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Scarpinato: “Un filo nero da Rauti a Meloni i neofascisti dietro le stragi”

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Roberto Scarpinato ex magistrato , senatore M5S
Roberto Scarpinato ex magistrato , senatore M5S

GIUSEPPE SALVAGGIULO
Il senatore M5S, ex magistrato a Palermo: «L’artificiere di Capaci era di Ordine Nuovo. Questa destra è revisionista, nega i contatti di Riina con massoneria e servizi segreti»

«L’elezione della Colosimo non è un’impuntatura personale, ma una scelta di coerenza della premier. Io lo chiamo soccorso nero. E noi non solleviamo una polemica politica, ma una questione istituzionale», dice Roberto Scarpinato, ex magistrato antimafia, ora senatore M5S.

Che cosa intende per soccorso nero?

«Meloni ha sempre proclamato fedeltà a Pino Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, dalle cui fila sono usciti gli stragisti degli Anni 70. Ha partecipato a una manifestazione con Ciavardini e criticato la sentenza di condanna sulla strage di Bologna. Il deputato Mollicone ha ricordato in Parlamento il depistatore generale Maletti, definendolo “uomo di Stato”. Ciavardini è uscito dal carcere grazie a Claudio Barbaro, attuale sottosegretario, e a sua volta ha fatto uscire dal carcere Cavallini».

Ha senso sollevare una questione fascista sulla commissione antimafia?

«Dopo il fascismo c’è il neofascismo: implicato nella stagione delle stragi con ampie coperture istituzionali, ora è penetrato nello Stato, presidia la tolda di comando. È una lunga marcia. Prima per sovvertire la Costituzione, oggi per svuotarla».

In che modo, visto che parliamo di una commissione di inchiesta?

«L’elezione della Colosimo interviene in un momento particolare. La Corte di Bologna ha appena condannato Bellini, neofascista di Avanguardia Nazionale, che nel 1992 era in contatto con gli esecutori della strage di Capaci e suggerì la strategia di colpire i beni artistici, come fatto nel 1974 da Massimiliano Fachini, leader di Ordine Nuovo a cui apparteneva Pietro Rampulla, artificiere di Capaci. La sentenza di Bologna rivede il delitto Mattarella recuperando la matrice di destra eversiva, come sosteneva Falcone. Stefano Delle Chiaie era a Palermo nel periodo delle stragi. Su questi temi dovrebbe misurarsi la commissione antimafia. Come potrà farlo con questa presidente?».

La Colosimo è nata nel 1986. È anagraficamente distante.

«Ma è imbevuta di questa solidarietà ideologica. E viene eletta non per un capriccio personale o debito di amicizia della premier, ma con una precisa missione».

Quale?

«Costruire una contronarrazione revisionista e negazionista: le stragi sono opera solo di Riina, niente c’entrano massoneria, servizi segreti, neofascisti. Al massimo qualche imprenditore del Nord dagli affari sporchi».

Ci saranno conseguenze sulle indagini giudiziarie?

«Devastanti. Immaginiamo come questa notizia sarà letta da personaggi come Graviano, al 41 bis, o Bellini, che attende il processo di appello per la strage di Bologna».

Come?

«Questa è gente che conosce i codici del potere meglio di me e lei. Il messaggio è chiaro: sul patto di fedeltà al fondatore di Ordine Nuovo si fonda il controllo di un’istituzione delicatissima. Crede che questo possa incoraggiare collaborazioni?».

Meloni e Colosimo hanno un’amicizia antica.

«Per una statista, di fronte a una questione istituzionale l’amicizia recede. A meno che non sia lo schermo di una visione strategica, la rilegittimazione del neofascismo. Questa elezione ne è una tappa fondamentale. C’è un filo nero che si dipana».

Avevate provato a evitare questo esito?

«Avevamo detto: indicate un altro nome, lo votiamo anche noi. Invece la Meloni ha insistito, pur sapendo che noi saremmo usciti dall’aula, una cosa mai successa. Una linea Maginot di decenza».

E a rientrare, per incassare un vicepresidente.

«Eletto solo con i voti dell’opposizione. Era necessario, per non lasciare sguarnito l’ufficio di presidenza, che decide su quali temi indagare. Io, però, avevo detto per tempo che non sarei stato disponibile a fare il vice della Colosimo».

È ancora deluso dal M5S, che ha scoperto non essere di sinistra?

«Mai detto questo. La mia tesi è che il M5S dovrebbe essere ribattezzato partito della Costituzione. Dove le stelle sono venti, non solo cinque, e nascono dalle culture cattolica, liberale, socialista. Oltre la sinistra, quindi». 25 Maggio 2023

Fonte Link: lastampa.it