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Fiori, peluche e biglietti, l’altra Russia in coda per l’omaggio alla tomba di Navalny: “Ci ha ridato la speranza”

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Foto Rosalba Castelletti
Foto Rosalba Castelletti

Rosalba Castelletti
Migliaia di moscoviti in pellegrinaggio da due giorni davanti al sepolcro del dissidente. Le mascherine per non farsi identificare. “Un giorno mia figlia potrà dire: io c’ero”

MOSCA – Quando il cimitero Borisovskoe chiude, il ritratto di Aleksej Navalny sopra la tomba non si vede più. È sommerso di fiori. E della croce ortodossa sbuca soltanto la sommità.

All’indomani del funerale diventato protesta, a migliaia si sono rimessi in fila sotto il sole invernale per deporre un mazzetto di fiori sulla tomba dell’oppositore morto in un gulag russo il 16 febbraio.

Giovani coppie che si consolano a vicenda tenendosi abbracciati. Famiglie con bambini. Un uomo sulla sedia a rotelle. Pensionati. Una processione che per molti è quasi un pellegrinaggio in silenzioso rispetto.

Una ragazza ha in mano il libro di Elena PerekrestovaSvjatoj protiv rejzhaIl santo contro il Reich, dedicato ad Aleksandr Schmorell del gruppo antifascista “Rosa Bianca”, canonizzato dalla Chiesa russo ortodossa. E non ha remore a dirlo: “Navalny è il nostro martire. Proprio come Schmorell”.

Le mascherine per non essere identificati

“Tutto quello che avevamo costruito negli ultimi anni è sepolto qui con lui”, commenta sconsolato Aleksej. Non fa il nome di Navalny. Pronunciarlo presto potrebbe diventare reato. I tribunali di almeno quattro regioni lo hanno già equiparato a un simbolo “estremista” e dunque fuorilegge.

“Siamo qui perché vogliamo che nostra figlia un giorno possa dire “Io c’ero”, spiega una coppia accompagnando una bambina che depone un mazzo di tulipani gialli. Indossano tutti e tre la mascherina. Non sono i soli. È una delle precauzioni consigliate sui social dagli avvocati per evitare di venire identificati un domani grazie ai dispositivi di riconoscimento facciale.

Elena si commuove: “Anche da morto, Navalny ci ha ridato la speranza”. Piangono in tanti. L’amica Anna, occhi lucidi, annuisce: “La folla di ieri mi ha fatto capire che non sono sola”.

Venerdì almeno 16,5 mila persone hanno attraversato a piedi il ponte sulla Moscova che divideva la chiesa di Marino che ha ospitato i funerali dal cimitero Borisovskoe. “È solo una parte”, precisa l’ong Contatore Bianco, che non tiene conto delle 32mila persone in più rispetto alla media che hanno preso d’assalto le stazioni vicine del metrò.

La “coda” come protesta civile

La “coda”, scrive il politologo Andrej Shalimov, è già il simbolo del 2024. “Persone che aspettano il loro turno. E allo stesso tempo svolgono un’importante azione civile e umana”.

Persone in fila per sostenere con la loro firma la candidatura a presidente di Boris Nadezhdin che chiedeva la fine dell’Operazione militare speciale. Persone in fila davanti a un tribunale per la condanna al carcere del dissidente Oleg Orlov. E le persone in fila da due giorni per salutare e omaggiare Navalny, un “terrorista ed estremista” per la legge russa. “Sì, può sembrare che non ci siano ancora abbastanza persone in coda – prosegue Shalimov – ma questa è la minoranza intollerante che alla fine diventerà maggioranza”.

È questa coda che, a due settimane dalle presidenziali, ispira tanti a portare il proprio dissenso fuori dalla “cucina” dove si erano rintanati negli ultimi due anni, come sotto l’Urss. A sfidare le transenne, i metal detector e la polizia che invita a “Non indugiare” e a “Proseguire”.

Inchini e segni della croce

Un ragazzo adagia i garofani rosa ad uno ad uno per guadagnare tempo. Una vecchietta protesta contro l’agente che le fa fretta e che risponde al rimbrotto, quasi scusandosi: “Faccio il mio lavoro”.

Alla fine, come tanti, va ad accendere un cero sotto a un crocifisso nella chiesetta sulla collinetta vicina e a dire la sua preghiera dall’alto facendo persino rintoccare una campana.

È una coda di lacrime, parole, segni della croce, inchini, candele, fiori, manifesti e memoria. In fila c’è anche Aleksej Venediktov, il direttore della defunta Radio Eco di Mosca, spesso accusato dal team di Navalny di complicità col Cremlino. O l’ex deputato municipale Konstantin Yankauskas insieme alla moglie: “La sua tomba è la tomba di un eroe nazionale russo”.

Anche Lyudmila Navalnaya torna a visitare la tomba del figlio insieme alla consuocera Alla Abrosimova che venerdì sera aveva ringraziato la folla a nome della figlia, la vedova Yulia.

Paperelle, spille e messaggi

Nei fiorai vicini non ci sono più garofani. Sono tutti qui. Insieme alle corone degli amici costretti all’esilio che, come Yulia, non possono dare il loro ultimo saluto. A una paperella di plastica, simbolo delle proteste del 2017 contro l’allora premier Dmitrij Medvedev dopo la video-inchiesta di Navalny “On vam ne Dimon”. A una spilla rossa “Navalny 2018”, ricordo della campagna di Aleksej in vista delle presidenziali 2018 a dispetto dell’esclusione dal voto.

C’è chi lascia un biscotto, un tigrotto di peluche o un’astronave giocattolo: “Aleksej paragonava la sua prigionia a un lungo volo verso pianeti sconosciuti”. Chi tira fuori dalla tasca un foglio, lo accartoccia e lo infila tra i gambi di spine perché nessuno possa leggerlo.

Su un cartoncino in bella vista c’è scritto: “Ci riuniremo di nuovo”. Una promessa perché quel brivido di libertà provato al funerale non resti il sogno di un giorno. Su un altro: “Aleksej sei super. Grazie per averci reso migliori“. E ancora: “Ljosh, non ci arrenderemo”. E tra parentesi: “Spero che anche lì ci siano Rick e Morty”. Un’allusione alle parole di “Ljosha” Navalny e al suo cartone preferito.

Lo vide anche sull’aereo che, dopo le cure in Germania in seguito all’avvelenamento, il 17 gennaio 2021 lo riportò a Mosca dove venne arrestato. “Perché è tornato?”, si chiede Mikhail. “Per questo”, gli risponde la moglie Polina indicando la “coda” e il tumulo di fiori ammonticchiati, lumini e bigliettini.

L’altra Russia non vista

È l’”altra Russia”, dicono in tanti. Ma alla gente non piace sentirsi chiamare così. Il blogger Stalingulag, al secolo Aleksandr Gorbunov, protesta con i leader europei “commossi” da questa marea umana: “Avete mai desiderato vedere la Russia? Avete tradito milioni di cittadini che condividevano sinceramente i vostri fottuti valori. A queste persone che ora vi hanno commosso avete bloccato i conti bancari, cancellato i visti, vietato di studiare e di ricevere cure nei vostri Paesi, avete rovinato i piani per il futuro, ma soprattutto lo avete fatto violando tutte le regole. E ora le vedete. E dove? A un funerale. Nessuna vergogna, nessuna coscienza”. 03 MARZO 2024
Fonte Link: repubblica.it