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Don Antonio Moroni: l’Educazione Ambientale per la Tenuta Presidenziale di CastelPorziano

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Prof. Antonio Moroni

Una proposta 

 “Chissà se il bruco, quando sente che la veste ormai consueta non gli si addice più e che tutto ciò a cui aveva creduto fino a quel momento perde progressivamente di significato, è consapevole della rivoluzione che lo aspetta. Chissà se quando si richiude temporaneamente su se stesso, nell’oscurità del suo bozzolo, in preda alla confusione e forse anche alla disperazione, si accorge che il caos in cui è immerso è in realtà una totale riorganizzazione al livello strutturale e funzionale della sua vecchia forma, da cui riemergerà con una veste, una nuova vita, una nuova concezione del mondo. Ogni processo di profonda trasformazione in cui il vecchio non c’è più e il nuovo ancora non esiste è proprio questa la fase che stiamo attraversando anche noi su scala planetaria.” (New age, Aprile 1993) 

1. OCCHI NUOVI SULLA TENUTA DI CASTELPORZIANO

Alle generazioni dei più anziani è stato dato di vivere a cavaliere tra due epoche e dunque tra due culture. Essi nati in una civiltà rurale, a cultura prescientifica, dove l’ambiente naturale non creava problemi: i boschi erano curati come patrimonio da trasmettere alle generazioni che sarebbero venute, una attenzione era riservata all’acqua da mantenere pulita e i campi erano altrettanti parchi con siepi e filari di viti. Nei piccoli appezzamenti di terreno di montagna e di collina muretti di pietra evitavano lo smottamento a valle di un terreno prezioso per la sopravvivenza e il mercato di scambio. Però in questo contesto gravi erano i problemi dell’ambiente umano.

Dagli anni 60, grazie allo sviluppo scientifico e tecnologico, la società sta affrontando un processo di profonda trasformazione in cui il vecchio non c’è più e si stanno cercando le modalità di un nuovo rapporto delle persone sia tra loro, sia con l’ambiente naturale ed umano in rapido cambiamento e con inedite situazioni culturali determinate dalle nuove tecnologie.

In questo quadro in cui i valori espressi dalla stessa etica ambientale sono a rischio, non sfugge il ruolo strategico di una educazione dei cittadini, soprattutto giovani, ad una percezione e a una nuova sensibilità all’armonia, alla bellezza e a un amore responsabile verso la natura e la città.

 

La disponibilità del Presidente della Repubblica ad aprire agli studiosi della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, ha favorito il recupero di un tesoro nascosto di realtà fisiche, chimiche, biologiche e culturali racchiuse in questo sistema ambientale.

E qui emerge la necessità di un progetto innovativo di Educazione Ambientale, capace di formare cittadini consapevoli e responsabili verso questo sistema naturale di Castelporziano, come anche verso altri parchi e aree protette che costellano ormai il nostro Paese, senza certo dimenticare i villaggi e le città.

 

2. COMPARSA E PRIMO SVILUPPO DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE IN ITALIA

Siccome si parleràdi interventi di Educazione Ambientale, sembra utile descrivere la vicenda degli obiettivi, dei contenuti e dei metodi, propri di questa nuova espressione del pensiero che volta a volta è punto di vista o disciplina. L’Educazione Ambientale compare in Italia sul finire degli ’50 in concomitanza con l’apparire della questione ambientale, grazie al sinergismo tra il Sistema scolastico e alcuni gruppi di ricerca, universitari della Facoltà di Scienze, che avevano da poco avviato anche in Italia la ricerca in Ecologia.

Il concetto di ecosistema ancorché espresso in termini elementari è stato uno dei temi più proficui in cui già allora si è cercato di organizzare le prime ricerche sugli ambienti naturali. Sul finire degli anni ’70 questi primi indirizzi hanno trovato un proprio sviluppo organico e accanto alla natura è stato considerato anche l’ecosistema città. In ogni caso, obiettivi, contenuti e metodi erano finalizzati al trasferimento di conoscenze.

