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Gli avvoltoi hanno fame: le asp prede ghiotte per Proges

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Lunedì scorso, dopo un accordo sottobanco con Massari, sono state formalmente depositate le dimissioni del Presidente Meduri e del consigliere Gandolfi all’Assemblea dei Soci dell’ASP facendo così decadere l’intero CdA e con esso anche il Direttore rei confessi di aver portato la pubblica ASP con le sue 7 ex Ipab e le 2 case protette conferite dai Comuni di Salsomaggiore e di Soragna, al sostanziale pareggio di bilancio e con un basso corrispettivo richiesto ai 10 Comuni Soci: circa 400 mila euro su 24 milioni di fatturato, un livello però destinato a innalzarsi paurosamente con l’esternalizzazione dei suoi servizi. Il tutto è stato poi ottenuto abbassando le rette dei tanti posti autorizzati a 70 euro al giorno (molto meno di una qualsiasi Casa Famiglia), applicando a tutti parametri assistenziali superiori a quelli minimi previsti dalla folle direttiva regionale sull’accreditamento e pure rispettando i diritti e le tutele dei suoi lavoratori nonostante il quadro normativo e fiscale fortemente penalizzante per le aziende pubbliche. Ma ancora di più siamo in attesa di conoscere i nomi della nuova cinquina di vassalli del dominus della cooperazione locale e del nuovo Direttore che saranno indicati dai Comuni Soci per dare esecuzione allo strazio dello smembramento a favore del privato cooperativo del 54,3% dei servizi e delle strutture della loro stessa Azienda.

Pensiamoci bene: 10 milioni di euro di fatturato che saranno tolti d’un sol colpo alla virtuosa ASP sulla quale tuttavia continueranno a gravare tutti i costi fissi attuali (anche addossati all’Azienda dai Comuni responsabili di pessime gestioni delle loro ex IPAB) e tutto non per fare fronte ai tagli governativi agli enti locali ma soltanto per soddisfare la brama di una vorace cooperativa nostrana che tiene per le palle amministratori pubblici, politici e sindacalisti dettando modalità e scadenze della distruzione del welfare municipale. Infatti questo è potuto accadere e sta accadendo grazie al silenzio complice di tutti i partiti, nessuno escluso, e delle maggiori organizzazioni sindacali e pure nel quasi totale silenzio della stampa come se la vicenda dell’ASP fidentina non fosse altro che una bega locale e non lo specchio su scala ridotta della nuova politica socio-sanitaria imbastita dalla Regione e che i cittadini presto impareranno a conoscere a loro spese.

Ma tant’è l’ignoranza e la disinformazione di una città e della sua intera provincia da un ventennio impastate di commistioni tra pubblico e privato che oggi si accettano serenamente i conflitti di interesse più sfacciati anche sul terreno dei servizi pubblici alla persona: quello del Sindaco Domenico Altieri di Fontanellato il cui fratello Francesco è Direttore commerciale della Proges che a sua volta è sul punto di strappare i servizi all’ASP di cui è Socio il fratello Domenico, quello di Paolo Volta Direttore delle attività socio-sanitarie (le stesse delle ASP) dell’Azienda USL il cui figlio Andrea è oggi Direttore Generale di Legacoop Emilia Ovest che annovera tra i suoi associati di punta anche la Proges, quella di Antonio Costantino Presidente della Proges che non soltanto siede nel CdA della Fondazione Cariparma grazie alle sue onorabili frequentazioni diurne e notturne ma lo fa pure con un ruolo di responsabilità “nel conferimento dei contributi economici agli aventi diritto” (tra i quali alcune ASP sue concorrenti che si sono viste negare dall’Ente i finanziamenti richiesti) o quello della Curia Vescovile che sotto il marchio Emmaus opera nell’assistenza agli anziani e al contempo è socia nell’ASP di Parma e dunque a totale conoscenza degli affari della sua concorrente pubblica. Alla luce dell’evidente sopraffazione che le pubbliche ASP stanno subendo da parte del privato cooperativo (diretto e coperto dalla Regione), la “funzione pubblica” attribuita alla cooperazione “sociale” dalla legge regionale 12/2014 si è subito svelata un astuto eufemismo che copre il suo vero significato di “funzione ammazza pubblico” e infatti ignorato da molti candidati alle prossime elezioni regionali che poi non hanno esitato a prostrarsi ai suoi piedi.

