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Washington, in 100mila alla marcia per Israele: “Con noi è la maggioranza del popolo americano”

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La manifestazione di solidarietà arriva dopo una lunga serie di cortei pro-palestinesi segnati anche da slogan antisemiti

NEW YORK – Quando hanno aperto le porte di accesso, alle 10 di mattina, un’onda umana ha invaso il National Mall di Washington. Prima in silenzio, lasciando che le bandiere di Israele sventolassero mosse da un vento gelido da inizio inverno, poi cominciando a intonare slogan per la pace e contro il terrorismo. Nella capitale americana è andata in scena la “Marcia per Israele”, la manifestazione di solidarietà che ha rotto la catena di cortei pro-Palestina segnati da slogan antisemiti e che hanno attraversato tutti gli Stati Uniti nell’ultimo mese.
Sono arrivati a decine di migliaia, per gli organizzatori centomila, secondo altri erano 60mila, radunati sotto il palco circondato di bandiere israeliane e americane e poi via via lungo il viale del Mall, dalla 10ª northwest alla 14ª. Tra i partecipanti c’erano scuole ebraiche, membri di sinagoghe, insegnanti, artisti, studenti, parenti di alcuni degli oltre duecento ostaggi in mano ad Hamas. Hanno alzato cartellini con scritto “We stand against terrorism”, siamo contro il terrorismo, e “We stand with Israel”, siamo con Israele.

I partecipanti

Con loro, erano attesi gli interventi dei rappresentanti del Congresso, incluso il nuovo speaker della Camera, Mike Johnson, il leader della maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer, quello della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, l’ambasciatrice Deborah Lipstadt, inviata del dipartimento di Stato per l’antisemitismo e Natan Sharansky, l’ex dissidente sovietico, che qui aveva già parlato nell’87 a nome degli ebrei russi, e lo aveva fatto anche nel 2002 a sostegno di Israele durante la seconda Intifada.
C’erano anche non ebrei, come John Hagee, evangelico fondatore dei Cristiani Uniti per Israele, e Rochelle Ford, presidentessa della storica università nera di New Orleans, la Dillard University, e Anila Ali, attivista pachistana e presidente del Consiglio per l’emancipazione delle donne musulmane. E poi le voci della comunità ebraica, moltissime e ascoltate, come quella di Eric Fingerhut, presidente della Jewish Federations of North America, una delle organizzazioni che hanno promosso la marcia, e che ha detto di averlo fatto per “ricordare ai politici di Washington che la maggioranza del popolo americano” sostiene le azioni di Israele, anche se non è d’accordo su tutto.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha inviato un messaggio, in collegamento audio: “La chiarezza morale – ha detto, accolto dagli applausi – e le coraggiose azioni dei nostri alleati americani dimostrano la profondità dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele, più forte che mai”.

L’intervento del rabbino

Molti indossavano i colori bianchi e blu di Israele, moltissimi erano avvolti dalla bandiera. Come David Komeromski, che osservava il figlio Natan sventolarne una mentre i manifestanti sfilavano verso il Mall. Komeromski è rabbino a Canton, Ohio, ed è partito per Washington con il figlio di quattordici anni e la moglie per dare un sostegno alla causa. “Non è la prima volta e non sarà l’ultima – racconta – sono venuto qui anche nell’87 per una manifestazione organizzata dalla comunità ebraica alla vigilia del crollo dell’Unione Sovietica. Io credo che sia importante per i giovani vivere esperienze come questa”.

Il rabbino parla ai reporter e intanto distribuisce ai passanti spille israeliane e piccole bandiere con il simbolo della pace. “Noi – spiega – siamo a favore di una pace equa e per la fine della guerra e del terrorismo, perché quello di Hamas non puoi chiamarlo in modo diverso”.

Le misure di sicurezza erano ai massimi livelli. Vietati supporti fotografici, stick per farsi il selfie, ombrelli, aste per bandiere, tutto quello che poteva essere usato potenzialmente per aggredire qualcuno. L’ultima cosa che volevano gli organizzatori era aggiungere odio e violenza a quello già esistente. Sono arrivati da tutti gli Stati Uniti. Come Itay Levin, della federazione di Los Angeles, che compara il massacro del 7 ottobre, quando sono stati uccisi più di 1200 israeliani, all’11 Settembre. “Non è molto lontano da quella tragedia – aggiunge – in gioco c’è il diritto all’esistenza e la democrazia”. “Io – aggiunge Sydney Kaufmann, arrivata da New York – spero che i politici ci vedano tutti, le comunità ebraiche non verranno ridotte al silenzio”. “Noi – continua, rivolgendosi ai giornalisti – storicamente abbiamo attraversato momenti terribili, per questo vi chiediamo di aiutarci a fermare il male che affligge il mondo e a evitare che i gruppi terroristici portino ancora morte”.

Sandra Nudelman è arrivata dal New Jersey. “Le conseguenze tra i civili – ammette – sono una cosa che nessuno vuole vedere. Quando guardo le immagini dei palestini che stanno morendo mi sento male per loro. Se è giusto? È orribile, ma non sarebbe successo senza il massacro del 7 ottobre”. William Daroff, presidente della conferenza che raduna le maggiori organizzazioni ebraiche americane, accusa Hamas di adottare “tattiche brutali” che “non possono essere tollerate dal mondo civile”. Chiedono di “poter essere felici”, e “che i palestinesi possano vivere serenamente a Gaza”. “Non puoi volere la pace per uno e non per l’altra”, aggiunge Leena Zelman, di New York. Poco distante e un paio d’ore prima, era stata allestita una preghiera all’aperto con centinaia di ebrei, radunati simbolicamente nell’area attorno alla Casa Bianca.14 NOVEMBRE 2023

Fonte: repubblica.it

Fonte Link diretto: https://www.repubblica.it/esteri/2023/11/14/news/washington_marcia_per_israele-420373196/