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L’apparizione di un dio sotto forma di ragazzo

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Gian Carlo Marchesini

(Domenica in Piazza del Popolo, alla manifestazione
Se non ora quando, tra gli altri interventi di donne ho ascoltato anche la lettura da parte di Lunetta Savino di un simpaticissimo brano tratto dai Dialoghi della vagina, cui così mi permetto di corrispondere).

L’immagine è quella di un ragazzo sui sedici anni di una qualche esotica e lontana parte del mondo. E’ nudo, sdraiato su un letto. Il suo corpo, il suo viso, sono di una bellezza perentoria e fulgida.

Il ragazzo impugna il suo scettro gonfio con un’aria di compenetrata e solenne serietà esperta. E’ il suo strumento dedicato, il suo lavoro congeniale e connaturato:   lo accarezza, lo scuote e consulta con amorosa insistenza. Ricorda un sacerdote antico che dalle viscere del sacrificale capretto si accinge a ricavare per l’umanità intera responsi  decisivi e vaticini ultimi.

A di fuori di quell’aura di rito solenne non sembra esistere realtà altra, quello appare universo  concluso e compiuto.  La percezione che si ha è che anche soltanto l’ essere ammessi sul limite di quella soglia è straordinario privilegio.

L’espressione del viso del ragazzo, assorbito nell’imprimere alla danza impulso e  ritmo giusto, è di una intensità  concentrata e trattenuta: tutte le sue energie e risorse sono mobilitate, tutte concorrono a quella decisiva galoppata. Si direbbe perfino che dal successo di quella trafelata corsa dipenda la sua vita.

Io rimango sospeso e trafitto sulla soglia del tempio:  contemplo la rinnovata  e ritrovata immagine di me stesso ragazzo intento allo stesso eterno rito.

Tra me e il ragazzo non è possibile alcuno scambio, ma io so che lui sa che io sono lì che lo guardo, ed è per me che lui si esibisce al suo meglio. Al di fuori di me , in quel momento,  per lui  non esiste nessun altro al mondo. La sua prestazione, il suo eloquente e fervido gesto, acquistano un senso pieno perché lui , in perfetta e protetta solitudine, si sa guardato, percepisce il mio sguardo ammirato.  Lui è creatore di una creatura che nasce, io lo specchio magico in cui si riflette, il suo adorante re magio.

Tra spasmi, brividi inconsulti e spruzzi finali, il ragazzo venuto da un esotico oriente conclude in gloria il suo rito. Ora il vivere quotidiano può riprendere il suo normale corso. Un dio salvifico gli ha dato prova che esiste, attingibile, un altro superiore mondo: e che lui è parte attiva e viva dell’energia in perenne espansione dell’universo. 

Ora lo sguardo del ragazzo, naufrago beato nella risacca di un coma profondo,  sembra fissarmi implorante e lanciarmi un messaggio. Che io traduco così:   I wish you were here – vorrei che tu fossi qui.

(E poi dicono che questa sinistra antiberluscona è triste, puritana, moralista…).

La Toscanini