoltà.

Il tasso di chiusura delle imprese è del 7% e quello di nascita dell’8,5%: il bilancio è positivo ma vede tante iniziative soccombere (una ogni 14) e questo andamento riguarda ovviamente in misura più pesante i lavoratori immigrati.

Le pratiche amministrative, già di per sé onerose, agli immigrati risultano più ostiche non solo perché meno conosciute ma spesso anche perché regolate da normative più complesse.

Inoltre, è’ meno nutrita la rete di conoscenze, che di per sé fa da supporto a questa scelta.

Tra le difficoltà più grosse si annovera il problema di accesso al credito.

Il sistema bancario risulta meno accessibile perché chiede garanzie che gli immigrati possono fornire con maggiori difficoltà, come ad esempio per quanto riguarda l’esibizione della busta paga, la rilevanza delle

mansioni ricoperte, il contratto di affitto e la garanzia del soggiorno.

Anche le iniziative formative e di assistenza professionale sono ritenute insoddisfacenti dagli immigrati.

La rete ecclesiale vive quotidianamente a contatto con migliaia di immigrati, che solo in parte chiedono interventi di assistenza e dépannage e sempre più spunti a promozione e sostegno delle loro capacità propositive.

Collegare sempre più saldamente il mondo sociale e le organizzazioni professionali per favorire il lavoro imprenditoriale degli immigrati come garanzia di un proficuo inserimento: è questo il significato incentivante dell’intesa.

7.Le sei proposte dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Confindustria ha affrontato per la prima volta il rapporto con gli imprenditori stranieri ed in un documento dei Giovani Imprenditori ha formulato sei proposte operative.

  • Cambiare il sistema delle quote

Problema: il meccanismo attuale si è rivelato troppo rigido e incapace di soddisfare la domanda di lavoro immigrato delle imprese e delle famiglie, sia in termini quantitativi che qualitativi.

Lo dimostra – con clamorosa evidenza – la ricerca sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro immigrato della Luiss Guido Carli.

Proposta: rivedere profondamente il sistema delle quote per lasciare spazio a meccanismi di mercato, più coerenti del resto con lo stretto legame tra permesso di soggiorno e lavoro stabilito dalla Bossi-Fini.

E’ necessario lasciare progressivamente spazio alla chiamata diretta e nominativa dei lavoratori immigrati da parte degli imprenditori: a regime, le quote dovrebbero essere utilizzate solo per la gestione dei lavoratori stagionali.

  • Puntare sull’immigrazione di qualità

Problema: oggi il sistema-Italia non è in grado di selezionare le risorse umane che giungono sul suo territorio e di conoscere le attitudini di chi entra nel nostro Paese.

In questo modo è molto difficile sia indirizzare i lavoratori immigrati verso le aziende che ne hanno bisogno, che governare i flussi di lavoratori immigrati perché siano complementari rispetto ai lavoratori italiani.

Proposta: istituire relazioni stabili con i Paesi d’origine dei flussi migratori, per costruire mappe dei profili professionali presenti nei territori d’origine dell’immigrazione, da mettere a disposizione del sistema delle imprese

  • Attrarre in Italia i "talenti" dal resto del mondo

Problema: è incredibilmente basso il numero di studenti e ricercatori extraeuropei presenti in Italia. Alla "fuga" dei nostri cervelli all’estero non corrisponde alcuna capacità di attrazione di talenti dal resto del mondo: eppure, la nostra qualità della vita e il nostro livello di tolleranza potrebbero consentirci di primeggiare in questo ambito

Proposta: creare corsie preferenziali per l’ingresso e la permanenza in di studenti e ricercatori extraeuropei e incentivare le nostre Università ad attrarre i flussi internazionali di "capitale intellettuale"

  • Incentivare la legalità degli immigrati per aumentare la sicurezza

Problema: le differenze di "trattamento" in Italia tra gli immigrati regolarmente inseriti e quelli irregolari sono oggi insufficienti per incentivare gli immigrati a "scegliere" la legalità e – per questa via – rafforzare anche la tutela della sicurezza

Proposta: da una parte è necessario sanzionare in modo più severo la presenza clandestina dell’immigrato nel nostro Paese. Dall’altra è opportuno definire un "contratto civico" con l’immigrato, che garantisca più diritti a chi intraprende in Italia un percorso regolare di vita e di lavoro – mediante il rafforzamento degli investimenti degli enti locali – in cambio del rispetto di alcuni "doveri" di convivenza (apprendimento delle regole civiche e della lingua italiana).

