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MARIA PIA QUINTAVALLA: Una donna in poesia

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INTERVISTA A MARIA PIA QUINTAVALLA

di Alina Rizzi

(segniesensi.it) Maria Pia Quintavalla, poeta, curatrice di seminati di lettura del testo poetico presso diverse istituzioni, nata a Parma e milanese d’adozione, è ideatrice e organizzatrice di una tra le più interessanti rassegne poetiche nazionali dedicate alla scrittura femminile. E’ lei stessa a raccontarci come è nata questa importante iniziativa.
" Ho ideato e curato tre edizioni della rassegna "Donne in poesia", come festival biennale nazionale dal 1985 al 1989 con la sponsorizzazione del Centro Milanodonne e nella sua terza edizione aperta ad altri linguaggi (come la danza e il teatro). Ricordo il Teatro dell’Umanitaria dove io, Maraini, Betti e Porta chiacchieriamo ignari della imminente crisi culturale e politica italiana e della morte di alcuni. Poi, dopo lungo silenzio delle istituzioni verso la cultura in genere, punitivo anche delle iniziative delle donne, rinasce il desiderio d’incontrarsi presso la libera Università delle donne di Milano: dal 1999 fino ad oggi ho curato quattro edizioni rievocative. L’ultima rassegna si è svolta il 28 maggio, presso il Teatro dell’Unione femminile italiana, con la Università delle donne di Milano."

Come mai decidesti di dedicare uno spazio particolare alla poesia femminile, con una manifestazione e un’antologia specifiche?
" E’ una lunga storia, nel senso che viene da lontano, nella mia vita. Da una coincidenza storica, innanzitutto tra il decennio e oltre, di formazione di pensiero e vita con il movimento delle donne (dal suo esplodere pubblico e di massa del 1973 fino ai quaderni di Via Dogana), bene interiorizzato, e la scelta specifica di scrittura in poesia, maturata piuttosto tardi, a trent’anni circa, divenuta cosciente e pubblica con il trasferimento a Milano, dal 1983.
Le famose domande chiave di allora, eredi della migliore interrogazione sulla soggettività – "Da dove parli?" – per me significò più o meno rendere conto di una storia interna, sottintesa nelle autrici alla propria scelta, e dell’autorizzazione a divenire tali, a prendere la parola scritta: dalla De Beauvoir, alla Woolf, alla Kristeva alla Irigaray, la fede si spostò a scoprire Rosselli, Bachman, Plath, Dickinson ed altre. Il festival doveva manifestare in "tempo reale" una panoramica e aggiornamento su quanto le poete stavano producendo, e dunque le antologie relative alle prime tre edizioni ebbero due ristampe allargate nel 1988 e nel 1992. Uscì anche un catalogo scritto con Gianni Sassi. "

Credi sia ancora necessario creare occasioni d’incontro per le donne che scrivono, oppure trovi che si siano ormai perfettamente integrate?
" Certamente sì, ancora di più se questa integrazione rischia di drogare soffocandolo il vento nuovo, quell’effetto verità aperto dalla generazione del femminismo e dalla circolazione o rilettura di massa di scrittrici, che esplose, tra gli anni sessanta e settanta. Penso anche all’apertura della bella tradizione di saggistica femminile italiana (ricordo Guiducci, Livi, Fusini, Frabotta, Tarozzi, Lanati, Nadotti, Bulgheroni, Vivan, Tondello, Prezzo, e altre. Poi, soprattutto poete: Dell’Agnese, Spaziani, Anedda, De Monte, Castaldi, Graffi, Bettarini.) Vento di sacrosanta affermazione di esistenza tramutato a volte, successivamente, in questione personale, eccessiva ansia di visibilità. Insopprimibili dalla storia sento invece quelle scomode madri di libertà, soprattutto dai giudizi vecchi, vedi l’onnipresenza del mercato e dei trust editoriali, o una rinata rivalità femminile."