Un forte impulso alla specificazione dell’identità dell’Educazione Ambientale in Italia è venuto dalla Conferenza intergovernativa sulla Educazione Abientale (Tiblissi URSS, 1977) alla quale ha partecipato in modo attivo un gruppo di professori dell’Università di Parma, come membri della delegazione ufficiale del Governo Italiano e autori del Rapporto Italiano sulla Evoluzione Ambientale presentato in sede di conferenza plenaria del convegno.

Nel frattempo fatti di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, inediti fino agli anni ’50, ma sempre più acuti e preoccupanti, hanno provocato una domanda al sistema di ricerca universitario per avere spiegazioni di questi fatti e di metodi per il recupero della qualità di queste risorse.

La chimica è stata la prima disciplina a farsi avanti e a coniare una risposta a queste domande. Ma presto ci si è accorti che veniva senza dubbio eliminato un fattore di inquinamento, ma che non venivano risolti né i processi, né i comportamenti che tale processo di degrado creavano.

 

3. VERSO UNA EDUCAZIONE AMBIENTALE MATURA

La riflessione su questa situazione, inquadrata in una crescente domanda sociale, ha richiesto che l’Educazione ambientale superasse il puro trasferimento di conoscenze sull’ambiente naturale ed umano (conoscenze necessarie, ma non sufficienti a rispondere a domande che si facevano sempre più insistenti).

La ricerca su questo nuovo obiettivo, proposta dalla società all’Educazione Ambientale, ha portato ad alcune conclusioni fondamentali:

  • da un punto di vista degli obiettivi, dei contenuti e dei metodi l’Educazione Ambientale è stata sollecitata a recuperare e sviluppare conoscenze, ma in un quadro atto a favorire lo sviluppo di atteggiamenti e di comportamenti consapevoli e responsabili verso l’ambiente;
  • è emerso quel carattere strategico dell’Educazione Ambientale (che neppure la ricerca universitaria era riuscita a individuare e a sviluppare) quale è il sinergismo delle due aree disciplinari che compongono la parola Educazione ambientale;
    • ambiente il cui studio nel campo dell’Educazione Ambientale comprende l’area scientifica e l’area delle scienze umane oltre che la necessità di sviluppare nuove metodologie e tecnologie in grado di interpretare sistemi ambientali complessi.
    • educazione, che ricupera contenuti e metodi propri della pedagogia, della didattica, della psicologia e dell’etica ambientale, per trasferire in modo efficace i contenuti della ricerca ambientale per un cambiamento di atteggiamenti e di comportamenti verso l’ambiente nei fruitori dei risultati di progetti di ricerca in Educazione Ambientale.

 

4 L’AMBIENTE

4.1 Quale ambiente per l’Educazione Ambientale

Per capire cos’è l’Educazione ambientale, occorre chiarire il significato dei termini ambiente ed educazione e il rapporto che intercorre tra essi.

Alle soglie del 2000 l’ambiente presenta aspetti stupendi e drammatici. Tra i primi vi sono i risultati della ricerca scientifica e la ricaduta di essi sullo sviluppo tecnologico e sui cicli produttivi. Sono aspetti che riguardano potenzialità offerte alle persone per la vita quotidiana, per il cibo, per le comunicazioni, per la salute e per l’informazione.

Sono, però, preoccupanti alcuni fenomeni quali una incertezza esistenziale diffusa, determinata da un affievolimento nelle persone del valore della vita umana cui fa riscontro un dibattito socioculturale troppo debole, ma soprattutto frammentato in aree culturali che operano una separatamente dall’altra. E ciò a fronte di fenomeni di compromissione della qualità ambientale globale: i cambiamenti climatici, la rarefazione dell’ozonosfera, i flussi migratori, la globalizzazione che è solo di mercato.

L’ambiente, come noi lo percepiamo, è il risultato finale di una vicenda durata milioni di anni, nella quale si sono venuti sviluppando in sequenza l’ambiente naturale e l’ambiente umano.

 

4.2 L’ambiente naturale

La vita, una volta originata, reagisce per continuare ad esistere dentro l’ambiente e lo modifica, ma, l’ambiente modificato costringe il vivente a cambiare nuovamente.

