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SIAMO TUTTI INTERCETTATI?

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È vero che siamo tutti intercettati? Chiediamolo ad Antonio IngroiaÈ vero che siamo tutti intercettati? Chiediamolo ad Antonio Ingroia

Angela Allegria

(angelaallegria.com) Tema caldo quello delle intercettazioni con il ddl che, ottenuta la fiducia delle camere, fa tenere il fiato sospeso ai cittadini onesti circa le sorti di tale strumento per la ricerca delle prove. Fra modifiche, variazioni e ritocchi, la fine dell’intercettazione sembra segnata.

Antonio Ingroia, Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ha di recente pubblicato “C’era una volta l’intercettazione”, nel quale spiega il vero valore delle intercettazioni nei reati di criminalità organizzata, l’utilità di esse, le possibili sorti di tale strumento in un contesto nel quale si avvalora la falsa tesi della “psicosi da intercettazione”.

Già nella prefazione, a cura di Marco Travaglio, si legge: “Malgrado sia un magistrato, Antonio Ingroia scrive in italiano comprensibile anche ai non addetti ai lavori. E lo dimostra in questo pamphlet agile e spigliato, a tratti ironico, colpo ma mai supponente. C’era una volta l’intercettazione è molto di più di un bignami divulgativo sul tema. È anche, anzi soprattutto, un prezioso trattatello sull’uso politico della menzogna e sull’ansia disperata della nostra classe politica, o meglio della nostra classe dirigente. Che è la più compromessa e infetta del mondo libero o semilibero”.

Non occorrerebbe aggiungere altro per approcciarsi alla lettura del testo, ma siamo fortunati, possiamo conoscere ulteriormente il pensiero dell’autore il quale ha accettato di rispondere a qualche domanda.

D: Alla luce della Sua esperienza di Magistrato che peso hanno le intercettazioni nelle indagini per i reati di criminalità organizzata?

R: Le intercettazioni hanno avuto una grande importanza nei processi contro la criminalità organizzata perché hanno consentito di individuare e catturare latitanti, indicare i responsabili di gravissimi reati, evitare e scongiurare traffici di armi e di droga, riconoscere canali di riciclaggio, insomma sono stati di grandissima utilità siano esse telefoniche che ambientali perché consentono di scoprire i segreti della mafia dall’interno.

D: Come immagina un processo senza intercettazioni? Cosa cambierà se passerà il ddl sulle intercettazioni nel lavoro del magistrato? In che maniera questo agevolerà le organizzazioni criminali?

R: Con l’avvento del ddl sulle intercettazioni sarà molto più difficile intercettare, acquisire i tabulati del traffico telefonico, persino mettere delle telecamere che riprendano i luoghi fisici delle indagini. Tutto questo ci complicherà il lavoro.

L’effetto di tutto ciò sarà l’allargamento degli spazi di impunità in tutte le forme di delinquenza, compresa quella di stampo mafioso.

D: Nel Suo ultimo libro “C’era una volta l’intercettazione” parla di una bufala sul fatto di essere tutti intercettati. In che senso?

R: Si è creata una campagna di stampa sulla psicosi dell’intercettazione, come se questa fosse una minaccia alla privacy dei cittadini per bene e non, invece, come è ed è sempre stata una risorsa, uno strumento a favore dei cittadini per bene per difendersi dai criminali. “Siamo tutti intercettati” nasce dal fatto che si è creata la bufala, la leggenda, la menzogna che le intercettazioni colpiscono tutto e tutti. Il numero, invece, degli intercettati in un anno, nel calcolo che ho effettuato, basandomi sui risultati forniti dal Ministero della Giustizia, corrisponde a circa 10 mila italiani. Non mi pare una cifra eccessiva e soprattutto non corrisponde alla maggioranza degli italiani.

D: Lei evidenzia nel Suo scritto una sorta di fretta del legislatore di provvedere il prima possibile alle modifiche sulle intercettazioni. Quali possono essere le cause di tale urgenza?

