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Quei lolitari dell’Einaudi

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L’ARCIREAZIONARIO

Paolo Frambati

Mi arriva un mazzetto di cataloghi Einaudi. Li sfoglio. Penso sempre che l’Einaudi sia la vecchia Einaudi di Pavese e Vittorini, Natalia Ginzburg e Italo Calvino, mi dimentico che è l’Einaudi della Mondadori. Un’altra storia. Non migliore né peggiore. Diversa. Più vendereccia.

Penso che questa abitudine di osservare le cose di oggi con gli occhi di ieri sia indizio di senilità. Dovrò stare più attento. Sfoglio il catalogo delle novità della collana Stile Libero. È piena di foto di bambini e adolescenti: il piccolo Totò di Nuovo cinema Paradiso sulla copertina del libro di Giuseppe Tornatore che ricostruisce la storia di quel film; una fanciulla a mani giunte ma dall’aria birichina per illustrare Il Dio dei bambini di Gualtiero Peirce; occhi di ragazza fanno capolino sulla copertina di Nana di Delacorta; un adolescente ambrato tipo ragazzo di vita orna La sfida di Norman Mailer. Per non parlare del cover boy del romanzo Il club dei padri estinti di Matt Haig. Ma che cos’è tutto questo serraglio minorile? E, soprattutto, era necessario?

Passo ai Tascabili. Ragazzi in maniche corte affacciati ai finestrini di un treno. È per L’ultimo della classe del professor Andrea Bajani, che racconta amabili gite scolastiche, dunque la presenza dei teenager è giustificata. La piccolina accanto alla nonna sulla copertina di Mille anni che sto qui, del Premio Campiello 2007 Mariolina Venezia, è invece nello stile inquietante del reverendo Lewis Carrol, autore di Alice nel Paese delle meraviglie, nonché fotografo di discinte lolite ottocentesche.

Dalle figure casco nelle parole. Leggo un brano della scheda del romanzo Voglio guardare del quarantaquattrenne napoletano Diego De Silva. «Celeste ha sedici anni, un corpo come molti e un segreto tutto suo. Ogni tanto, spinta da non si sa quale bisogno, scende sulla litoranea e aspetta. Quando una macchina si ferma, lei sale. Davide Heller è un avvocato penalista di successo. Vive solo in un grande appartamento, è un uomo giovane, bello, taciturno. Anche lui ha un segreto da sempre. Una mattina Davide Heller esce di casa in tenuta da jogging, con un grosso sacco sulle spalle: dentro, il cadavere di una bambina. Celeste lo segue per non mollarlo più». Buona passeggiata. Io mi fermo qui.

Non so se, come si diceva allora, negli anni Sessanta i lettori del fumetto per adulti Kriminal siano diventati effettivamente menti criminali, se quelli di Satanik si dedicassero a pratiche sataniche e quelli di Diabolik fossero amanti diabolici o ladri matricolati. E, venendo a noi, non ho idea di quanti dei giovani d’oggi vorranno fare l’avvocato alla maniera di Davide Heller.

Ho però il vago sospetto che vi sia del morboso nei libri con copertine scabrose. La malizia è in chi guarda? Troppo facile e già sentita. E comunque qualcuno l’ha guardata con malizia prima di me, con la differenza che poi ha aggiunto: visto, si stampi. Mi chiedo a volte che cosa abbiano nel sacco i responsabili della Casa sabauda. (26 agosto 2008)