Per far fronte ai cambiamenti dell’ambiente esterno ad essi gli organismi viventi hanno sviluppato, attraverso i processi dell’evoluzione biologia, strutture e processi di regolazione interna sempre più complessi. Si parla di livelli di organizzazione (o di integrazione) dei viventi a complessità biologia crescente: macromolecole (DNA), cellule, individui (specie), popolazioni, comunità biotica (o biocenosi). Nei successivi livelli di integrazione entrano in gioco i viventi (biocenosi) e il relativo sistema di fattori abiotici (biotopo), ecosistema, paesaggio (o landscape), bioma, biosfera.

Le proprietà emergenti dei livelli di organizzazione gerarchica prevedono che in ogni livello i componenti del livello inferiore sono organizzati in un tutto funzionante a maggiore complessità strutturale con proprietà, forma, identità nuove.

 

Ogni essere vivente ha un ambiente interno e un ambiente esterno.

L’ambiente interno, proprietà comune a tutti i livelli dell’organizzazione della vita sul pianeta, è una realtà viva, fragile e complessa, costituita dai fattori che formano la struttura di un dato livello e dal sistema dei rapporti che si realizzano nello spazio e nel tempo e nella condizione normale o alterata tra questi fattori stessi. L’Ambiente esterno è quel sistema di condizioni in cui si trova a vivere e operare ogni indivi essere vivente.

 

L’ecosistema rappresenta il livello ottimale in cui è possibile studiare la struttura e i processi del funzionamento dei singoli sistemi ambientali, naturali e umani.

 

4.3 L’ambiente umano

Quando l’umanità è entrata nella natura ha portato un nuovo fattore: l’intenzionalità nella gestione di sé e del proprio ambiente esterno. Gli esseri umani sono inseriti nella natura, fanno parte delle catene alimentari, sono esseri naturali, come gli animali e le piante,però ne emergono perché sono persone consapevoli di se stessi e questa consapevolezza non li pone sopra e fuori la natura, ma li rende responsabili di una corretta gestione di sé, della natura e della città.

La percezione dell’appartenenza, dell’inserzione e dell’emergenza, della consapevolezza e della responsabilità è il fondamento dell’etica ambientale che è quindi la base di un comportamento corretto verso la natura.

Mentre animali e piante seguono un comportamento deterministico, innato, le persone umane si dormano gradualmente attraverso l’interazione del proprio patrimonio genetico con gli ambienti esterni con i quali essi vengono a contatto. Il loro comportamento è consapevole e responsabile.

Entrando nella natura, gli esseri umani vi hanno recato un nuovo fattore ecologico che segna il passaggio dall’ambiente naturale all’ambiente umano: la cultura.

Per chiarire il rapporto tra l’essere umano e la natura, occorre affrontare la questione tra l’antropocentrismo e il biocentrismo.

Il biocentrismo, (ecologia profonda), ritiene che l’uomo, in quanto inserito nella natura, ne deve seguire le regole. L’antropocentrismo assolutizza l’altro concetto: l’uomo emerge dalla natura, ne è al di fuori e al di sopra. Se prese in assoluto queste due concezioni non sono sufficienti: soltanto l’interazione tra le due porta ad una visione realistica sia della persona umana sia dei vari sistemi ambientali che ne costituiscono il quadro di vita.

Lo studio di un ambiente umano, ad esempio della città, richiede discipline naturalistiche (botanica, zoologia, meteorologia, ecologia, ecc.) e l’apporto delle scienze umane (storia, geografia, sociologia, arte, musica, poesia, ecc.).

 

5 UN METODO PER LA RICERCA DIDATTICA IN EDUCAZIONE AMBIENTALE

Un buon metodo per realizzare oggi progetti di Educazione Ambientale, sia a livello scolastico (dalla scuola materna all’Università), sia a livello extrascolastico, è l’area di progetto (figura 1). Il disegno sperimentale di una ricerca didattica nella scuola e nell’extrascuola su un tema complesso di Educazione Ambientale, si rifà al paradigma della complessità di Kuhn e si snoda in sei fasi:

