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Albertina Soliani e il bicentenario verdiano

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Albertina Soliani

Cari Amici,

questo è il testo del mio intervento tenuto il 10 ottobre davanti alla casa

natale di Giuseppe Verdi, nel duecentesimo anniversario della sua nascita.

Siamo qui, duecento anni dopo quel 10 ottobre 1813, non solo a nome

nostro, non solo a nome di Roncole Verdi e di Busseto, di Parma, del Parmense

e del territorio piacentino, non solo a nome dell’Italia, ma in nome

del mondo intero. E lo dicono anche queste bandiere. Questo è il privilegio

che la vita ci ha dato: di vivere questo giorno, bicentenario della nascita

di Giuseppe Verdi, di esserci, di essere qui accanto alla casa dove è

nato, alla chiesa dove ha incontrato da ragazzo la musica per non lasciarla

mai più, nella terra dove tutto parla di lui. Tra la gente che gli era allora

famigliare, come adesso.

Quel bambino, Giuseppe Fortunino Francesco, nato nel silenzio di

quella sera d’inizio autunno, da Carlo Verdi e Luigia Uttini, è figlio di

questa terra, figlio di contadini, ma appartiene a tutto il mondo. Da allora

egli ha parlato con la sua musica al cuore degli uomini e delle donne di

ogni tempo e di ogni latitudine, poveri e ricchi, colti e incolti. Li ha uniti,

perché la musica unisce, fa vivere gli stessi sentimenti. Le sue arie sono

sulle labbra di tutti perché parlano del sentimento umano, con un alfabeto

universale.

Pianse e amò per tutti, è stato detto. La vita e la morte, l’amore e il dolore,

le passioni umane, il tradimento, la vendetta, il sacrificio, il riscatto,

le pene e le gioie del vivere che le sue opere raccontano in modo così mirabile

sono un dono per l’umanità e per le generazioni a venire, per sempre.

Cercano il significato della vita e della storia. Rivelano l’umanità a se

stessa. Senza la sua musica saremmo immensamente più poveri.

Questi luoghi sono la prova che i tesori si nascondono nei posti più modesti.

Qui è la prova che solo con grandi sacrifici si aprono strade nuove,

come dice la vita del giovane Verdi, e che solo la generosità gratuita degli

altri, come fu quella di Antonio Barezzi, può far crescere il talento.

Duecento anni dalla nascita di Giuseppe Verdi sono anche la memoria

dell’Italia che egli ha amato e cantato. Quella patria, sì bella e perduta, che

egli ha voluto libera, unita, indipendente. Risorta, per una storia nuova.

Che egli ha rappresentato nel Parlamento Italiano. Ma sono anche la memoria

dell’Europa, che egli ha conosciuto e attraversato, da Parigi a San

Pietroburgo, e sono anche la memoria dei popoli, della loro schiavitù e

del loro cammino di liberazione.

Vi sono qui, stamattina, le istituzioni della Repubblica, lo Stato e gli Enti

Locali, il Comune, la Provincia, la Regione, le associazioni, le Scuole. Vi

è il Comitato Nazionale per le celebrazioni verdiane, che oggi ho l’onore

di rappresentare anche a nome del suo Presidente il Ministro della Cultura.

Vi sono gli studenti ai quali in particolare è affidato questo patrimonio,

culturale e civile, di valore immenso. Ricordate, ragazzi, che Giuseppe Verdi

a quattordici anni era il migliore pianista di Busseto, uno come voi.

Ciò che rappresentano Giuseppe Verdi e la sua musica sono innanzitutto

un grande patrimonio di valori che riguardano l’uomo, il suo mistero

e il suo destino. Riguardano la solidarietà tra gli esseri umani e la libertà

dei popoli.

Siamo nei luoghi che custodiscono questo patrimonio per il mondo intero:

la casa natale, la chiesa, le chiese da lui frequentate, e oggi le Scuderie

Pallavicino e Casa Barezzi. Ma tutto qui è “il luogo”, parla di lui.

E tu, Roncole, non sei solo un gruppo di case, sei il nome che suscita

emozione profonda. Dall’Europa all’Asia, da Pechino a Chicago, oggi

Verdi è celebrato, come ha ben detto il Sindaco.

Da domani comincia il terzo centenario della sua nascita. Prepariamoci

a far crescere ciò che abbiamo vissuto e realizzato quest’anno, ciò che

abbiamo seminato. Con il restauro di alcuni luoghi, la creazioni di eventi

musicali e culturali, il Festival Verdi di Parma e Busseto.

Continuiamo a celebrare Giuseppe Verdi, con una visione di lunga durata.

Con la Scuola di Alta Formazione per giovani artisti, con un Piano per

l’insegnamento della musica nelle scuole. Adesso che abbiamo ben

capito che noi qui siamo Giuseppe Verdi per il mondo, abbiamo la re-

sponsabilità di continuare ad esserlo ogni giorno, con tutte le nostre forze.

É la nostra identità, è il nostro destino. Dobbiamo essere all’altezza

del compito. Giuseppe Verdi è stato nostro concittadino, è nostro contemporaneo,

facciamo in modo che chi viene qui, da ogni parte del mondo,

possa trovare la famiglia di Giuseppe Verdi, una terra rispettosa, accogliente,

consapevole del suo ruolo.

Buon compleanno, Maestro!

Perché lei continua a vivere, con la sua musica, nel nostro cuore e nel

cuore dell’umanità. Per sempre.

W Verdi! W l’Italia! W l’Europa! W il Mondo intero!