Inoltre, è necessario ridurre i tempi per la concessione della cittadinanza – come chiesto autorevolmente dal Presidente della Repubblica – e riconoscere agli immigrati integrati in Italia da un congruo numero di anni il diritto di voto nelle elezioni amministrative

  • Semplificare le procedure

Problema: le procedure attualmente previste per la concessione dei permessi di soggiorno sono macchinose, burocratiche e eccessivamente onerose per i datori di lavoro. Il regolamento attuativo della Bossi-Fini, appena adottato, è stato varato con due anni di ritardo, non è stato preceduto da un adeguato coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza delle imprese e richiede ulteriori adempimenti per la sua completa applicazione.

Proposta: per semplificare le procedure è fondamentale realizzare quanto prima in ogni provincia gli sportelli unici previsti dalla Bossi-Fini, emanando rapidamente i provvedimenti amministrativi e stanziando le risorse necessarie, ad oggi non previste.

  • Definire una strategia europea per gestire i flussi migratori come leva per lo sviluppo

Problema: i flussi migratori rappresentano oggi un fenomeno di proporzioni gigantesche, che secondo le stime internazionali più accreditate è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Pensare di governare in modo efficace i flussi a livello esclusivamente nazionale è, dunque, semplicemente illusorio.

Proposta: è opportuno definire in tempi ragionevoli regole comuni in Europa per le procedure di ammissione degli immigrati per motivi economici, come proposto dal commissario europeo Frattini, e raggiungere un maggior coordinamento comunitario della gestione dei flussi da parte dei governi nazionali.

Sarebbero i primi passi di una strategia europea in materia di immigrazione, che potrebbe rivelarsi una leva decisiva per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona.

 Bologna 13 Dicembre 2008

APPENDICE

Alcuni dati statistici

ITALIA – Imprese con titolari cittadini stranieri

VALLE D’AOSTA 67

PIEMONTE 5.975

LIGURIA 808

LOMBARDIA 14.244

BOLZANO 570

TRENTO 86 0,2 NC –

TRENTINO A.A. 656

FRIULI V.G. 1.426

VENETO 5.654

E.ROMAGNA 6.129

Nord ovest 21.094

Nord est 13.865

Nord 34.959

TOSCANA 5.145

MARCHE 1.120

UMBRIA 220

LAZIO 5.384

Centro 12.309

CAMPANIA 1.947

MOLISE 53

ABRUZZO 947

PUGLIA 614

BASILICATA 39

CALABRIA 1.706

Sud 5.306

SICILIA 1.715

SARDEGNA 1.362

Isole 3.077

ITALIA 55.651

Imprese con titolari immigrati: settori di attività

Commercio al dettaglio 28,4

Costruzioni e impiantistica 19,3

Abbigliamento 5,6

Servizi tecnici 2,7

Trasporti 2,6

Altri Settori 41,4

Totale 100,0

Numero imprese 54.785

Cittadini stranieri con permesso per lavoro autonomo

Marocco 17.916 20,0

Cina Popolare 10.039 11,2

Senegal 6.878 7,7

Albania 4.950 5,5

Germania 2.140 2,4

Romania 3.459 3,9

Egitto 3.312 3,7

Nigeria 2.468 2,8

Tunisia 2.386 2,7

Jugoslavia 1.911 2,1

Totale: 89.498 permessi di soggiorno per lavoro autonomo

FONTE: Migrantes Dossier Statistico Immigrazione