Dopo il patto Trump-Putin, Ue costretta a fare da sola: “Difendere Kiev per 2 anni”
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Claudio Tito
Lo sconcerto del Continente dopo l’intesa sul diesel tra Usa e Russia: “È l’inizio di un baratto generalizzato sulla pelle dell’Ucraina”
BRUXELLES – Una sorta di “Resistenza passiva” per altri due anni. Sostenere economicamente e militarmente l’Ucraina nei prossimi 24 mesi e sperare che la stagione di Trump e del trumpismo finisca davvero nel 2028. L’Europa è sotto shock. L’ennesima giravolta del presidente americano su Kiev e sul rapporto con la Russia non solo ha colto di sorpresa l’Ue ma ha fatto scattare un sonorissimo allarme. Nelle ultime 48 ore si sono allora moltiplicati i contatti tra le cancellerie europee e con la Commissione Ue. Il cui esito è tanto semplice quanto drammatico: «Dobbiamo abituarci da subito a fare da soli» e incrementare la resilienza anche rispetto all’“ex” alleato privilegiato fino a quando non arriverà un nuovo presidente.
L’ultimo scontro con Washington è iniziato due settimane fa. L’impennata del prezzo del diesel aveva spinto la Casa Bianca a contattare i partner del Vecchio Continente a rilasciare una parte delle riserve di petrolio. Richiesta accolta dai membri europei del G7. Eppure per il tycoon la quantità messa sul mercato era insufficiente. Da quel momento sui canali riservati della diplomazia la protesta Usa ha cominciato a essere pesante. Fino alla telefonata di sabato scorso con Vladimir Putin che Washington ha giustificato come risposta alla presunta scarsa collaborazione dall’altra parte dell’Atlantico.
Una inversione a U inaspettata visto il pressing americano dei mesi scorsi per non acquistare il petrolio di Mosca. Tanto che ancora ieri l’esecutivo europeo ha fatto sapere: «Stiamo eliminando gradualmente la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili provenienti dalla Russia e confermiamo questa linea. Conosciamo fin troppo bene il prezzo da pagare per la dipendenza dalle importazioni russe. Pertanto, proseguiamo su questa strada». E il Consiglio dei ministri Ue degli Esteri ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino.
Ma la preoccupazione crescente a Bruxelles si basa su un altro dato. Secondo informazioni di varie intelligence europee, la telefonata Trump-Putin ha prodotto anche altre intese, in particolare sull’energia e sullo sfruttamento delle risorse di gas e petrolio. Accordi da finalizzare dopo la fine della guerra in Ucraina. Sostanzialmente si tratta di un baratto tra Ucraina e carburanti. Una situazione che mette decisamente in pericolo la sicurezza, anche economica, del Vecchio Continente.
Nelle conversazioni che stanno precedendo il Consiglio europeo di giovedì prossimo, allora, sta emergendo una linea di “resistenza passiva” con una presa d’atto: l’Europa deve abituarsi a fare da sola. Assumere la consapevolezza che Trump cambia idea ciclicamente. E quindi confermare e ribadire il sostegno militare ed economico all’Ucraina tenendo presente che ormai il prelievo fiscale in quel paese è ridotto ai minimi termini e senza i fondi europei verrebbe meno anche la più piccola capacità di sopravvivenza. L’obiettivo, dunque, è tenere duro due anni, 2027-2028. Fino a quando, cioè, il tycoon concluderà il suo mandato. La speranza è che a quel punto gli Stati Uniti voltino pagina. Nel frattempo l’auspicio è che una sconfitta alle elezioni di midterm del mese prossimo impedisca a Trump di rimettere in discussione tutto l’impianto di sanzioni contro la Russia.
Ovviamente resistere fino al 2028 non è un’impresa semplice. In vista della sua partecipazione al Consiglio europeo, infatti, il presidente ucraino Zelensky ha rinnovato la richiesta di aiutarlo nella difesa aerea: ossia consegnare in primo luogo i missili Patriot. Un impegno che tutti i partner Ue non intendono disattendere. Nello stesso tempo, però, diversi Stati Maggiori dell’esercito stanno rimarcando la necessità di non sguarnire i rispettivi arsenali. Il motivo è drammatico: se la Russia dovesse ampliare il conflitto, bisognerebbe essere in grado di rispondere, visto pure il progressivo disimpegno statunitense dal Vecchio Continente. Per di più la difesa aerea senza la copertura satellitare assicurata fino ad ora dagli Usa è inefficace. E se Trump decidesse di ritirare anche la componente logistica e Elon Musk chiudesse l’ombrello protettivo del sistema Starlink, allora la resistenza diventerebbe davvero una mission impossible. 13 Ottobre 2026
Fonte Link: repubblica.it