  • Il tema della ricerca viene scelto dagli studenti, preferibilmente nel quadro del territorio di residenza.
  • Successivamente occorre fare il punto sullo stato dell’arte cioè su ricerche precedenti (articoli, libri, interviste, ect)
  • Nella fase analitico-riduttiva si effettua una scomposizione della realtà complessa nei fattori naturali e antropici che ne costituiscono la struttura. L’analisi dei fattori critici viene svolta con il supporto dei docenti e degli specialisti che costituiscono il gruppo dei consulenti. Viene anche attuata una campagna per il rilevamento dei dati (sul terreno e tramite interviste) ed esperimenti in laboratorio.
  • Nella fase sintetico-ecosistemica si opera un confronto tra le conoscenze ottenute nella fase precedente sui fattori che sembrano più importanti al fine della ricerca, per ricostruire “la rete dei rapporti” al fine di risolvere il problema posto dal tema ambientale che si vuole affrontare.
  • Discussione dei risultati e confronto con le ricerche precedenti. Integrazione con i principi dell’etica ambientale.
  • Trasferimento dei risultati della ricerca ai fruitori.

 

6. OBIETTIVi PER L’EDUCAZIONE AMBIENTALE

Si è in grado a questo punto di chiarire gli obiettivi che la societrà viene assegnando all’Educazione Ambientale. L’Educazione Ambientale è un percorso didattico, il cui obbiettivo è concorrere alla formazione di personalità umane, libere, consapevoli  e responsabili, capaci di sviluppare una propria identità, grazie ai talenti di cui dispone e di promuovere, assieme alla comunità d’appartenenza, rapporti aperti e costruttivi con il proprio contesto ambientale: con la natura, con la città, e con le risorse naturali e i beni culturali secondo i principi della sostenibilità ecologica, economica e sociale, anche tenendo presente i diritti delle future generazioni.

 

7. I prodotti della ricerca in Educazione Ambientale

7.1 Prodotti immateriali e Prodotti materiali

  • Prodotti immateriali: obiettivo di ogni progetto di educazione ambientale,è quello di stimolare studenti ed operatori dell’extrascuola a sviluppare la percezione della realtà oggetto della didattica e di fornire conoscenze, motivazioni e metodi per una gestione informata di esso. Il crescere nella percezione di questo obbiettivo,costituisce il prodotto immateriale elaborato dagli studenti e dagli operatori dell’extrascuola nel corso della realizzazione di un progetto di Educazione ambientale. Il grado di sviluppo di una nuova percezione d’ambiente è analizzato con i metodi classici della valutazione. Anche gli stessi docenti che operano nei gruppi di ricercazione, sviluppano un uguale comportamento propositivo verso le realtà analizzate.
  • Prodotti materiali: sono rappresentati da realizzazioni da parte degli studenti di vari oggetti materiali, quali ipertesti, mostre, esposizioni verbali, etc. I docenti dei gruppi di ricercazione, che hanno seguito la ricerca didattica degli studenti, potrebbero con efficacia condensare le proprie esperienze in un testo a servizio di quegli insegnanti che volessero realizzare sperimentazioni di Educazione Ambientale secondo un metodo scientifico.

 

            7.2 Il trasferimento dei risultati della ricerca

Il trasferimento delle esperienze fatte e delle conoscenze acquisite nella ricerca a fruitori reali e potenziali, rappresenta quell’attività di fondamentale importanza che favorisce, negli studenti e negli operatori dell’extrascuola, la percezione dell’importanza sociale del lavoro fatto e lo stabilirsi di un atteggiamento di attenzione responsabile verso la propria comunità.

 

9. RISORSE PER LA REALIZZAZIONE DI UN PROGETTO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE A CASTELPORZIANO

 

La Tenuta dispone di una ricca documentazione storico-ambientale (sia cartacea che iconica) che servirà come base per interventi indirizzati alla predisposizione di adeguati strumenti concettuali e metodologici per l’Educazione ambientale a livello scolastico ed extrascolastico.

Esiste una rete di itinerari pedonali già tracciati.

  • Un eventuale progetto di Educazione Ambientalesarà formulato tenendo presente che esistono, nel complesso della Tenuta di Castelporziano:
    • beni naturali (bosco, prateria, zona umida, corsi d’acqua, sistema duna-retroduna, costa sabbiosa);
    • beni culturali (dimore storiche ed elementi architettonici di arredo e di servizio, strutture rurali, ecc.);
    • beni economici (risorse forestali ed agricole e strutture per la loro valorizzazione ed il loro impiego, fattorie ed animali da allevamento, ecc).

