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L’Invisibile della Pilotta tra alici fritte, arrosticini, hamburger di Gola Gola e Terzo Paradiso

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Foto Luigi Boschi: mendicante a ParmaFoto luigi Boschi: musicista del concerto finale di Gola Gola Festival

Giuseppe De Filippo

Rapsodia

Quanto successo a Parma, attorno alle installazioni del Terzo Paradiso di Pistoletto [LINK] utilizzate come bidoni della spazzatura accumulatasi durante la manifestazione Gola Gola Festival, è sintomatico dello stato di confusione che avvolge società ed arte. Ma è pur vero che gli eccessi di natura estetica, oltre che di stravaganza, di ibridismo, di snob, di improvvisazione e di postmodernismo libertario, si risolvono spesso in eccessi di sgarbataggine (etica) nei confronti dell’intera comunità.

Alla Pilotta si è generata, attorno all’opera sopra citata, tanta spazzatura da farla diventare suo malgrado un museo, di quelli, e ce ne sono tanti,  che accolgono l’immondizia per trasformarla in opera d’arte. Ma Parma non ambisce a diventare un museo di tal genere, più redditizio di qualsiasi termovalorizzatore!

Non è un peccato infernale, né un impoverimento artistico, che attorno al Terzo Paradiso si siano  accumulati tanti rifiuti: il simile scioglie, e sceglie, il simile. Trovando, all’interno del cerimoniale postmoderno dell’arte, le strategie critico-fabulatorie si potrebbe anche teorizzare una transustanziazione del corpo della spazzatura in sostanza dell’arte, visto e considerato l’ambito dove i rifiuti si sono depositati; visti e considerati i poteri demiurgici della critica di sacralizzare il dissacrante e di giustificare quello che secondo natura è ingiustificabile.

In nome di un ibridismo globalizzante, oggi tutto sembra possibile. La condicio sine qua non perché l’impossibile si tramuti in possibile e le nefandezze in arte, pare risieda in un’entità panreligiosa. Questo spiegherebbe l’attuale natura di predicatore neofita dell’artista.

Se tutto è possibile, perché meravigliarsi del fatto che una “povera” installazione, divertente e alquanto kitsch, segua nel tempo la sua evoluzione, tanto più se naturale? Quella di dissolversi nella stessa chimera che l’ha partorita.

Proprio in merito alla discussione sul Terzo Paradiso alla Pilotta sorta sul blog di Luigi Boschi, e a commento del mio testo (Il fallimento nella ri-creazione del creato. Tra archistar, restyling e mercato), un acuto lettore che si firma Michele ha tracciato sinteticamente questa sostanziale differenza tra ibrido e chimera: “La distinzione sta nel fatto che l’ibrido ha un equilibrio anche se spesso non può avere prole, quindi nell’arte è qualcosa che nasce e muore così com’è.  La chimera è disordine, squilibrio e nasce già morta, geneticamente Povera, come l’arte di Pistoletto”.

Tra le tante chimere primeggia proprio il Terzo Paradiso, soprattutto quello installato alla Pilotta che di paradisi veri ne ha già abbastanza: Galleria Nazionale, Teatro Farnese, Museo Archeologico Nazionale, Biblioteca Palatina, Museo Bodoniano e Museo dell’Accademia Toschi.

È lecito chiedersi che fine faranno i frammenti postmoderni e chimerici disseminati nella Pilotta e la cui collocazione, che ha invaso e depreziato un manto verde di 2500 metri quadrati, è costata 15000- 20000 euro? Saranno utilizzati con altra finalità o resteranno così esposti per marcire e poi svanire sotto l’effetto delle intemperie? In questo caso sarebbe un miraggio annunciato.

La risposta, per me allarmante, mi è stata data per telefono da Luigi Boschi: i barili, le pedane e le varie tipologie di recipienti come le cassette in legno per la frutta, e quanto altro di simile di cui appunto si sostanzia il Terzo Paradiso, verranno rimosse entro il 25 giugno, prelevate dai donatori. Quindi, Pistoletto ha venduto, per la cifra sopra indicata, solo un’idea: la sua del Terzo Paradiso. Altro che chimera, sembra un sacrilegio: una profusione di ricchezza che nel Primo, ed unico, Paradiso non troverebbe una buona accoglienza, anzi ne verrebbe scacciata.  

Dalla polvere alla polvere: non è questo il destino dell’uomo? L’arte non potrebbe averne uno diverso. Che poi, dalla polvere e dalla spazzatura, dal kitsch e dal trash, dalla merda e dalle urine si siano ricavati tesori museali, questo è dovuto al potere alchemico del mercato e al pensiero forte della finanza al quale va ad aggiungersi quello debole della cultura. Uniti partoriscono miscugli di ogni genere.

Niente che riguardi l’arte autentica, se mai ne fosse rimasta qualche traccia nelle pieghe del buon senso; niente che sia degno di essere paragonato alla poesia: regna solo e solo il bramoso desiderio di denaro. Clifford Odets, regista e attore teatrale statunitense (1906-1963) ammoniva: “La vita non dovrebbe essere stampata su una banconota”. Quel che è peggio è che su di essa gli artisti di oggi vi stampano l’arte. Almeno che ve la dipingessero!      

A questo ribassamento dell’opera a merce e della merce a spettacolo, Guy Debord ne denunciò l’amara circostanza circa 50 anni fa, va inclusa la grande rissa in piazzale della Pace durante la quale i litiganti, pare una ventina, hanno utilizzato come oggetti contundenti elementi lignei che prelevati proprio dal Terzo Paradiso non  hanno affatto alterato né la sua natura estetica e né le sue caratteristiche artistiche.