Oggi, noti ancora una differenza tra poesia femminile e poesia maschile?
" Forse, se ha senso porla nell’effetto scrittura, in una più genuina esistenza selvaggia dentro e fuori antiche dicotomie (l’interno e l’esterno della scrittura: l’extra testuale dunque, così come i dati intellettuali e emozionali). Ma soprattutto una più sciolta, quando c’è, non appartenenza a correnti e poetiche, vissute con minore ansietà, rigidità e calcolo. A proposito perché hanno meno bisogno di fondare origini e "parole prime" ( o ultime), le donne? Forse perché naturalmente dotate, ma poi meno consapevoli delle risorse di libertà e di amore, di cui si è portatrici?"

Come è accolta la scrittura femminile dai critici attuali che, oggettivamente, per la maggior parte sono uomini?
" Con benevolenza a volte, con cortese condiscendenza altre, con sublime indifferenza altre ancora. Ma ci sono casi non infrequenti in cui qualcuno si lascia prendere liberamente dalla corrente di affinità e dalla bellezza dei testi."

Capita spesso che a presentazioni e conferenze siano invitati nomi illustri di poeti uomini, e più raramente donne: ciò riguarda, secondo te, una minor disponibilità femminile, oppure le autrici contemporanee sono meno qualificate dei loro colleghi maschi?
" Credo che sussidiaria alla sensazione di contare di meno, indotta nelle donne, di "esserci meno" nella realtà pubblica, derivi una razionalizzazione del tipo: "io non teorizzo, io non penso in termini di idee o di poetica, parlano già i miei testi etc.", che potrebbe andare bene in un clima di convivenza e rispetto, che valorizzi entrambi, non quando la scena è occupata da poteri occulti."

Puoi indicare associazioni o gruppi d’incontro molto attivi e preparati che si occupano di scrittura femminile?
"Oltre alle riviste a tutte note, quali Leggere donna e Leggendaria, ed oltre alla libera Università delle donne e alla Libreria della donna di Milano, di Bologna, Firenze e Roma, c’è un rifiorire di associazioni: penso a Poetica (Ida Travi a Verona), a Eutopie (Cristina Bonfanti a Milano), e a luoghi anche telematici, come l’Araba felice, sito aperto da Anna Santoro a Napoli, con il dizionario letterario "Le preziose", a Segni e Sensi di Alina Rizzi. E ancora al Circolo culturale Le voci della luna di Bologna (Vittoria Ravagli e Loredana Magazzini) e a La casa delle donne di Modena ( Lisabetta Serra e Milena Nicolini). Un pensiero speciale va alle editrici coraggiose, come Laura Lepetit, fondatrice de La tartaruga, Rosellina Archinto editore, Elvira Sellerio editore, Mariella Bettarini con Gazebo e tante, tante altre. Ma l’universo femminile potrebbe essere anche pensato traverso, come gruppi che lavorano sulla creatività femminile e sulla interdisciplinarietà. La mia attuale ignoranza si ferma tuttavia ad una visione nordcentrica. Forse questa rubrica dovrebbe proprio aiutare a fare luce su questa enorme, ma non ancora visibile realtà, a farla relazionare meglio."

Consigli alle giovani poete?
" Oltre alla solita routine che consiste nel farsi conoscere come "free lance", cioè inviando inediti e libri editi a riviste e case, seguendo fiuto e reali (o immaginate) affinità elettive, la mia esperienza personale è che ho sempre privilegiato la sperimentazione di amicizie e rapporti per formazione o per temi, per amore reale che portavo a quel tipo di scrittura e di confronto tra scrittori, e per progetti forti. Oggi sembra necessario, ma più complesso, edificare le carriere su misura (preferisco lavoro), ma poiché è pressante il tenere conto della domanda del mercato e delle aspettative esterne la libertà personale e l’identità femminile sono più a rischio. Se all’inizio la domanda di riconoscimento è inevitabile, può creare poi strane "dipendenze", se non diviene auto riconoscimento e auto giudizio. E’duro, dunque."

La Toscanini