Si tratta di un sistema di contenuti passibili di una pluralità di chiavi di lettura tra loro integrate: paesaggistica, storico-economica, ecologica, naturalistica, socio culturale, ecc.

  • Le attività di Educazione Ambientale che si potrebbero progettare nella Tenuta di Castelporziano potranno essere inquadrate in un “Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale”.

 

9. FRUITORI DEI RISULTATI DELLA RICERCA DIDATTICA IN EDUCAZIONE AMBIENTALE NELLA TENUTA DI CASTELPORZIANO

 

Un eventuale progetto di Educazione Ambientale da realizzarsi nella Tenuta di Castelporziano potrebbe coinvolgere:

  • il largo pubblico di visitatori adulti, il mondo scolastico a tutti i livelli (dalla materna, alle superiori, all’Università)
  • il settore della ricerca scientifica (ambientale, sociale e pedagogico e psicologico).

 

10. INDIRIZZI E METODOLOGIE PER LA REALIZZAZIONE DELL’OBIETTIVO DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE NELLA TENUTA DI CASTEL PORZIANO

 

Le attività di Educazione ambientale che potranno essere fatte in questo Parco possono essere raggruppate in due grandi indirizzi:

  • Educazione attraverso il Parco riguarda attività realizzate nella scuola e nell’extrascuola che hanno come finalità quella di proporre ai cittadini strumenti e metodi per acquisire:

– consapevolezza della propria realtà di persone libere e dell’ambiente complesso che li circonda;della natura e dei beni culturali;

– responsabilità per una gestione corretta della realtà della natura e dei beni culturali.

  • Educazione al Parco: formare gli operatori e la Pubblica opinione a una visione del Parco non conflittuale, ma propositiva spiegando con chiarezza il significato della conservazione della natura e delle risorse che non è contro qualcuno, ma è a favore delle popolazioni e tenendo anche presenti i diritti delle future generazioni.

 

10.1 – Educazione attraverso il parco

Un Parco rappresenta il territorio di elezione per la realizzazione degli obiettivi che la società assegna all’Educazione ambientale.

In esso, di conseguenza, devono essere sviluppate:

 

10.1.1– Informazione per il processo edicativo

10.1.2– Formazione per l’Extrascuola

 

10.1.1– Informazione per il processo educativo

Rendere disponibile e leggibile il materiale documentale in pubblicazioni di diverso spessore e linguaggio destinate a diverse tipologie di utenza. Basti pensare a: carte turistiche, guida generale, agili libretti per visite autoguidate, videocassette, ipertesti, schede monografiche su singole risorse naturali e beni culturali per sostenere la ricerca didattica degli studenti di vari ordini e gradi di scuole  e per interessi particolari dell’utenza adulta;

 

Valorizzare in apposita collana editoriale (ad es.: “I Quaderni di Castel Porziano”) gli studi già disponibili (storici, economici, forestali, naturalistici, ecc.) sulla Tenuta di Castel Porziano.

Pubblicizzare – se sarà permesso –  l’iniziativa dell’Educazione Ambientale nella Tenuta di Castel Porziano su scala nazionale e internazionale (organi di stampa quotidiani e periodici, specializzati e non, agenzie del turismo ambientale, Associazioni ambientaliste ufficialmente riconosciute, ecc

 

Le visite guidate per le scolaresche dovranno essere preventivamente programmate nelle scuole e realizzate su obiettivi ambientali specifici.

Particolare rilievo dovrà essere dato ad attività di scolaresche che decidessero, ove fosse possibile, di fare del Parco il tema per una propria attività annuale o biennale.

Il Parco, promuovendo e finanziando queste ricerche didattiche, chiederà che i prodotti (ipertesti, mostre, testi didattici per i docenti, ecc.) diventino patrimonio del Parco per potenziarne la biblioteca, la sala dell’accoglienza dei visitatori, ecc.

