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La Shoah ebraica è storia ed è verità pure di oggi

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La Shoah ebraica è storia ed è verità. Anch’io vorrei ricordare questa tragedia umana nel Giorno della Memoria.
Primo Levi
: “Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del lager, ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi e più squallidi…”
“Tutti sanno che i centosettantaquattromila sono gli Ebrei italiani: i ben noti ebrei italiani, arrivati due mesi fa, tutti avvocati, tutti dottori, erano più di cento e già non sono che quaranta, quelli che non sanno lavorare e si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dal mattino alla sera; i tedeschi li chiamano (due mani sinistre), e perfino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare yiddisch…”

“Noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni piombati; noi abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima prima che della morte anonima. Noi non ritorneremo. Nessuno deve uscire da qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz, è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo.”

La Shoah è la prepotenza dell’ignoranza sulla cultura. Di cosa è capace l’ignoranza cieca. Il Giorno della Memoria, ascoltiamo i politici con il loro intervento, spesso senz’anima, purtroppo. La retorica non deve, non può sostituire la tragedia.

E’ la ripetizione della Shoah, per coltivare la memoria della tragedia, per non dimenticare mai. Sono già in atto purtroppo altre Shoah. Ecco l’Olocausto di cui la classe politica oggi come allora è responsabile. Si sa ma non si fa nulla. Anche allora fin dal ’42 Inglesi, Francesi, Americani, la Croce Rossa, gli Ebrei di Israele sapevano quanto si stava facendo agli Ebrei in Europa. Nessuno intervenne. Col silenzio si può divenire complici. Anche oggi la tragedia si ripete.
(Corriere della Sera)
“Una bambina senza nome, con una gamba di legno e aggrappata al braccio senza mano di un uomo, cammina per le strade di Freetown, la capitale della Sierra Leone…Chi le ha tagliato la gamba non aveva probabilmente molti più anni di lei, ma portava una benda rossa sulla testa, a coprire due ferite sulle tempie che vengono riempite di eroina. Questa preparazione al combattimento -perfezionata da fumate di jamba, il nome locale della marijuana, e bevute di juju, un miscuglio di acquavite e polvere da sparo- ha prodotto migliaia di storpi, di ogni età e sesso, in una brutale campagna di terrore… La carestia nel Corno d’Africa ha smesso di comparire nel Tg della sera o sulle prime pagine dei giornali. Ma è sempre lì, anche se le troupe televisive se ne sono andate dall’Etiopia. In Uganda, la spesa medica a testa l’anno è di 6500 lire contro 35.000 per gli interessi sul debito… …Bilal prende da pozzi rudimentali e distribuisce in città l’acqua dall’alba a mezzanotte, almeno 800 litri, senza mai fermarsi, sette giorni su sette. Al ritorno dà tutto al padrone: riceve un po’ di riso e per letto c’è la terra (Mauritania)… Seba, originaria del Mali, è fuggita dopo anni di reclusione in una bella casa dove serviva (a tutto) e dove marito e moglie la picchiavano con fili elettrici e sulle ferite sanguinanti e in vagina le strofinavano peperoncino rosso (Parigi, Francia)… Né sogni né fiabe: realtà d’oggi, ancor più di domani. “E’ la globalizzazione, bellezza” si potrebbe rispondere con spirito amaro. Uno spirito suggerito dal fatto che non si può più non sapere: la schiavitù oggi esiste ed è anzi un business in espansione…gente usa e getta, senza riguardo alcuno. Quel getta significa che la nuova schiavitù è a termine: lo schiavo brasiliano del carbone è libero (buttato via) quando il campo si esaurisce…sono almeno 27 milioni gli schiavi viventi, più di quanti furono incatenati nella tratta dall’Africa tra il 1650 e il 1850…E’ vero che la globalizzazione porta ricchezza nei Paesi in via di sviluppo, ma va tutta a una ristretta élite…”

