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La Parola di Dio: una realtà viva e tagliente

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Neemia 8, 2-4a.5-6.8-10;
Salmo 18;
1Corinzi 12, 12-30;
Luca 1, 1-4;4,14-21.

Nella nostra comunità è grande festa. Cinque bambini hanno ricevuto da Gesù il dono del Battesimo: Greta, Camilla, Caterina, Greta, Nicola-Giovanni.

Sono il sogno di Dio e il segno che non si è stancato di questo mondo e che ama tutti i bambini di ogni religione, di ogni popolo.

Alcuni sono già in Paradiso, penso ai bambini di Haiti: sono nostri piccoli angeli custodi, che  sono arrivati a casa troppo presto e in modo drammatico!

Per questi drammi  dubbi di fede hanno aggredito fortemente il nostro credere.

Gli altri bambini feriti e abbandonati a causa del sisma devono trovare presto una famiglia e tanto amore.

Per  bambini battezzati e per  tutti i bambini del mondo noi vogliamo preparare un mondo diverso; dove non ci sia discriminazione tra bianchi e neri, dove papà e mamma abbiano un lavoro non precario, una casa dignitosa e dove gli adulti,  ricchi e  potenti, non godano di alcun privilegio di fronte alla legge. Nessuna impunità. I bambini battezzati avranno bisogno soprattutto di buoni esempi e di norme e leggi uguali per tutti.

E saranno guidati e illuminati dal Libro Sacro, come il popolo tornato dall’esilio babilonese, di cui si parla nella prima lettura.

Era un’alba dolce di un giorno autunnale del settimo mese, secondo il calendario ebraico, dell’anno 444 a.C. e il popolo è in attesa, fremente e commosso.  Alla porta delle acque, nell’area del tempio riedificato, il sacerdote Esdra alza il Libro Sacro e lo intronizza. Si inizia poi con la lettura di alcuni brani, lettura chiara che non ammette distrazioni. Segue la spiegazione, l’esegesi: infatti, la Parola di Dio è dentro un involucro umano, dentro una corteccia culturale; per capirla occorre pregare, scavare in essa e studiare. Dicevano antichi studiosi: "Ogni parola della Bibbia ha settanta volti".

Leggere, spiegare la Parola, ma anche attualizzarla e metterla in pratica. Infatti, la Parola di Dio non è una pietra preziosa, nascosta in uno scrigno, né un codice antico da ammirare, ma una realtà viva e tagliente che spinge alla gioia della condivisione. Dice il governatore Neemia al popolo: "Mangiate…e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato….non vi rattristate…la gioia del Signore è la vostra forza".

Della Parola di Dio parla anche il brano di Luca, suddiviso in due parti. Nella prima l’evangelista, serio, puntuale e preciso storico, di formazione ellenista, ci presenta la solida e credibile base storica del vangelo, da lui redatto e composto. Parla, infatti, di "ricerche accurate su ogni circostanza".

 Ma non fa, però, un resoconto freddo e asettico come un cronista distaccato dai fatti narrati. Luca è prima di tutto un uomo di fede, un teologo, che vuole aiutare l’amico Teofilo -che, tutti ci rappresenta- a dare un fondamento storico e ragionevole alla fede in Cristo. Per lui infatti la fede non ha nulla da temere dalle esigenze della ragione.

Nella seconda parte, protagonista è Gesù, nella povera sinagoga di Nazareth. Egli, usando del diritto che spettava ad ogni maschio ebreo adulto, dopo la lettura biblica, tiene l’omelia: "Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia". Da chi gli fu dato? Il verbo è al passivo e manca il soggetto, quindi non tanto dall’incaricato, ma da Dio stesso. E’ il famoso passivo teologico: è Dio, JHWH, il cui nome era proibito pronunciare,  l’autore di quel libro, posto ora da Lui nelle mani di suo Figlio.   Dio è l’autore principale della Bibbia, ma non unico,  perché si serve di autori umani, gli agiografi.

Con Gesù è arrivata la liberazione morale e sociale; lui inaugura il perenne giubileo, l’anno di grazia e di libertà, per gli indebitati, per gli impoveriti, per chi non arriva alla fine del mese, per quanti sono sottoposti a condizioni di lavoro che offendono la vita e la dignità, per le donne indifese, per i bambini e le bambine venduti come schiavi, e per gli immigrati spesso sfruttati e offesi.

Il futuro di questi bambini è la convivenza serena, è la stima reciproca a livello culturale e religioso, non è la tolleranza o peggio la separazione. E’ camminare insieme, mano nella mano, neri, bianchi e gialli e sognare insieme per costruire tutti un mondo diverso e una Chiesa diversa,  non un’altra Chiesa, ma una Chiesa altra, differente, fonte di liberazione morale, spirituale e sociale. Questa è la Chiesa che sogniamo insieme e vogliamo realizzare:

"Sogno una Chiesa
dove l’amore e la gente
sono più importanti
che le pietre e i campanili.
Sogno una Chiesa
dove il latte e il miele
scorrano più abbondanti
che il potere e il denaro.
Sogno una Chiesa
dalla porta aperta
dove non si  privilegia nessuno
eccetto i poveri.
Sogno una Chiesa
dove giovani e vecchi, nativi e immigrati,
siano ispirati a cambiare il mondo.
Sogno una Chiesa
che faccia sì che i miei sogni diventino veri".

Luciano Scaccaglia
teologo e parroco.

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