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LA CHIESA CATTOLICA ALLERGICA AGLI ANIMALI

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LE POCHE VOCI IN DIFESA DEGLI ANIMALI E DELL’AMBIENTE RESTANO SEMPRE LETTERA MORTA.

di Franco Libero Manco

Negli attuali allarmanti scenari previsti a causa dei cambiamenti climatici, il progressivo inquinamento e la distruzione della natura, non vi è organismo, ente, corporazione, movimento che non esprima le sue vibranti preoccupazioni. Il solo organismo che sembra tuttaltro che preoccupato è la Chiesa cattolica la quale per mezzo del suo attuale pontefice si limita a suggerire politiche intese a conciliare gli interessi dell’uomo con la protezione dell’ambiente. Per la Chiesa gli animali e la natura sono gli ultimi dei suoi problemi, come se la Vita stessa non dipendesse da loro. Se la Chiesa non interviene a detronizzare l’uomo dal centro dell’universo tra non molto non ci saranno anime da salvare.

In ben 4 concili, in passato, la Chiesa cattolica ha sentito la necessità di ribadire l’obbligo per il clero di mangiare la carne pena la scomunica e la destituzioni dei pubblici ministeri se qualcuno si fosse astenuto non per mortificazione personale ma per rispetto agli animali: concilio di Ankara (314), Gangrense (324), Braga (577) e Aquisgrana (816).

UN PO’ DI CRONISTORIA RECENTE

"L’anticristo sarà un convinto spiritualista, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo". Queste parole, del filosofo russo Solovev, vengono citate dal cardinale Giacomo Biffi durante il Convegno del 14 marzo 2000 a Bologna organizzato dalla Fondazione Russa Cristiana. Tali parole vengono espresse nuovamente il 27 febbraio 2007 dall’Arcivescovo di Bologna che, sempre citando l’opera di Solovev ricorda al Pontefice e alla Curia Romana che "l’anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista".

Il vescovo di Orvieto Lucio Grandoni nel mese di maggio 2003, in una telefonata di con un animalista che protestava civilmente contro il sacrificio della colomba per la Pentecoste ha detto: “Io gli animalisti li metterei tutti al muro, o al forno.

Mons. Caffara in un omelia nella Clinica Veterianaria dell’Università di Bologna il 28 gennaio 2005 ha detto: .”Il primo punto sul quale vorrei attirare la vostra attenzione è l’affermazione della essenziale diversità dell’uomo dall’animale, che fonda una superiorità ontologica ed assiologica del primo nei confronti dell’altro. È il «principio-persona», vera colonna portante della nostra visione della realtà. Essere persona umana è più che essere animale; essere persona umana è meglio che essere animale. La persona è dotata di una preziosità che l’animale non possiede. L’uomo, non l’animale, è pertanto «ad immagine e somiglianza di Dio» La superiorità ontologica ed assiologica dell’uomo nei confronti dell’animale fonda il rapporto di dominio nei confronti della animale da parte dell’uomo, il che equivale al rapporto di uso. La natura ed in essa l’animale non ha in sé nulla di sacro o di divino. Dominio/uso significa dunque un vero potere che l’uomo ha nei confronti dell’animale in ordine a scopi che egli si prefigge: «Tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna» Dominio/uso non significa che la natura ed in esso l’animale sia a totale disposizione dell’uomo…è nella obbedienza al Creatore che l’uomo esercita il suo dominio su tutto il creato. Lo “sposalizio” fra tecnica e natura è la via da percorrere per evitare sia il fossato di una riduzione dell’uomo alla natura sia di cadere nel fossato di una dominazione violenta a cui cioè non ha diritto, dell’uomo sulla natura e sull’animale…Esistono doveri-diritti reciproci fra le persone; non esiste una correlazione del genere fra la persona e l’animale. L’animale non ha diritti. Il diritto infatti sussiste sempre all’interno di una relazione fra l’uomo che possiede quella facoltà e gli altri che la devono rispettare. Ciò non significa che il dominio/uso dell’uomo non abbia limiti obiettivi. I limiti sono fondati sulla natura ragionevole dell’uomo; ciò che l’uomo deve a se stesso è di agire ragionevolmente quando si rapporta all’animale. Comportamenti di obiettiva crudeltà verso l’animale non sono indegni dell’animale [solo la persona ha una dignità], ma sono indegni dell’uomo che li pone in essere. Comportamenti di equiparazione dell’animale all’uomo non sono segno di rispetto all’animale [solo la persona merita rispetto], ma sono un atto di ingiustizia verso l’uomo perché lo degradano dalla sua regale dignità”. Molto edificante.