 

10.1.2 Formazione per l’extrascuola nella Tenuta di Castelporziano

  • Si propone la promozione di Corsi di Educazione ambientale per la qualificazione del personale che opera nella Tenuta di Castelporziano”, da realizzare in stretta collaborazione o con Centri di Educazione ambientale universitari e di altri Enti pubblici o con soggetti privati di sicura esperienza;
  • La Tenuta potrebbe:
    •  diventare sede ideale per poter promuovere Corsi di Educazione Ambientale per docenti del Sistema scolastico e per operatori nell’extrascuola in Educazione Ambientale;
    • collaborare a progetti di Educazione ambientale, rivolti alla scuola o al settore dell’educazione permanente, promossi da Enti qualificati (Ministero delle Risorse Agricole e Forestali, Ministero dell’Ambiente, Ministero della Pubblica Istruzione, C.N.R., Università, I.R.R.S.A.E., Regione, Provincia, Comune, Coordinamento Nazionale Parchi E Riserve Naturali, Associazioni Ambientaliste legalmente riconosciute, ecc.).

 

10.2 Educazione al parco

La Tenuta Presidenziale di Castelporziano”,  per le possibilità uniche che offre, potrebbe diventare un “modello di organizzazione e gestione di un Parco pubblico a fini multipli”.

A tal fine uno specifico Progetto di Educazine Ambientale dovrebbe prevede organizzazione e funzionamento di una pluralità di servizi finalizzati ad una adeguata accoglienza dei fruitori e auspicabilmente a un eventuale controllo dei loro comportamenti:

  •  Ufficio promozionale addetto alle pubbliche relazioni
  •  Servizio di prenotazione delle visite e di documentazione
  •  Servizio visite guidate (con personale specializzato)
  •  Servizio di foresteria (per ricercatori)
  •  Servizio di vigilanza ecologica (CFS)
  •  Servizio di sorveglianza (Corpo di Guardia)
  •  Servizio di raccolta dei rifiuti
  •  Ecomuseo della Tenuta di Castel Porziano.

 

10.3 Strutture necessarie

Per una attuazione corretta e produttiva delle attività di Educazione Ambientale nella Tenuta di Casteporziano, sarebbe utile disporre di strutture esistenti, dell’adeguamento funzionale di strutture da recuperare e di una eventuale creazione di nuove strutture.

 

10.3.1- Strutture ricettive

  • parcheggio per pullman e auto
  • cabine telefoniche
  • servizi igienici
  • cestini per rifiuti alla rinfusa, bidoni per la raccolta differenziata e cestone del compostaggio dei rifiuti biologici
  • cartellonistica segnaletica e normativa
  • centro visitatori: ufficio informazioni e prenotazioni, registro visitatori, sala proiezioni e conferenze, ecomuseo dell’area
  • percorsi (guidati e autoguidati) differenziati per interesse, con punti panoramici, aree di sosta e strutture di osservazione
  • (Eventuali) strutture di ricovero in caso di maltempo
  • aree da pic-nic
  • punto di ristoro (all’ingresso, presso il parcheggio)
  • foresteria per ricercatori ed ospiti stranieri.

 

10.3.2 – Strutture formative

  • aula didattica e informatica predisposta per attività anche a gruppi
  • laboratorio naturalistico dotato di attrezzature e sussidi per la ricerca sia laboratoriale che sul campo (attrezzi per campionamento e field-work, collezioni di riferimento, reperti didattici, reperti ludici, lenti di ingrandimento, stereoscopi da dissezione (a basso numero di ingrandimenti) anche con connessione televisiva per i visitatori del Parco.
  • ecomuseo con tabelloni didattici, vetrine per collezioni di reperti particolari dell’area o percorsi tematici, diorami per ambienti rappresentativi della Tenuta e del suo contesto biogeografico, terrari, terracquari, acquari, sistema audiovisivo esplicativo (videocassette o multivisione in diapositive + ambientazione sonora catturata in natura) e sistema di navigazione informatica basato su ipertesto.

 

10.3.3 Strutture ambientali

  • “birdgarden” (giardino naturale di ambienti rappresentativi dell’area finalizzato soprattutto al richiamo permanente dell’avifauna stanziale)
  • giardino botanico del sistema duna-retroduna e/o delle specie erbacee ed arbustive del sottobosco e della prateria
  • arboreto delle specie legnose (alberi ed arbusti) tipiche della pineta litoranea e della macchia mediterranea
  • vivaio forestale (a servizio duplice: interno ed esterno)
  • allevamento di animali della fattoria (per le scuole materne ed elementari)
  • recinto per un approccio ravvicinato con gli ungulati tipici dell’area.
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