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Gian Carlo Marchesini

Vacanze al Sud. O i critici furiosi della Mala Unità.
A proposito di idee che circolano sul Risorgimento e l’Unità d’Italia, definita senza mezzi termini Mala Unità,  ovvero forma di un dominio perseguito e perpetrato dal capitalismo espropriatore di un Nord colonialista ai danni di un Sud sfruttato come mano d’opera a basso prezzo e mercato per il consumo.

Garibaldi e Cavour? Agenti dell’imperialismo annessionistico dei piemontesi.

Il brigante Carmine Crocco? Un piccolo Che Guevara della guerra di guerriglia lucana.

Martiri del Risorgimento come Costabile Carducci e Carlo Pisacane? Utili idioti  funzionali al disegno della Mala Unità.

L’esercito piemontese? Una masnada di stupratori di donne e sterminatori di un milione di poveri e indifesi contadini del Sud.

Un milione di meridionali sterminati in dieci anni dalle truppe sabaude: centomila l’anno, diecimila al mese, trecento al giorno. Una carneficina che manco in Vietnam e in Iraq. Ma dove avrà preso questi dati Pino Aprile  (Terroni – Piemme editore) ?

Roberto Saviano? Aberrante perché legge il mondo attraverso il filtro unico ed esclusivo delle imprese di mafia e camorra, mentre esse non sono altro che il braccio armato della borghesia capitalista. Imprese sane distinte dalle imprese della camorra? Tutte uguali, tanto sempre imprese capitalistiche sono. (Questa è di Giovanni Pagano, letta su internet nel blog del gruppo politico napoletano Insurgencia)

Quindi:   Ambrosoli, Falcone e Borsellino, e le decine di magistrati, poliziotti e giornalisti morti ammazzati perché cocciutamente onesti? Idealisti imbecilli che non hanno capito nulla.

Circolano su libri e blog schemi di lettura degli italici fatti storici che ripudiano in toto  il binomio modernità-arretratezza, o legalità e illegalità, o faticosa ma necessaria unità e divisione e separatezza, e propongono invece come solo pertinente il binomio egemonia-subalternità. La realtà dei rapporti sociali sarebbe determinata esclusivamente dallo Spirito di Potenza. C’è chi comanda e chi ubbidisce. Sarebbe quindi efficacemente operante solo la materialità bruta dei rapporti di forza: tutto il resto,  cascami, romanticherie, quisquilie. Ma non è esattamente questo lo schema tipico di mafia, ‘ndrangheta e camorra? 

Ah – si vagheggia –  come sarebbe stato più bello e giusto se, esistendo materialmente i presupposti di vantaggio e forza,  il Sud avesse imposto la propria egemonia al Nord…  Ma se tutto questo nei fatti non è successo, sarà dipeso da qualche errore commesso dai briganti nella loro guerra di guerriglia? Aderiremo all’immagine di un nobile ed economicamente evoluto Regno delle Due Sicilie saccheggiato e colonizzato dall’ imperialistico duo Lombardia/Piemonte?

E ancora:  la borghesia  napoletana è dimissionaria e traditrice perché non accetta il dialetto napoletano come autentica e genuina lingua espressiva. Come se per correre più velocemente bastasse dire i!

E infine: il popolo meridionale è stato ingiustamente e sprezzantemente definito plebe, quando invece è colmo di qualità e bontà,  virtù e pregi.  

Ma questi teorici e critici della Mala Unità, nella gloriosa e tragica Napoli del 1799  non sarebbero stati dalla parte della plebe che tifava per il cardinale Ruffo, e impiccato  Eleonora Pimentel e con lei la parte migliore della nascente rivoluzionaria borghesia napoletana?

E tra Costabile Carducci e Carlo Pisacane, e i contadini guidati da preti borbonici di Sapri e Sanza che li hanno assaliti e trucidati, avrebbe scelto i primi o i  secondi?

Poi,  per ritagliarsi  una identità più limpidamente sovversiva, i nostri entusiasti neo borboni non esitano a mandare al diavolo quel poco di buono fatto in questo Paese da una componente (discretamente) progressista della borghesia (i Fortunato e i Nitti, i Marzotto e i Rossi, i Matteotti e i Di Vittorio, gli Olivetti e i Mattei,  i Ruffolo e i Giolitti, i Moro e i Berlinguer – e, appunto, gli Ambrosoli, i Falcone e i Borsellino).  

Pure il PCI del secolo scorso, con le sue politiche autoritarie e sviluppiste, avrebbe contribuito a disarmare, a rendere inerme e subalterno  il popolo del Sud…

Una speranza di riscatto per il Mezzogiorno? Il mitico arrivo dal Mediterraneo di milioni di migranti. Come se il Mezzogiorno, svuotati i serbatoi della miseria disperata cui attingere, avesse esaurito ogni propria autonoma e residua carica di rivolta. E aspettasse stimoli e nuove idee da nigeriani ed eritrei, curdi e afgani…

Ora, nessuno è contro le buone idee da qualsiasi parte provengano, ma tocca proprio aspettare l’arrivo dei Magi Migranti e della Nuova Cometa Rossa per darsi una smossa?

Ma a raccontare il mondo e la storia patria in chiave così oltranzista, non si rischia di scimmiottare e mutuare soltanto qualche straccio e brandello della ideologia leghista? Non è infatti Bossi ad essere considerato leader dell’ultimo partito rimasto di concezione leninista?

E dove porterà tutto questo se non a un revanscismo uguale e opposto al razzismo nordista?

Insomma, questo mio vuol essere un tentativo, forse un po’ frettoloso e sbrigativo,  di resoconto delle idee di Giovanni Pagano,  teorico della napoletana Insurgencia. E a quelle di Pino Aprile, autore dell’interessante e sconcertante Terroni.

Ma veramente il Sud d’Italia è collocabile nella storia alla pari dell’Africa e dell’America Latina dissanguate da una Europa alle prese con uno sforzo di primaria accumulazione capitalista?   Il Sud d’Italia è realmente raffigurabile come  agnello sgozzato dalle cui vene  aperte il sangue  scorre a vantaggio di un  Nord  vampiro, così come Edoardo Galeano rappresenta l’America Latina?

E perché, con tanti primati vantati dai Borboni in campo economico, culturale e industriale, i gruppi dirigenti meridionali sono stati scalzati e soppiantati, o si sono arresi a quelli del Nord? Cosa non ha funzionato, come, dove, chi ha sbagliato? E’ dipeso dalla superiore forza militare piemontese? Il genio militare di Garibaldi ha surclassato quello di Carmine Crocco? (Ma Crocco non è quello che prima ha  militato tra i garibaldini, per poi passare ai borboni, per chiedere infine asilo al papa in Vaticano?)

O magari era possibile una Unità più equilibrata, meglio bilanciata, realmente  e rispettosamente federativa? Ed è oggi possibile realizzarla ancora?

Qui, nelle invettive e nei ragionamenti di Giovanni Pagano e Pino Aprile,  a me pare ci sia essenzialmente uno sforzo per dare corpo ad  alibi e rivalse, per cercare, a un troppo di rabbie e frustrazioni,  un riparo di risarcimenti e consolazioni.

Passatemi una scherzosa osservazione finale: Terroni, il libro del pugliese Pino Aprile, è pubblicato da Piemme, casa editrice di orientamento cattolico, acquisita nel 2004 dalla Mondadori e con sede a Casale Monferrato. Se non altro per un pizzico di coerenza, per uno che spara a zero contro il capitalista Nord vampiro, non era meglio Laterza o Sellerio o Rubettino?

La Toscanini