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L’ Helikopter Quartet di Karlheinz Stockhausen domenica 18 gennaio vola nel cielo di Roma

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Pietro Acquafredda

Poco avveduto il richiedente di un quartetto d’archi a Karlheinz Stockhausen. Perché il  classico quartetto d’archi,  per il noto compositore  spentosi improvvisamente  poco più d’un anno fa, appartiene all’Ottocento; è roba vecchia. Lui semmai potrebbe scrivere  un quartetto… che so…" in simbiosi con l’ elicottero", che  così apparterrebbe  al progresso della musica. "Di notte – ha raccontato Stockhausen – ho avuto un sogno: ascoltavo e vedevo un quartetto d’archi in quattro elicotteri volare nell’aria suonando. Allo stesso tempo ho visto persone sedute in una sala ascoltare e vedere tutto ciò attraverso quattro torri audio-video, altre persone fuori in una pubblica piazza, sempre a vedere e ascoltare questi suoni. Per la maggior parte del tempo il quartetto suonava tremoli così ben amalgamati con il timbro e il ritmo delle eliche e dei motori degli elicotteri che tutti insieme mi apparivano come un grande cosmico strumento musicale. Al mio risveglio ho avvertito fortemente che qualcuno dal cosmo mi volesse comunicare qualche cosa che mai da solo avessi pensato. Helikopter Quartet (che ne è venuto fuori, ndr) è dedicato a tutti gli astronauti del mondo". 

 Insomma quattro elicotteri,  ciascuno con un componente del Quaretto Arditti a bordo – imbracato, microfonato, alle orecchie  cuffie superprotettive per attutire il casino delle pale dell’elicottero –  si leveranno in volo, dal piazzale antistante l’Auditorium, domenica 18, alle ore  11 in punto, volteggeranno in cielo per 21′ e 30" , per far poi ritorno alla base dove planeranno in perfetto sincrono, così come era accaduto al decollo. Nel corso di quei  preziosissimi ed unici 21′ e 30", costati agli organizzatori ( la rassegna ‘Contemporanea di Musica per Roma e la IUC) la bellezza di 60.000 Euro circa, al pubblico situato in Sala Sinopoli   giungeranno, attraverso quattro grandi torri audio-vide, suoni ( ronzii) degli strumenti e  rumori ( rombi) delle pale degli elicotteri,  e le  immagini,  che si sperano più suggestive di quelle delle cabine degli elicotteri, sempre che si decida di alternarle a inediti scorci della città in  pieno movimento. Un’opera ‘futurista’, cent’anni dopo la grande rivoluzione tutta italiana, per esaltare il rumore e sminuire la centralità e l’importanza del suono. Con l’appendice ‘mistica’,  tanto presente nell’intera produzione di Stockhausen( che sicuramente non sarebbe piaciuta ai futuristi) del suono che cala dal cielo portato dai quattro mostruosi angeli( elicotteri).

 Il brano,   non venne eseguito al Festival di Salisburgo, dove era prevista la prima esecuzione negli anni Novanta , per le forti proteste degli ambientalisti e gli spropositati costi dell’ inutile  esibizione, e  vide la luce solo alcuni anni dopo all’Holland festival; poi, è  confluito  nella giornata ‘Mittwoch’, del  grandioso ciclo settimanale ‘Licht ‘, quel ciclo  che il Sovrintendente della Scala,  Stéphane Lissner – con scarso senso della misura e dell’opportunità – ha proposto di rappresentare per intero a Milano, in occasione dell’Expo 2015. 

 L’avveniristico  lavoro di Stockhausen che, se limitato alla veste narrativa  come descrizione di un sogno, sarebbe apparso più suggestivo della sua pratica realizzazione,  sembra essere stato scelto dagli organizzatori di Musica per Roma ( in  collaborazione con la IUC) come  mezzo di propaganda, per la rassegna ‘Contemporanea’ alla terza edizione, in concomitanza con il Festival della scienza, in svolgimento all’Auditorium di Roma, in questi  giorni. La complessa regia del suono è affidata ad uno specialista della materia, Alvise Vidolin.

 

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