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I veterani dell’intelligence: “Il mondo è in bilico. Sosteniamo l’Ucraina e la Cina dia una mano”

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 Maurizio Molinari
Incontro a più voci sulla crisi innescata dall’aggressione russa con gli ex responsabili dei servizi americani, britannici, israeliani e sauditi

L’aggressione russa dell’Ucraina sta cambiando la geografia politica del mondo. L’Occidente, schierato con il presidente Zelensky, affronta un’inedita alleanza di interessi tra Mosca e Pechino ma il conflitto non si ferma ai confini dell’Europa: investe il “Sud Globale“, dall’Africa al Medio Oriente, e pone dubbi sull’essenza stessa della democrazia liberale.
“L’invasione russa minaccia la base dell’architettura della pace nell’ordine globale: la sovranità inviolabile degli Stati”, dice l’ambasciatore John Negroponte quando lo incontriamo nella sede della fondazione Med-Or, a Roma, per un’occasione davvero rara. Seduti ad un tavolo rettangolare bianco, assieme all’ex direttore nazionale dell’intelligence Usa ci sono tre protagonisti di primo piano dell’intelligence internazionale: sir Alex Younger, ex capo dell’Mi6, i servizi segreti britannici; il principe saudita Turki Al-Faisal, ex direttore dell’intelligence di Riad; David Meidan, ex capo dell’Unità cyber “8200” di Israele nonché l’agente del Mossad che negoziò nel 2011 la liberazione del soldato Gilad Shalit, dopo cinque anni di prigionia a Gaza. È la prima volta che due volti di spicco dell’intelligence saudita e israeliana, due Paesi che ancora non hanno relazioni formali, si incontrano in pubblico. Termini ed aggettivi adoperati da ognuno dei quattro protagonisti del forum di Repubblica aprono strade e suggeriscono analisi che descrivono un mondo in rapido cambiamento. Per questo colpisce l’unica vera, evidente, convergenza che li accomuna: lo sguardo verso Pechino in attesa delle mosse di Xi sull’Ucraina.

Quale impatto ha la guerra in Ucraina sul Mediterraneo e quale direzione può prendere il conflitto? 
Faisal (Turki Al-Faisal. È stato ambasciatore saudita nel Regno Unito e negli Usa; ha ricoperto il ruolo di direttore del “General Intelligence Directorate” saudita, è ancora oggi uno degli uomini più influenti del regno): “Per la nostra parte di mondo è una tragedia e un evento inaccettabile che contraddice tutte le leggi internazionali e i nostri convincimenti su quali siano le basi dell’ordine mondiale. Questo è il motivo per cui il Regno ha votato a favore della risoluzione Onu di condanna della Russia e sta sostenendo gli ucraini dal punto di vista umanitario ma anche mediando per lo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev, nella speranza di poter collaborare anche a una soluzione di pace”. 

Meidan (David Meidan. È l’ex capo dell’unità cyber 8200 dell’esercito israeliano, ex membro del Mossad, ha coordinato per il premier Netanyahu l’area degli scambi di prigionieri, ottenendo nel 2011 la liberazione di Gilad Shalit a Gaza) “La posizione di Israele è articolata, sosteniamo gli ucraini ma dobbiamo farlo con cautela, non possiamo essere coinvolti direttamente in un conflitto con la Russia, che ha una presenza influente in Siria, ai nostri confini. Non solo, la cooperazione sempre più stretta tra Russia e Iran è un motivo di grande preoccupazione per noi”.
Negroponte (John Negroponte. Politico e diplomatico Usa. È stato direttore nazionale dell’Intelligence, vice Segretario di Stato con Condoleezza Rice e ha anche ricoperto il ruolo di ambasciatore USA alle Nazioni Unite e in Iraq):  “L’aggressione non provocata della Russia ha creato conflitti in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu e sarà difficile restaurare la cooperazione tra le grandi potenze, questo è un grosso rischio. Quando ci sarà un tavolo di pace dovremo stare attenti a come porci con la Russia, non dovemo avere un approccio punitivo”. 
Younger (Alex Younger. È stato direttore del Secret Intelligence Service (MI6) del governo britannico. Nel 2019 il governo estese il suo incarico per garantire la stabilità del Paese durante i negoziati della Brexit con l’Unione Europea): “Dobbiamo resistere alla violenza di Putin. Una potenza nucleare ha attaccato un suo vicino che non dispone di arsenali atomici e questo rende quel conflitto un problema che va oltre i confini dell’Europa. Fermare la guerra non è la stessa cosa che fare la pace. Fermare la guerra ora significherebbe consegnare la vittoria alla Russia, cioè il 20% del territorio ucraino. L’unico modo per una soluzione giusta e stabile è far capire a Putin che deve accettare il compromesso, che il tempo non è dalla sua parte. Dobbiamo sostenere con forza l’Ucraina”. 

Il presidente cinese Xi è alleato di Putin ma ha presentato un suo piano di pace che prevede la sovranità dell’Ucraina. La Cina è parte della soluzione o del problema? 

Faisal: “La Cina è forse l’unico Paese che può influenzare la Russia, è positivo che stia cercando di avere un ruolo di mediazione. 
Meidan: “Credo che la mediazione della Cina possa essere utile, allo stesso tempo Pechino cerca di aumentare la sua influenza sulla regione, l’Europa e l’Occidente devono tenerne conto”. 
Negroponte: “Il principio ribadito da Xi Jijnping che la minaccia nucleare non è accettabile è un passo molto positivo, confido nel fatto che i cinesi parlino con i russi. 
Younger: “La Cina ha l’opportunità di essere parte della soluzione, ma ha anche un’alleanza con la Russia molto stretta, che va dal petrolio alle commodities. Se il presidente Xi riuscirà davvero ad avere un ruolo costruttivo nel conflitto cambierà radicalmente anche la percezione della Cina in Ue”. 