Per non parlare del traffico d’organi umani! Per non parlare dei miliardi di dollari distribuiti dal FMI e finiti nei conti correnti intestati a burocrati di Stato corrotti in qualche compiacente banca Americana, Svizzera, Europea.
(la Repubblica) Alcolizzati duecentomila giovani. Dei 9 milioni di giovani in Italia il 4-5% (oltre 360.000) è ad alto rischio. Il 2% (180.000 ragazzi) ha dipendenza da alcol. Un altro 4-5% è tossicodipendente da droghe… Quasi 1.000.000 di ragazzi italiani! Se come dicono psicologi e psichiatri non esiste volontà, ma condizionamenti da esperienze di vita anche loro costituiscono la shoah di oggi verso cui siamo tutti responsabili.
(Gazzetta di Parma) Parma…ho perso il lavoro, ho perso la casa, quel che mi è rimasto ce l’ho indosso…

Schiavi, affamati, deportati, prigionieri politici seviziati, desaparecidos, schiavi della prostituzione, poveri disperati (favelas), senza tetto, gli homeless: la sola N.Y. ne conta 40.000. Questa è la tragedia che si ripete. Una classe dirigente che genera la tragedia, la lascia praticare. Creare le condizioni per la depressione sociale è creare la Shoah mentale, è lo sterminio di massa dell’intelligenza. E’ inutile rimanere sconvolti di fronte al massacro ebraico perpetuato dal nazismo e dal fascismo, quando non si vogliono vedere le malvagità perpetuate dalla nostra cosiddetta civiltà; meglio l’inciviltà allora, non vi è consapevolezza almeno! Quando vi è consapevolezza, maturità culturale o civile non può esserci perdono, così come non può esserci perdono per quei nazisti e fascisti che hanno commesso allora crimini e verso coloro che hanno assistito che la tragedia si compisse. Dov’era il sostegno ai più deboli? Qual era il pensiero economico internazionale sottostante la tragedia di allora? Qual è quello di oggi? Quale la logica che spinge ancora alla attuale produzione di povertà? Dov’è la rete globale di protezione sociale e di aiuto ai più poveri? Non basta dire: abbiamo i servizi sociali! Non basta assolversi con l’assistenzialismo. No, non basta! Occorre l’impegno individuale, collettivo a non riprodurre, a non generare le condizioni per il degrado umano. Non pensiamo di demandare alle Istituzioni un dovuto, quanto necessario comportamento civico individuale (convivenza, tolleranza, solidarietà). L’etica della responsabilità collettiva e individuale in una società ad alta riflessività sociale è valore indispensabile per la qualità di convivenza in cui si combatte la povertà relativa e assoluta, le differenze costituiscono valori universali, i diritti umani sono rispettati. Non bastano, allora, i servizi sociali a nascondere le vergogne della cosiddetta civiltà, soprattutto quando divengono il vero obiettivo e la povertà, il disagio, lo strumento. Ecco allora che si produce il cancro sociale. Come se fosse una linea di processo industriale. L’anziano, l’immigrato, l’indigente, il malato povero diventano strumenti economici su cui gravitano i servizi collegati oggetto spesso di voti di scambio, lottizzazioni, appalti truccati, posti di lavoro. E l’assistenzialismo generico, spesso non qualificato, produttore di assistiti patologici, generatore di una vera e propria catena di povertà in cui l’elemosina diviene lavoro; persone ridotte a strumento per la sopravvivenza dei servizi collegati: tutto ciò si chiama pratica di degrado collettivo sociale, il prodromo alla tragedia. Non si interviene con la necessaria comprensione, con la capacità nel sostenere chi è finito in difficoltà. Non si interviene con la volontà di aiutarlo a risollevarsi, rigenerarsi. Non si interviene con una assistenza qualificata ad personam per l’aiuto necessario: culturale, psicologico, relazionale, economico affinché chi è caduto in basso o vive nel disagio possa riacquistare la propria dignità, no! Si lascia che le persone perdano la loro dignità così da perderle per sempre. Non solo, ma se possibile se ne alimenta il discredito, si pongono al confino, si genera intorno a loro l’abbandono, il vuoto, l’isolamento, li si riduce nel migliore dei casi all’assistenzialismo di povertà, all’esercizio di servizi marginali o insignificanti, così da alimentare violenza, odio, rinuncia alla vita. A questa pratica disumana si deve porre fine. La dimensione e il valore di cittadino del mondo, non di sudditi, non di oppressi da un manipolo di ignoranti prepotenti, non possono essere disattesi da nessuno. Scriveva