LE DICHIARAZIONI APPREZZABILI MA IN CONTRADDIZIONE

Nel lontano 1981così scrivevano i vescovi tedeschi: “Solo nella solidarietà con il resto della creazione, solo nel comportamento responsabile verso il mondo degli animali, delle piante e delle cose, l’uomo può a lungo andare vivere come signore della creazione senza diventare schiavo delle sue manie di grandezza. Le chiese si sottraggono alle premesse per tutti gli esperimenti che hanno come vittime gli animali. Inoltre occorre spiegare che incoraggiando diete a maggior carattere vegetale si risparmierebbe la vita a tanti animali e si ottimizzerebbe l’energia solare rendendo sufficiente il cibo per tutta l’umanità. Infatti la trasformazione dei valori nutrizionali dal vegetale all’animale comporta tanti e tali sprechi che le proteine nobili divengono un peso deficitario per il genere umano”. Apprezzabile ma rimaste lettera morta.

Nello stesso anno, il 12 ottobre 1981, in un messaggio al popolo brasiliano trasmesso in cento lingue, il Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Laborem Exercens” ribadisce l’infausto concetto biblico: “L’uomo ha la missione, il dovere, la facoltà piena di soggiogare la terra”. Per fortuna nelle successive dichiarazioni una blanda inversione di posizione e l’11 novembre 1981 dice: “Esprimo il mio incoraggiamento nell’opera per la salvaguardia del patrimonio della natura e per la protezione degli animali nostri fratelli più piccoli. E il 12 marzo del 1999 inoltra richiesta ai governanti ad “Un esame di coscienza sui peccati contro l’ambiente naturale”. Successivamente nell’udienza del 17 gennaio 2001 così dice: “Soprattutto nel nostro tempo l’uomo ha devastato senza esitazioni, pianure e valli boscose, inquinato acque, deformato l’habitat della terra, reso irrespirabile l’aria, sconvolto i sistemi idro-geologici e atmosferici, desertificato spazi verdeggianti, compiuto forme di industrializzazione selvaggia”. E nell’agosto del 2002 da Johannesburg rivolge ai capi di stato e di governo presenti un invito a trovare vie efficaci per uno sviluppo umano integrale, tenendo conto delle dimensione economica, sociale e ambientale. Nel giugno del 2002 da Venezia arriva una dichiarazione firmata da Giovanni Paiolo II e del patriarca Bartomeo sul tema: “Religione, scienza e ambiente, per il bene di tutti gli esseri umani e la protezione del creato”. “Occorre educare le persone ad una consapevolezza ecologica, occorre un atto di pentimento da parte nostra. Il problema non è meramente economico e tecnologico, ma di ordine morale e spirituale. Occorre trovare una soluzione che possa indurci a cambiare il nostro stile di vita ed i nostri insostenibili modelli di consumo. Occorre una nuova cultura che si ispiri ad un comportamento etico nei confronti dell’ambiente. Che sottolinei l’interdipendenza e i principi di solidarietà universale”. Anche queste rimaste lettera morta.

Nella quarta consultazione delle Conferenze Episcopali Europee sul tema: “Lavoro e responsabilità verso il creato” svoltasi a Venezia nel maggio del 2002, tra l’altro si dice: “…L’attuale sistema economico non è sostenibile e ciò causa conseguenze negative alla salute umana. Questo stato di cose richiede un cambiamento profondo dei valori di riferimento economici e culturali e del rapporto con la natura”.

Il prof. Don Karl Golser sul tema: “Responsabilità per il creato, un impegno per i cristiani” nel febbraio 2001 a Roma, dice: “Un’ecologia umana che renda più dignitosa l’esistenza delle creature, proteggendone il bene radicale della vita in tutte le sue manifestazioni”.A marzo del 2002 il prof. Golser sul tema “Il creato e la liturgia”. In tale assemblea ecumenica a Basilea era stato proposto che si realizzasse ogni anno una settimana ecumenica per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. E il patriarca di Costantinopoli Dimitrios aveva proposto si celebrasse ogni anno la “Giornata per il creato” a tale scopo veniva accolta in Svizzera, dall’Associazione Ecumenica Chiese e Ambiente un tema annuale: nel 1993 “Più energia. Nel 1994 “L’animale e noi”. Nel 1998 “Santa biodiversita”. Nel 2000 “fratello sole”. Nel 2002 “L’aria e la vita”.Il prof. Gosler individua una doppia pista circa la salvaguardia dell’ambiente: quella biblico-teologica che interpreta il dominio della terra che Dio ha affidato all’uomo come impegno di responsabilità e custodia e quella etica in cui si evidenzia il nesso tra l’agire umano e l’integrità del creato.