In un mondo di crescenti interdipendenze come si coniugano gli affari interni con gli interessi globali dei singoli Stati? 
Faisal: “Gli affari interni hanno sempre la priorità perché solo una società stabile e sviluppata è capace di affrontare eventi esterni. I leader dei Paesi democratici devono sempre pensare alle prossime elezioni e sono perciò spesso miopi, poco lungimiranti, nel nostro sistema invece è possibile avere una visione lunga che serve allo sviluppo di un Paese”. 
Younger: “Digitalizzazione e globalizzazione hanno reso la politica interna e la politica estera sostanzialmente la stessa cosa. La guerra in Ucraina per esempio ha un impatto sulle economie nazionali. E le identità nazionali forgiano anche la posizione internazionale degli Stati”. 
Negroponte: “Il problema oggi è capire quanto gli Stati riescano ad affrontare gli affari globali e a siglare accordi internazionali, in un ambiente così pieno di controversie”. 
Meidan: “In Israele la politica estera coincide, da sempre, con la politica interna”. 

La sfida posta all’Occidente da Cina e Russia impone di ridiscutere i valori su cui si basa l’ordine liberale nato dagli accordi di Bretton Woods o sono valori ancora condivisi? 
Younger: “Sarebbe un errore se modellassimo i valori della nostre società, delle democrazie occidentali, per navigare la complessità del mondo. Dobbiamo avere la capacità di imparare, ascoltare e raggiungere compromessi difendendo la nostra identità”. 
Negroponte: “Bisogna trovare punti di convergenza anche in aree dove siamo molto distanti, identificando i problemi concreti per trovare soluzioni pragmatiche”. 

Meidan: “I valori sono la ragione della sopravvivenza di Israele come Stato ma il tema è come incarni i tuoi valori quando devi affrontare un ambiente brutale. In questa fase c’è una battaglia interna alla società israeliana su come incarnare i nostri valori. Personalmente, non condivido il modo in cui le autorità di governo stanno tentando di cambiare le regole”. 

Faisal: “Ci siamo dati degli obiettivi, sui diritti umani, sui diritti delle donne, sulla giustizia uguale per tutti: è un lavoro ancora in corso, non vogliamo essere giudicati dagli altri sulla base di quello che hanno raggiunto loro”. 

L’Africa è al centro della discussione in Europa e non solo: la sicurezza alimentare, le migrazioni, i mercenari russi, le basi turche, gli investimenti cinesi. Quali sono le direttrici per costruire una relazione proficua con questo strategico Continente? 

Faisal: “L’Africa è sempre stata al centro della politica di cooperazione del Regno. Se vogliamo gestire il tema dei rifugiati bisogna investire lì”. 
Meidan: “Israele ha una cooperazione tecnologicamente avanzata con molti Paesi africani, nel “food tech”, nell’agricoltura, nelle tecnologie per la gestione e il trattamento dell’acqua”. 

Negroponte: “Circa il 40% della popolazione degli Stati Uniti è afro-americana. Già con la presidenza di George W. Bush avviammo programmi importanti di cooperazione, per esempio nel contrasto alla malaria e all’Aids e questa vitale collaborazione continua”.

Younger: “La demografia è il grande fattore di cambiamento dell’Africa. Da un lato può generare più povertà e dunque più migrazioni ma se gestita da leadership illuminate potrà diventare il motore di una nuova potenza economica. Bisogna investire in Africa, come già hanno fatto i cinesi”. 

Negli ultimi anni cambiamenti profondi hanno attraversato il Medio Oriente, dagli accordi di Abramo alla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita. E’ possibile sviluppare interessi comuni in una regione attraversata da forti tensioni? 

Faisal: “Il Regno sta cercando di rimuovere le barriere che ci tengono separati dagli altri Stati della regione, in quest’ottica rientra la ripresa delle relazioni con l’Iran, mediata dall’Iraq, o la normalizzazione con la Siria di Assad. L’accordo con l’Iran ovviamente è cruciale, ma vogliamo rafforzare la collaborazione con tutti i nostri vicini. Ci può essere una cooperazione importante con Israele risolvendo la questione palestinese”. 

Meidan: “L’80% degli israeliani sostiene la pace con i nostri vicini. La svolta più importante per noi fu la pace con l’Egitto, ma diversamente dagli accordi di Abramo non ha coinvolto le popolazioni. Sul processo di pace sono pessimista, non vedo una soluzione nel breve periodo perché le leadership israeliana e palestinese sono deboli, non hanno il sostegno della maggioranza. Spero che i palestinesi vedano i vantaggi della pace con gli accordi di Abramo e ne diventino parte”. 
Negroponte: “Il ritorno della Siria alla Lega Araba è uno sviluppo importante, dimostra il fatto che la Russia , in difficoltà in Ucraina, forse non ha più molte risorse da spendere in Siria e questo crea un’opportunità”. 
Younger: “In Medio Oriente le tensioni tra Stati e i conflitti per procura impediscono anche la solidarietà, pensiamo a cosa è successo con il terremoto tra Turchia e Siria, dove di fatto la politica ha bloccato gli aiuti”. 

Quando vi svegliate al mattino quali sono gli hotspot a cui guardate sulla mappa per capire da che parte tira il vento? 
Younger: “Il cyberspazio”. 
Negroponte: “L’Ucraina”. 
Meidan: “Il populismo sui social media e la cooperazione tra Russia e Iran”. 
Faisal: “Noi siamo circondati dagli hotspot! “

Ha collaborato Gabriella Colarusso

Fonte Link: repubblica.it