Home Rubriche Luciano Scaccaglia Abbiamo bisogno di un Dio che si presenti anche come Madre

Abbiamo bisogno di un Dio che si presenti anche come Madre

249
0

Isaia 66, 10-14;
Salmo 65;
Galati 6, 14-18;
Luca 10, 1-12.17-20.

Abbiamo bisogno di un Dio che si presenti anche come Madre; le religioni, le Chiese sono ancora maschiliste e patriarcali e spesso in esse si annidano l’intolleranza, l’incomprensione e l’autoritarismo.

Abbiamo bisogno di un Dio Madre e non della metafora Dio-Padre-padrone. E’ il messaggio della prima lettura, dolce come la carezza di una madre: "Voi sarete allattati e portati in braccio e sulle ginocchia sarete accarezzati".

Dio non è Padre se non è anche Madre. Ed è Gesù che ci rivela tale pienezza, perfezione e infinità dell’amore di Dio.

Il vangelo contiene un brano presente solo in Luca, dove con ampiezza di particolari viene descritta la missione dei discepoli e delle discepole. Sono settantadue, o 70 in alcuni Codici. Si tratta di un numero simbolico: 70 sono gli anziani del consiglio che aiutano Mosè nel governo del popolo di Dio, 70 sono le nazioni pagane enumerate nella "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi (c. 10). Il richiamo simbolico sottolinea l’universalità dell’annuncio evangelico.

Tutti i popoli sono chiamati a far parte del regno di Dio.

I missionari devono andare "a due a due": e questo per essere creduti, seguendo la mentalità del tempo, e per essere di aiuto reciproco in caso di bisogno o di pericolo.

Molte sono le provocazioni attuali presenti nel brano di Luca.

-L’annuncio di Cristo Salvatore è compito di tutti e di tutte, non monopolio del clero. Così è stato per secoli. S. Francesco d’Assisi infatti per poter predicare il Vangelo ha dovuto ricevere l’ordinazione diaconale e quindi appartenere al clero. Purtroppo questa mentalità, nonostante il Concilio Vaticano II, è ancora presente in molti cristiani.

-L’annuncio di Cristo è una missione urgente: il discepolo è uno che ha fretta di recare il "lieto annuncio". La strana raccomandazione "non salutate nessuno lungo la strada" si colloca in questa prospettiva di urgenza.

Teniamo presenti gli usi imposti dal cerimoniale orientale per i saluti: inchini, prostrazioni profonde, a non finire. E salamelecchi stucchevoli.

Il discepolo non può attardarsi. Non può perdersi in convenevoli. Deve puntare diritto alla sostanza. La sua corsa non può essere rallentata da attaccamenti personali o dalla necessità di salvare le forme.

L’importanza della notizia vale più del galateo.

-L’annuncio di Cristo, sempre secondo Luca, ottiene risultati positivi, sorprendenti, insperati. Ciò appare dal grido entusiastico e fiero dei discepoli che tornano dalla loro prima missione: "Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome".

Ma perché questo si realizzi, Gesù chiede quattro condizioni: la non violenza: io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; la povertà: non portate né bisaccia, né sandali; la pace: in qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa; la condivisione: restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno.

Condizioni spesso tradite e disattese.

Oggi, nella Chiesa, fa problema soprattutto la povertà: troppi i legami con il potere economico e finanziario.

Eppure Gesù, nel brano proclamato, è chiaro e incalzante per tutti. Chi annuncia l’Evangelo non è legato al denaro e al vestito (v.4), è distaccato dagli incubi economici e dalla preoccupazione maniacale del domani (v.7), riceve ciò che gli viene offerto e dona ciò che ha, cioè il suo amore per i malati,   i sofferenti e gli stranieri (vv.8-9), non si fa accompagnare da "borse e bisacce" (v.4), ma condivide la vita di coloro che devono essere evangelizzati, non adotta il metro del lupo che è di sua natura rapace, ma quello dell’agnello che si dona (v.3).

Oggi, nella Chiesa e nel mondo fa problema la pace. Così scriveva il coordinatore nazionale di Pax Christi (don Tonio Dell’Olio): "Spesso i sandali (evangelici, ndr), si sono evoluti (?) in anfibi e sono andati in guerra, magari calzati da cappellani militari assolutamente in buona fede ma tanto distanti da questo capitolo 10 dell’evangelista Luca".

Siamo preoccupati, ma non scoraggiati; stiamo toccando il fondo, ma per risalire e difendere la condivisione equa e onesta dei beni, la libertà di espressione e di informazione sia nella Chiesa che nella società civile.

In questo impegno serio e urgente ci aiuti questa preghiera:

 "Così dunque vuoi che sia la tua Chiesa:

leggera e libera come il vento,

 Chiesa povera, di poveri e per i poveri,

Chiesa sempre in  missione:

essa stessa missione vivente,

che attraversa tutte le civiltà

senza mai confondersi con esse,

pronta a scuotere i calzari e andare altrove;

fatta tutta a tutti, nel rispetto di tutte le culture,

perché tutti si sentano tuoi fratelli, Signore.

Amen" (p. D. M. Turoldo).

Luciano Scaccaglia,
teologo e parroco di S. Cristina e S. Antonio Abate

Previous articleMarea nera, titolo Bp giù del 50% E ora Gheddafi medita l’acquisto
Next articleZardoz