 Accadrebbe contrariamente se da qualsiasi opera del passato rimuovessimo una sua parte o la orientassimo diversamente. Provate, con tutti i mezzi virtuali oggi a disposizione, a ruotare verso il basso il volto di Apollo e verso l’alto quello di Dafne o ad accorciare la sua folta capigliatura indietreggiante: l’opera, che dà respiro allo spazio e non viceversa,  ne verrebbe irrimediabilmente  compromessa: non sarebbe  più la stessa e Bernini, con tale mutamento, non sarebbe più il genio del Barocco.

Sicuramente le installazione di cui sopra non hanno subito nessun danno e sembra abbastanza ovvia la ragione: non hanno alcun valore formale. Nessuna riconoscibilità come opere d’arte, tant’è che tra il pubblico c’è chi le ha confuse con un improvvisato e caotico arredo da giardino.

Nonostante ciò, l’azione di depositarvi sopra della immondizia rimane sgarbata.

Da quanto detto si evince l’incomprensione generatasi tra l’arte alta e il pubblico; un pubblico ambiguo, goloso fino al paradosso di sagre e festival del cibo; famelico di informazioni e di comunicazioni e soprattutto prigioniero della propria  visibilità, ma per fortuna  a volte anche critico verso gli espedienti scioccanti utilizzati dall’arte la quale, ripetiamolo ancora, in molti casi neanche viene riconosciuta come tale. Scambiata per spezzatura è finita dadaisticamente nella raccolta differenziata, Cosa ne direbbe Duchamp? Così è successo presso il Museion di Bolzano, ad opera degli addetti alla pulizia.

Una parte di pubblico ritiene inaccettabile che si finanzino ingenti somme di denaro per realizzare opere facilmente scambiabili per giochi divertenti e stravaganti, mentre molte altre cose, più importanti del narcisismo degli artisti, vanno sottovalutate o non prese in considerazione.

Sempre in merito all’installazione del Terzo Paradiso, Luigi Boschi riporta, in data 05/05/2016, le parole dell’architetto Mario Botta, antecedenti alla degenerazione verso la quale la Pilotta andrà incontro nei giorni a venire: “Sono tramortito di come è stato ridotto l’insieme monumentale straordinario della Pilotta con il suo fascino del non finito… Pensare che portavo questo esempio di Parma nel mondo. Ho provato malessere visitando oggi Parma”.

Nel frattempo la Pilotta è andata  assumendo le caratteristiche di un baccanale.

Pensando che questo malessere proviene da uno dei più grandi architetti contemporanei, da un esemplare poeta del sacro, rispettoso dell’ordine della natura dalla quale trae ispirazione, per non dire stupore: la questione Pilotta si aggrava ulteriormente.

Continua Mario Botta: “Non si possono lasciare queste sedimentazioni storiche che costituiscono il vero valore delle città, abbandonate e tristemente occupate da installazioni che saranno pur partecipate, ma la partecipazione deve essere cosciente di cosa fa e dove lo fa.

L’altro ieri, scrivendo sulla trovata di allestire alla Pilotta il Gola Gola Festival, speriamo che Mario Botta non ne venga a conoscenza, sarebbe per lui un’altra e più dura amarezza, temevo che le nefandezze potessero giungere a sfiorare il Battistero di Parma; oggi, da quanto ho appreso dalle fotografie eseguite e pubblicate da Luigi Boschi, si sono fermate con degli scivoli in plastica al monumento dedicato a Giuseppe Verde.

Quanto sta accadendo a Parma è una chiara testimonianza di perdita della Memoria. Ci si  impossessa del territorio senza alcun riguardo per le sue stratificazioni storico-culturali. Un parco non dovrebbe essere solo una distesa di verde, funzionale al tempo libero e, purtroppo, anche agli sfoghi della collettività, soprattutto se  esso è parte integrante di un Complesso Monumentale che trasuda storia.

Nella grande abbuffata, colorata dall’euforia generale, tra il pesce fritto e gli arrosticini, tra gli hamburger e la carne alla brace, tra la bufala burger e le alici fritte, l’obiettivo di Luigi Boschi blocca eloquentemente l’invisibile. Chi è? Nessuno, per i partecipanti alla festa del cibo.

È l’immagine commuovente  di un mendicante in attesa di ricevere l’elemosina. Tra la folla che va e viene lui è solo con se stesso, rinchiuso nella sua anima sofferente. Tiene il capo reclinato come in segno di sottomissione. È inginocchiato sul marciapiede come in segno di preghiera. Ha con sé il bastone che lo sorregge e tra le mani un cappello bianco sporco, di quelli che si trovano nei cassonetti della spazzatura, con il quale sembra riverire la miseria che lo tiene in vita. Penso che gli astanti, presi dalla eccitazione della festa, non l’abbiano percepito. Una creatura altrettanto misera sta al suo fianco. È un cane dal corpo emaciato e dal pelo a chiazze bianche e nere. Sembra comunichino tra di loro. Né di colore dorato, né argentato è la sua ciotola per l’elemosina.

Il Mendicante e il suo cane sembrano diventati un peso da rimuovere, soprattutto durante le abbuffate e le ubriacature a cinque stelle. L’opulenta società che li ha partoriti non li rinneghi.

Foto Luigi Boschi:installazione sul Terzo Paradiso alla Pilotta di Parma Foto Luigi Boschi: giochi e luna park in Pilotta Foto Luigi Boschi: grigliata in Pilotta