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Non dover abbassare lo sguardo…

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SEBASTIANO ROLLI

“Que’ prudenti che s’adombrano delle virtù come de’ vizi, predicano che la virtù sta sempre nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov’essi sono arrivati, e ci stanno comodi.”
(Alessandro Manzoni)

Sembra scritta apposta per tutti quegli anonimi che pontificano criticando il coraggio degli altri di prendere una posizione. Non contemplando che vi possa essere gente che ha ideali e, credendo in essi, non si sottrae dal farli precedere dalla propria faccia e dal proprio nome, attribuisce al prossimo (essendo loro cosiffatti) ogni più meschino obiettivo; scrivono (nascondendo il nome ed il viso) ogni sorta di piccineria credendo di essere saggi e prudenti.

Purtroppo il loro nascondersi dietro pseudonimi non e’ frutto di prudenza ma di vigliaccheria; la loro critica non e’ dettata dalla volontà di miglioramento, bensì da invidia e rancore; i loro pareri non sono lo specchio di una libertà di spirito ed intelletto, ma della schiavitù che nasce dalla grettezza, dal livore e da evidenti biechi interessi.
La cultura, la musica, l’arte, il teatro (Regio o non Regio), la bellezza? Sono divenute parole vuote, merce di scambio, oggetti del potere.
“La bellezza salverà il mondo!” diceva Dostoevsky alludendo alla grazia di un gesto di carità in un romanzo il cui titolo e’ così pregnante da descrivere la condizione nella quale tanti di noi, di fronte alla strana realtà che ci circonda, si sentono: “L’idiota”.
Difficile pensarlo oggi! Ma ancora possibile, purché si rinunci ad un pezzettino di ciò che pensiamo ci debba appartenere di diritto.
E’ forse vero che ‘l’amor proprio muore un quarto d’ora dopo di noi’? Sarebbe un bel guaio, giacche’ e’ proprio lui ad impedirci di lavorare per la collettività. A questo punto, a tutti i prudenti/vigliacchi; a tutti i saggi/spara-sentenze; a tutti gli anonimi fascisti che vogliono risolvere i problemi della società nascondendosi dietro pseudonimi e facendosi trainare da ondate di populismo pseudo-berlusconiano non accorgendosi di prestarsi ad un giuoco che ci porterà ad un’altra dittatura di fatto camuffata (questa volta) dai simpatici lazzi di un comico che ha sostituito il proprio languente palcoscenico con l’agone politico, dico che stanno facendo gli errori sbagliati! Ma forse e’ troppo tardi. Grillo e’ un politico, non un anti-politico. La destra lo appoggia perché otterrà da lui di evitare che la sinistra possa tornare a governare. Grillo e’ strumentale (novello consapevole terrorista) al giuoco del nuovo fascismo. Si sta servendo dell’ignoranza cieca della gente per fornire facili e precotte anti-soluzioni a problemi più complessi di quanto la sua esperienza intrattenitoria possa contemplare. Ogni vent’anni il pericolo ritorna: dopo Berlusconi, Grillo (e senza l’ottundimento del senso critico provocato da quarant’anni di tv berlusconiana nemmeno Grillo avrebbe raccolto alcunché…). Ripeto: rischiamo di fare gli errori sbagliati (giacche’ ve n’è di giusti e di sbagliati!).
Comunque sia sara’ triste continuare ad assistere allo sprofondare del senso di dignità, di signorilità, lealtà, nobiltà. Sara’ triste vedere l’abbrutimento morale ed intellettuale premiato da un non-sistema che privilegia l’ineleganza. Che bello essere eleganti, avere la coscienza pulita, non dover abbassare lo sguardo, tornare a casa sapendo che si e’ fatto il proprio dovere. Che bello poter dire di non aver offeso nessuno, non aver fatto un torto ad alcuna persona; poter dire di non aver mortificato o umiliato subdolamente chi non la pensa come noi. Che bello aver avuto il coraggio di esprimere il proprio pensiero nel rispetto del prossimo e nel proprio pieno diritto di cittadino che non sente la necessita’ di nascondersi perché non ha nulla da nascondere!!
Ma tutto questo e’ ormai solo chiacchiera, per di più di quel particolare genere che può essere capito sempre meno.

Dovremmo far nostri i versi finali de’ “La lucertola di Casarola” di Attilio Bertolucci, quei versi che starebbero così bene in bocca a Giuseppe Verdi! Pensando a come e’ stato trattato e continua ad essere trattato in quella che ancora oggi si picca di essere la ‘sua’ città, perché non metterglieli sulle labbra:

“A quelli che vorrebbero tenermi qui-
morti che mi amano ancora
perché non gli resta altro da fare
che amarmi sin che anch’io
non sia tornato con loro
dietro il muro sbiadito e il marmo
che salda la calcina mischiata
con sabbia del Baganza e acqua
del condotto farnesiano –
vivi che non mi hanno mai amato
e dicono di preferire
quella mia poesia di una grazia
proverbiale, dico:
lasciatemi andare,
giugno e’ ventoso,
e queste foglie amare
sono imbrattate di lucciole sfinite,
lasciatemi andar via.”