In Australia è stata costituita nel 1992 l’Associazione responsabilità per il creato. In Germania quella “Agire per il futuro della creazione. In Ungheria sono stati elaborati per le scuole programmi per l’insegnamento per l’educazione al rispetto per la natura. In Belgio, Spagna, in Portogallo, Svizzera e Slovacchia il tema mette al primo posto la responsabilità umana  verso il creato.

Nell’Assemblea Ecumenica Europea a Graz nel 1997 si ribadisce la necessità della consapevolezza e la responsabilità verso il creato. “La creazione deve essere vista come l’opera di Dio Trinitario. Ciò conferisce alla creazione stessa una dimensione sacramentale, poiché Dio stesso è presente in lei… Tutte le creature sono in Dio e Dio è in loro per questo è necessario riconoscere la dignità intrinseca di ogni creatura, avere una particolare solidarietà con tutte le creature che soffrono”. Nella stessa Assemblea viene raccomandato alle chiese di promuovere la salvaguardia del creato quale parte integrante della vita della Chiesa a tutti i suoi livelli e di organizzare una rete europea di responsabilità verso l’ambiente.

Benedetto XVI nel 2005 ha dichiarato che “Gli animali devono essere rispettati in quanto nostri compagni nella creazione. Mentre è lecito usarli per nutrirsene come cibo…”e invitava a salvare il Creato e a non dilapidare le risorse della terra minacciata da scelte e stili di vita che possono degradarla.

Come si può dedurre le poche voci a difesa degli animali e dell’ambiente nel seno della Chiesa cattolica non si traducono mai in fatti concreti. Si è mai sentito il papa che nell’omelia domenicale in piazza S. Pietro inviti i fedeli a rispettare gli animali? O che qualunque prete durante la messa domenicale ricordi ai cristiani che l’amore di Cristo deve essere esteso a tutte le creature viventi e a tutelare la natura? I bei proclami servono solo a scagionare le proprie responsabilità nei confronti dei danni che anche la Chiesa ha contribuito a determinare con la visione antropocentrica della vita che sta portando il pianeta al collasso di interi ecosistemi. Nel dicembre 2003 nella basilica di S. Giovanni in Laternano Mons. Angelo Scola, patriarca di Venezia, in un simposio tenuto apposta per ribadire la centralità dell’uomo nel creato, tra le altre cose ha detto: “L’antropocentrismo ed il cristianesimo stanno insieme o cadono insieme." E che importa se in nome di questo principio le foreste stanno scomparendo, se migliaia di specie animali sono in estinzione, se l’aria è irrespirabile, se la terra, i mari, i fiumi, i laghi sono avvelenati, se milioni di persone muoiono di fame a causa delle monoculture imposte dalle multinazionali alle popolazioni del Terzo Mondo, se l’umanità è in preda ad un’epidemia di malattie croniche dovuta ad un’alimentazione innaturale? L’importante è che l’uomo non perda la sua centralità: “L’antropocentrismo ed il cristianesimo stanno insieme o cadono insieme."E che dire del nuovo Catechismo Universale in cui si ribadisce non solo la legittimità dell’uomo di sperimentare sugli animali, ma servirsi degli stessi per il nutrimento, la confezione dei vestiti, per i propri bisogni e i piaceri dell’uomo? Niente come l’abitudine del mangiar carne contribuisce alla distruzione del pianeta: risulta che i preti siano grandi mangiatori di bistecche.

Non basta dire “la Chiesa ha denunciato il dissennato sfruttamento della natura” se poi insegna a considerare gli animali e la natura come oggetti ad uso e consumo dell’uomo. Se l’uomo si è rivelato sfruttatore insensibile e ingiusto rapace la colpa è anche o soprattutto della Chiesa che non saputo, mediante il giusto esempio, rendere gli uomini saggi amministratori dell’eredità di Dio. Quando Giovanni Paolo II nel 1993 affermava “Chi deturpa l’ambiente dovrà fare i conti con il tribunale di Dio”, forse intuiva che tra i primi ad essere giudicati e forse condannati saranno proprio quelli del clero.