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Don Antonio Moroni: la resilienza

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Prof. Antonio Moroni

La resilienza: capacità di resistere e di ripresa 

Ogni materiale non vivente, come ogni sistema vivente, pianta, animale, un lago, una popolazione, una comunità umana, mostrano la capacità di reagire a un fatto che ne turba in qualche modo l’equilibrio o fisico o biologico o culturale. Questa capacità è stata descritta e analizzata con metodi idonei per la prima volta, in riferimento all’ecologia, da un ecologo, uno studioso: Olling[1] 

Nel significato di resistere ad un urto improvviso senza spezzarsi, di resistere e di capacità di ripresa. Questo concetto è stato applicato anche ad ambienti e situazioni umane. Ha recato una certa sorpresa che il tema resilienza sia stato proposto al grande pubblico da Tony Blair all’indomani del dramma provocato a Londra dai terroristi di matrice islamica. “Rendo omaggio allo stoicismo e allo spirito di resilienza dei londinesi. “Non potrò mai dimenticare la capacità di resilienza dei britannici” -è stato il commento di Blair. Il dolore e il lutto erano impalpabili a Londra. La capacità di rimbalzare degli individui dopo il dramma di giovedì è stata più forte. Persino i mercati finanziari hanno mostrato una certa resilienza, nonostante la sterlina avesse perso nei dieci giorni precedenti l’attentato il 6% sul dollaro[2]; cosa di non poco valore e che dovrebbe far riflettere. Joseph Farah[3] sostiene che “le monete di paesi storicamente stabili, semplicemente non crollano così a capofitto”. Ma questo è compito dei Servizi e dell’Intelligence di Stato.

“Per chi non è inglese questo sentimento è difficile da capire. La nostra reazione può sembrare anche un po’ flemmatica rispetto a quello che abbiamo visto nelle strade di New York o di Madrid” -osserva Patrick Dunleavy, politologo alla London School of economics. Un mese dopo l’11 settembre 2001 l’America si preparava a vendicare le sue vittime,  con una guerra. L’anno scorso, il governo spagnolo è stato spazzato via per le polemiche collegate agli attentati di Madrid.

Non vogliamo permettere a questi attacchi di dividere la comunità. Sarebbe troppo facile pensare che la resilienza sia nel DNA degli inglesi. Ma in realtà, da almeno due anni, Londra era stata preparata a vivere questi momenti e a viverli così, con calma e sobrietà. Insieme alla prevenzione, la strategia dell’anti-terrorismo si è concentrata sulla popolazione.

Nel giugno 2003 è stato costituito un apposito ufficio a Downing Street: Civil Resilience Directorate, guidato da un comitato misto di esperti in guerre e catastrofi naturali. Potrebbe sembrare qualcosa di simile alla nostra Protezione civile, se non fosse per quella parola, resilienza. E’ una parola che è entrata a far parte del vocabolario comune attraverso i media, con programmi nelle scuole e negli uffici pubblici. Il sito del governo UK resilience spiega: “Le società moderne sono più interconnesse e quindi più fragili ai grandi shock. Nessuno immagina l’impatto che avrebbero avuto le guerre del Novecento se fosse esistito Internet e la televisione, con l’orrore che si propagava oltre le frontiere. Nello stesso tempo –continuano gli esperti governativi- il computer e le telecomunicazioni permettono alle società di ritrovarsi più rapidamente e quindi di forgiare il senso di unità”. Le regole sociali da seguire dopo un grave attacco, così come sono spiegate in un manuale distribuito dal governo, sono abbastanza elementari: parlare ed entrare in contatto con più gente possibile, creare un senso di comunità; aiutare gli altri ma anche se stessi, mantenere una routine quotidiana, senza permettere alle tragedie di modificare il nostro ritmo di vita, prendere il tempo di  leggere, mangiare, fare esercizio, riposare. Tra le tecniche consigliate c’è anche quella di dosare le notizie evitando il martellamento di radio e telegiornali, al massimo un’ora al giorno di informazione. Per la vita pubblica esistono regole non scritte. Per esempio, astenersi dal fare polemiche strumentali. Di fronte al primo attentato terroristico attribuito a estremisti islamici, pochi, pochissimi hanno pensato di aizzare l’odio razziale. Il senso di responsabilità, in una società che conta il 3% di musulmani, ha prevalso. E anche nella polemica si è evitato di alimentare le divisioni. “In altri paesi -racconta Dunleavy- qualcuno avrebbe messo sotto accusa il ministero dell’Interno, che aveva appena abbassato il livello di sicurezza, oppure criticato il fatto che 6 mila poliziotti erano in Scozia al G8 invece che nella capitale. Da noi queste critiche sono state rare e isolate”. 

La natura, è dotata di una propria capacità di riassetto: recuperando, ad esempio, un processo demografico specifico compromesso da un fatto violento, recupera un corretto equilibrio dei numeri delle varie popolazioni animali che vivono in un lago. Ciò avviene in modo deterministico. L’episodio di Londra è stato specificatamente un processo di resilienza di eguale significato: portare una comunità a un normale atteggiamento dopo un forte stress emotivo. Ma ciò è avvenuto per via culturale esercitando cioè consapevolezza e responsabilità.

Il processo di resilienza rappresenta, ed è, con tutta evidenza, un tema fondamentale per un progetto di educazione ambientale.



[1]Holling. C. 1473 Resilience and stabily of geological system

[2] Maurizio Blondet (corrispondente Avvenire”)

[3] Joseph Farah: autore della newsletter finanziaria on line “G2 Bulletin”. 16 luglio 2005. “E’ stato un indebolimento quasi senza precedenti, e troppo rapido per essere una coincidenza: parliamo di una caduta che, annualizzata, supera il 100%.

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