Comunque, dimenticando per un momento tutto questo, si legge nel verbale dell’Assemblea dei Soci dell’ASP di Fidenza del 1° ottobre che in base all’indirizzo dato dai Soci il 26 giugno (5,3 strutture al privato e 3,7 al pubblico) il differenziale costi-ricavi a carico dei Comuni sarebbe di circa 884 mila euro, circa 480 mila euro in più rispetto all’attuale, in quanto “il valore di produzione diminuisce rispetto al bilancio 2014 del 39,49% mentre i costi diminuiscono del 36,76%” (restano invece quasi inalterati i costi fissi). Sempre seguendo l’indirizzo unanime dei Soci, a questo differenziale negativo andrebbero poi aggiunti la perdita sul centro diurno di Noceto (97 mila euro nel 2013) e il costo (253 mila euro) dell’imbecillità dei lavori di separazione in due della struttura Città di Fidenza, uno al pubblico e uno al privato, per i quali “i referenti dell’Azienda USL hanno fatto presente che è in itinere una norma regionale per la modifica [ma guarda un po’] dell’autorizzazione al funzionamento” e che “in base a tali modifiche sarebbe possibile strutturare la Casa Residenza in due nuclei autonomi”. Un’autentica porcata legalizzata.

L’imperativo più importante per i Comuni Soci di ASP era quindi di abbattere quel differenziale negativo complessivamente pari a circa 1 milione di euro e su questo, come ha già evidenziato ParmaQuotidiano il 15 novembre, gli interventi di alcuni Soci (in particolare il Sindaco Censi di Zibello e gli assessori Pigazzani di Salsomaggiore, Pellegrini di San Secondo e Frangipane di Fidenza) si sono fatti particolarmente duri verso i componenti del CdA e il Direttore (un Socio ha confessato che il verbale della seduta non dà ragione dell’astio contenuto negli sguardi e nelle parole di questi Soci pubblici).

Tornando allora al verbale del 1° ottobre, il Sindaco Censi si è subito lamentato che “si sarebbe aspettato un coinvolgimento maggiore del Consiglio, ma a fronte degli stimoli dati [!] verifica una posizione defilata del Consiglio stesso, rispetto alla sfida che aspetta [?] l’Azienda”, come se la “sfida” fosse stata lanciata da un nemico esterno e non invece interno all’ASP, per l’esattezza dal PD, il suo partito di maggioranza tra i Soci.

Tuttavia a tenere banco durante la seduta, suscitando l’ilarità di Censi e Pigazzani, è stata l’assessore e tecnica Alessia Frangipane, la delegata di Massari (il trombato Presidente delle Terre Verdiane), che, contestando l’operato del CdA, ma senza conoscere lo statuto dell’ASP e tanto meno la differenza che intercorre tra un’impiegata (quale lei è) e i componenti di un organo di amministrazione come il CdA, afferma “che è vent’anni che lavora in una Pubblica Amministrazione e quando il Sindaco, o l’Assessore le chiedono qualcosa trova una soluzione per raggiungere lo scopo”.

Non dubitiamo affatto che lo zelo debba essere premiato e che la tecnica Frangipane in questi anni sia riuscita a procurare gomme, penne o matite ai suoi responsabili istituzionali, ma sull’aver saputo far dell’altro nutriamo invece qualche riserva.

Ma l’ilarità completa scoppia quando la Frangipane inizia a dare sfoggio d’autorità verso il CdA ammonendolo che “l’Assemblea ha già deciso e chiede al Consiglio gli elementi per saltarci fuori e crede che lo studio prodotto non sia la risposta. Sembra infatti che il Consiglio lo debbano fare i Soci. Sembra che siano i Soci a dover proporre i costi da tagliare, ma è l’Assemblea che chiede al Consiglio che è stato eletto [sì, ma da un’altra Assemblea] come possono saltarci fuori”, poi rincarando che “ritiene che non siano i Soci a dover trovare una soluzione, ma che sia il Consiglio di Amministrazione che deve dare le soluzioni. Sostiene inoltre che la soluzione non è aumentare il numero delle strutture internalizzate [non sia mai!], perché è stato deciso un’altra cosa” e infine “ribadisce che i Soci vogliono una proposta per saltarci dentro non per rimanerci dentro” o, detto più chiaramente, per fottere l’ASP e non per rimanerne fottuti.

Vero è che abbiamo spesso parlato di una normativa e di un periodo come l’attuale in cui si sta preparando il funerale delle ASP ma anche nelle cerimonie più tristi scappa da ridere ascoltando certi officianti.

