Home Rubriche Luciano Scaccaglia NESSUNO HA IL MONOPOLIO DELLO SPIRITO

NESSUNO HA IL MONOPOLIO DELLO SPIRITO

261
0

Atti 2, 1-11;
Salmo 103;
Romani 8, 8-17;
Giovanni 14, 15-16.23b-26.

Lo Spirito di Dio, che oggi ricordiamo in modo particolare, è fonte di luce e di forza; infatti Egli  effonde su tutti, credenti e non credenti, i suoi sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio (timore= amore).

Illumina gli scienziati e i ricercatori, perché le loro scoperte, come la cellula artificiale, siano sempre al servizio della vita umana, contro ogni malattia e a difesa della salute del pianeta. E illumina e dà forza alle donne e agli uomini perché portino amore sempre e ovunque.

Tutti abbiamo bisogno di questo Spirito che, purtroppo, pochi invocano e pregano, specie nella nostra Chiesa, dove altre devozioni meno importanti, a volte superstiziose, riempiono le nostre chiese, i nostri Santuari, offuscando così la centralità di Cristo e del suo Spirito nella nostra vita di credenti. Eppure è lo Spirito Santo il grande "esegeta", l’ interprete che ci fa capire il Libro Sacro. E’ Lui che ha ispirato le Scritture Sacre di tutte le religioni autentiche, non solo la Bibbia, ma anche il Corano, i Veda e altre ancora.

Occorre però ricordare che la Parola di Dio, nei libri sacri, è spesso nascosta dentro una corteccia, una cultura umana, del tempo, da togliere per evitare letture fontamentaliste o letteraliste.

E’ lo Spirito Santo che suscita il vero amore e purifica le religioni dalla paura di Dio o da false sicurezze, anche religiose, come ci ricorda un mistico innamorato di Dio: Fratel Carlo Carretto: "Ecco dove sta il vero problema: io corro il pericolo di essere un nulla, perché non so amare. Non chiedetevi più se credete o non credete in Dio; chiedetevi se amate o non amate".

Nella Bibbia lo Spirito, dono del Cristo Risorto, ci è rivelato attraverso tre simboli, tre metafore, tre segni visibili, sintomi di una realtà misteriosa, nascosta ma reale: la colomba, il fuoco, il vento.

La colomba, nella teofania del Battesimo di Gesù al Giordano, richiama la sua vocazione e  missione nel mondo: creare una nuova umanità, di fratelli e di sorelle in pace e serenità tra loro e con la natura. Come la colomba che Noè aveva inviato dall’arca e che poi era tornata indietro con un ramoscello di ulivo, segno della nuova vita che stava nascendo nel mondo vecchio, nello stesso modo lo Spirito che era sceso in forma di colomba e si era posata su Gesù, diceva che una nuova umanità si inaugurava e si inaugura in Gesù. Come una colomba era il simbolo della semplicità, così la presenza dello Spirito in Gesù, il Cristo, rigettava e rigetta ogni ambiguità, doppiezza e menzogna.

Le altre due metafore dello Spirito Santo sono presenti nella prima lettura.

Il vento richiama il primo giorno della creazione. Si legge nel libro della Genesi: "E lo spirito di Dio aleggiava sulle acque".

In ebraico la stessa parola "ruah" indica spirito, vento, soffio, alito.

Lo Spirito di Dio, il suo soffio, crea e ri-crea, dà vita nuova là dove c’è morte, è sì invisibile, ma, in quanto investe la vita dei credenti, si rende visibile nella vita rinnovata, nel perdono ricevuto e donato, e nell’amore, come ci ricorda il brano evangelico di Giovanni.

Lo Spirito è anche come il fuoco. Alla metafora del fuoco che si divide e si posa su ciascuno è affidato il significato più rivoluzionario della Pentecoste. Lo Spirito tocca la vita, il corpo di ogni persona. Persone di età, di genere, di condizione sociale diverse ricevono il fuoco dello Spirito, il coraggio, la passione, la forza di diventare testimoni di Cristo Risorto nel mondo. Non uno Spirito esclusivo, escludente, discriminante, ma uno Spirito che non fa alcuna distinzione tra le persone, tra neri e bianchi, tra cittadini autoctoni e cittadini nati fuori Italia, tra i fedeli di Chiese diverse, tra  credenti e diversamente credenti.

Abbiamo tutti bisogno dello Spirito Santo con i suoi tre simboli.

-Ci doni la semplicità e la voglia di pace (la colomba);

-Ci dona l’impeto rivoluzionario, travolgente d’amore (il vento)

-E ci doni il coraggio di bruciare pregiudizi, ostilità, disitima verso i diversi, (il fuoco).

Termino con una riflessione provocatoria dal titolo: "Nessuno ha il monopolio dello Spirito Santo", e una preghiera sull’amore.

"Nessuno – né vescovo, né teologo, né parroco, né laico – "possiede" lo Spirito. Ma ognuno può chiedere, senza mai stancarsi, che gli venga concesso. La Pentecoste ci dice fiducia nell’azione di Dio, ma presenta un’esigenza radicale: occorre abbandonare lo "spirito del mondo", cioè i venti dell’egoismo, della ricchezza, del potere, della cricca che dilaga. Lo Spirito di Dio non si è ritirato dal mondo. Quando incontro donne e uomini, piccoli e fragili come me che, fiduciosi in Dio, osano sognare e lavorare per un mondo altro e non si lasciano paralizzare dai faraoni di turno, allora capisco che cosa significa "Spirito Santo".

"O Signore,
abbiamo impiegato mille anni
per conoscerti,
altri mille anni li abbiamo
impiegati per capirti.
O Signore,
fa’ che i prossimi
mille anni siano impiegati
per seguirti. Seguirti nella pace,
seguirti nella comprensione
reciproca, seguirti nell’amore e nella condivisione".

Luciano Scaccaglia,
teologo e parroco di S. Cristina e S. Antonio Abate – Parma