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L’occhio della mafia

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Michele Caccamo

Solo chi vive sotto l’occhio della mafia sa cosa essa voglia dire, quali aggressioni, pur senza piombo, siamo costretti a subire.
Non necessitano di azioni di sangue, per stabilire la dominazione, a loro basta prometterle; ci lasciano sotto tiro. E non è che non ci si voglia opporre, o ci si arrenda così facilmente, è che siamo visibilmente abbandonati e noi non disponiamo di armi per la guerra.
Loro gareggiano al possesso, all’imposizione, ed hanno il loro valore nei nomi, nelle famiglie che uniscono, perché di questo vivono e si fortificano.
Lo Stato sembra li culli, come fossero infanti. Conosce i posti i depositi le organizzazioni le appartenenze il bosco e il sottobosco, ma non interviene. E’ delicato.
Se noi abbiamo la volontà al cospetto loro hanno l’atomica.
Noi, per loro, siamo sempre stati inoffensivi, almeno così ci hanno sempre dichiarati: paurosi, spaventati.
E ne hanno imposto l’immagine, a volte con qualche ammazzato.
Siamo sì consapevoli: della loro strapotenza, ma anche del coinvolgimento dell’apparato statale, dalla finanza alla politica. La gente che non gli appartiene è massa inutile da far soccombere sfruttare spogliare, questo si dicono e per questo agiscono.
L’arricchimento e il potere, un unico significato per la Mafia e la Politica. Grave e pericoloso disturbare questo sposalizio, perché chi lo fa pregiudica la sua vita, o la sua libertà.
E sarà così, sempre, almeno fino a quando l’insieme il collettivo non deciderà di liberarsene.
I singoli sono anelli deboli.

La Toscanini