R: Il legislatore ha fretta solo quando assicura nuovi spazi di impunità. Sono stati introdotti una prescrizione breve, un termine breve per le intercettazioni perché se entra in vigore questa legge le intercettazioni potranno al massimo durare 60 giorni con un possibile supplemento di altri 15 giorni. Quindi in 75 giorni o si è fortunati e si acquisiscono le prove del reato oppure l’intercettazione è stata inutile. Invece questo stesso legislatore che sembra avere fretta per chiudere le intercettazioni, per chiudere presto i termini di prescrizione, non ha mai fretta quando bisogna assicurare alla Giustizia in tempi brevi i colpevoli cercando di accorciare i tempi del processo penale.

D: Cosa pensa del processo breve?

R: Il processo breve è una truffa perché viene chiamato “processo breve” come se fosse una riforma che vuole assicurare tempi brevi al processo mentre è la legge per assicurare la morte breve al processo: di breve c’è solo la prescrizione, mentre il processo rimane lungo. Si da un termine massimo entro il quale far finire il processo, ma tale termine non potrà essere rispettato dalla nuova riforma processuale che consenta ai magistrati di prendere decisioni in tempi brevi.

D: E delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino?

R: Io dico che non bisogna mai commettere l’errore di dare patenti di attendibilità in bianco a nessuno, neanche i più attendibili testimoni, i più attendibili pentiti meritano tale tipo di patente in bianco in toto, ma neanche nessuna pregiudiziale diffidenza con la patente di inattendibilità in generale. Bisogna avere un approccio laico al tema delle dichiarazioni anche di Massimo Ciancimino. Le sue dichiarazioni sono attendibili quando sono seguite da riscontri, quando questi mancano, sono sostanzialmente inutilizzabili.

Noi abbiamo acquisito dei riscontri. Per le parti che sono state riscontrate noi riteniamo le dichiarazioni di Ciancimino attendibili, su altre parti delle dichiarazioni non sono state acquisiti sufficienti riscontri fino ad oggi e quindi queste non sono utilizzabili, ma stiamo facendo ancora ulteriori verifiche.

D: Ha collaborato per anni con il giudice Paolo Borsellino, è stato anche definito il suo “delfino”. Alla luce delle nuove scoperte a cosa si può imputare la sua morte: all’inchiesta su mafia ed appalti o alla trattativa di Stato?

R: Questo non compete a me dirlo. Le indagini sulla strage di via D’Amelio competono la Procura di Caltanissetta ed è giusto che l’ultima parola sia lasciata ai colleghi del capoluogo nisseno. Sicuramente l’elemento della trattativa si è negli ultimi mesi ulteriormente rafforzato, consolidato probatoriamente, riscontrato, ma che essa possa avere costituito in qualche modo il movente della strage di via D’Amelio, credo non sia adeguatamente provato. In ogni caso tocca alla magistratura di Caltanissetta trovarlo.

D: Da qualche anno a questa parte i magistrati siete stati messi spesso in condizioni di poter operare in maniera difficoltosa, addirittura siete stati definiti “toghe rosse”. Non vi sentite “soli” nello svolgimento del vostro lavoro?

R: Soli non ci sentiamo perché molti cittadini sostengono i magistrati impegnati nella lotta alla mafia, nella ricerca di Verità e Giustizia anche sui fatti più oscuri della storia del nostro Paese. Ci sono anche all’interno delle Istituzioni attenzioni a volte, altre volte c’è diffidenza, un vero e proprio clima di denigrazione e delegittimazione che certamente, da un lato, fa male, determina sfiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, dall’altro, inevitabilmente, conduce ad una sovraesposizione nei confronti dei poteri criminali. Credo che queste polemiche infra-istituzionali non fanno bene a nessuno.

D: Un’ultima domanda. In che modo i cittadini onesti possono contribuire ad agevolare il vostro lavoro?

R: Possono aiutare tantissimo e possono farlo impegnandosi, informandosi, informando (cito la grande disinformazione). Noi abbiamo bisogno di cittadini che rispettino le regole in prima persona nelle loro azioni quotidiane e che si impegnino per creare un movimento antimafia, per la legalità che parti dal basso. La storia ci dimostra che i momenti più favorevoli nella lotta alla mafia sono quelli in cui le forze dell’ordine sono sostenute da un ampio movimento antimafia per la legalità.

8 luglio 2010
In Sicilia Antagonista
www.siciliantagonista.org