Fatto sta a un certo momento “il Direttore chiede quali tra le proposte richiamate nello studio possono trovare l’assenso dei Soci, in modo che tali proposte vengano simulate dagli Uffici” e subito l’Assessore Pigazzani di Salsomaggiore “precisa che uno squilibrio tra costi e ricavi di oltre € 800.000,00 non può stare bene e ritiene che come Soci occorre dare un mandato al Consiglio di mandare in pareggio il bilancio ASP … questo fermo restando il numero delle strutture e il numero dei posti deciso il 26 giugno”. Anche l’Assessore Trivelloni di Fontanellato corre a dargli una mano nell’affossare l’ASP dicendo che “se nello studio si dice che occorre aumentare i posti accreditati, o aumentare il numero di strutture o tenere i Grada, questo a loro non sta bene”, come non sta bene al suo Sindaco e al di lui fratello che lavora in Proges. Al che tocca nuovamente al Direttore spiegare “che difficilmente i miracoli si fanno … che con tutte le variabili ferme, è difficile procedere ad azzerare il differenziale”.

Voi credete nei miracoli? Noi no, ma i Soci il 1° ottobre li hanno pretesi con forza dal CdA e dal neo “terminato” Direttore comandandogli di azzerare completamente il differenziale negativo a loro carico di 1 milione euro derivante dalle esternalizzazioni suicide dagli stessi Soci approvate e mostrandosi del tutto indifferenti alle lacrime e sangue che verranno imposti all’Azienda, agli utenti, ai lavoratori e alla qualità dei servizi. Ma sappiamo anche che qualora questo non dovesse risultare sufficiente ad azzerare il loro contributo i Soci sarebbero pronti a ribaltare le decisioni già prese con l’approvazione del bilancio consuntivo 2013, e cioè di utilizzare l’utile di esercizio di 270 mila euroa finanziamento parziale di un investimento previsto dal piano triennale 2014-2016”, usando l’utile per l’abbattimento fittizio del contributo da loro dovuto all’Azienda. Aggiungendo poi con l’aiuto dei nuovi CdA e Direttore, ali di pipistrello (aumento delle rette dei posti autorizzati), bava di serpente (abbassamento dei livelli prestazionali), pezzi di ragnatela (tagli del personale) e qualche altra stregonanza, il loro contributo potrebbe perfino scendere a zero. Poi si tratterebbe solamente di far ingurgitare la pozione a qualche Socio riluttante e ai sindacati. Niente di più facile conoscendo i bevitori.

Volendo però aumentare le rette dei posti autorizzati (i non convenzionati) dovrà essere fatta un’ulteriore deroga per il privato cooperativo poiché, si legge nelle slide allegate al suddetto verbale, “La stessa Regione rispondendo a quesiti in materia, ha ammesso la possibilità di procedere ad accreditare direttamente servizi in cui vi siano posti non accreditati, ma solo laddove l’incidenza degli stessi sia limitata e quindi, in analogia con le norme sugli appalti, inferiore al 20% dei posti complessivi”.

Ma come accreditare direttamente i servizi alle attuali cooperative se a Fontanellato i posti autorizzati sono il 39,71% del totale, a Soragna il 59,62%, a Roccabianca il 60% e a Zibello il 47,83%?

Non dubitiamo che come già accaduto per la divisione in due della struttura protetta “Città di Fidenza” anche stavolta l’Azienda USL intercederà presso la Regione per le cooperative, per la loro “funzione pubblica” e non per altro, perorando l’ennesima modifica normativa a favore di una soluzione che consenta di accreditarle direttamente, senza passare dalla fin qui obbligatoria gara d’appalto. Tuttavia crediamo che costoro insieme ai Soci, ai partiti e ai sindacati confederali stiano facendo i conti senza gli osti (lavoratori, utenti e cittadini) e che presto arriverà loro una bella zuppa politica da pagare: già l’ultima assemblea indetta dal D’Agostino della CGIL con i lavoratori dell’ASP di Fidenza è andata completamente deserta e la CISL ha perso da mesi praticamente tutti i suoi iscritti.

È forse per questo che la consorteria istituzionale e privata oggi è così tanto arrabbiata da mandare querele e minacce a CartaCanta e a tutti quelli, in verità assai pochi, che rifiutano di accettare l’esistenza del pascolo indisturbato di femmine del bestiame porcino nei pubblici servizi alla persona, e non solo. Pare che i maiali non vadano più di moda come un tempo, chiedetene conferma a Rosi o se credete meglio ai gruppi assembleari della nostra Regione.

Raffaele Zinelli
Presidente Cartacanta onlus

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