Primo Levi: “Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità…”
Un sistema che ha generato e sta producendo una società marcia ed ogni pentola, ricca o povera che sia, puzza!
Nel 2003 si producono ancora Shoah. Nel Giorno della Memoria di quello che un regime fu capace di fare, voglio ricordare le malvagità prodotte dalla disumana prepotenza contro i popoli, e che si continua a produrre nelle nazioni più povere, e che si continua a praticare nei paesi più ricchi. Il giorno della memoria è il giorno del riconoscimento del valore universale alla vita, alla dignità della persona a cui nessun può e deve attentare. I rappresentanti delle Istituzioni, i centri di potere smettano la pratica oppressiva, di dominio, adottino quella espressiva delle potenzialità, della pluralità, consentano la crescita di una meritocrazia riconosciuta, la pluralità di centri di potere come luoghi di servizio, generatori di ricchezza, non propulsori di affarismo trasversale che impoverisce la stessa classe dirigente, di cui poi ci si lagna, impoverisce la collettività e induce alla violenza sociale.
Il Giorno della Memoria è il giorno della tragedia indelebile causata agli ebrei, ai bambini, agli anziani, ai deboli, ai diversi, ai portatori di handicap, ai malati di mente, ai gay, dalla malvagità umana nazista e fascista, è il giorno del ricordo delle tragedie storiche e attuali prodotte nel mondo dalla prepotenza, dal potere arbitrario, dalla malvagità, dalla corruzione, dall’interesse economico, dall’ignoranza.
Le immagini dei campi di concentramento devono essere affiancate alle shoah compiute nel mondo: in Cina, in Russia, in America latina, in Africa, in Jugoslavia, in Italia, agli stermini coloniali spagnoli, francesi, tedeschi, inglesi, al genocidio indiano nell’America del Nord, alle tragedie del Vietnam… Ho visto un vecchio Papa andare in giro per il mondo a chiedere perdono; non ho visto Capi di Stato farlo; ma a promuover guerre sì. Eppur si dice che i governi sono costituiti per la felicità dell’uomo! Non permettiamo che il Giorno della Memoria diventi il giorno del ricordo, della stupida ripetizione di una storia senza fine. Troppo spesso i politici han detto basta, e si è continuato invece imperterriti nella violenza.

Cardinal Martini: “Oggi, in non pochi ambiti della vita quotidiana è più facile dirsi non credenti che credenti. Siamo nel Sabato Santo del tempo e della storia, lo smarrimento dei discepoli è il nostro: si ha l’impressione che Dio sia diventato muto, che non suggerisca più linee interpretative della storia. E’ la sconfitta dei poveri, la prova che la giustizia non paga…Manca una globalizzazione della solidarietà. E i poveri sono oppressi, i prepotenti trionfano, i miti sono disprezzati.” E aggiungo io l’intelligenza depressa e repressa. Se questo è un uomo! “Padre, disse il figlio, circa 2000 anni fa, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”.

Pasolini: “Uomini severi, in doppiopetto, eleganti, che salgono e scendono dagli aeroplani… E uomini umili, vestiti di stracci, o di abiti fatti in serie, miseri, che vanno e vengono per strade rigurgitanti e squallide… E’ da questa divisione che nasce la tragedia e la morte.”

Don Umberto Cocconi
: “La Gioia di Gesù nasce dal sentirsi parte dell’altro… La mitezza è l’unica suprema potenza che consiste nel lasciare essere l’altro quel che è. La mitezza è l’altra faccia della politica. Il mite può essere configurato come l’anticipatore di un mondo migliore”.

Charles Patterson
: “Nei confronti degli animali tutti sono nazisti, per loro Treblinka dura in eterno”.
siamo nati perfettibili, ma non saremo mai perfetti. E’ nostro dovere cercare di migliorarci

Gandhi
: “ La non violenza è uno stadio di perfezione. E’ l’obiettivo verso il quale si muove naturalmente l’umanità, senza tuttavia esserne consapevole”. 
(Parma 27 Gennaio 2003; aggiornato il 27 gennaio 2017)

Luigi Boschi