Home Rubriche Luciano Scaccaglia Quaresima: un check up morale per tutti!

Quaresima: un check up morale per tutti!

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Esodo 3, 1-8a.13-15;
Salmo 102;
1Corinzi 10, 1-6.10-12;
Luca 13, 1-9.

Tutti parlano di cambiamenti radicali, ma, per molti, a cambiare debbono essere sempre gli altri. Non basta entrare in fibrillazione per gli scandali altrui o di qualche potente; ognuno di noi dovrebbe sottoporsi qualche volta, ad esempio in Quaresima, a un completo check up della sua vita morale e sociale. Questo è più che un consiglio e vale per tutti.

I testi sacri ispirati presentano l’urgenza del cambiamento e inchiodano ciascuno davanti alle sue responsabilità personali, sociali e politiche.

"Ho osservato la miseria del mio popolo,  ho udito il suo grido, sono sceso per liberarlo...", così Dio nella prima Lettura.

Ti aspettiamo, Signore, la pazienza degli oppressi ha un limite! Signore, non permettere che si giochi con l’onestà, il dolore e le speranze dei meno fortunati. Una folla immensa di poveri è davanti a Te e ti prega con questo "spiritual" dei fratelli neri degli Stati Uniti d’America:

"Fratelli, venite

e saliamo dal nostro Dio,

e quando saremo di fronte a Lui

io dirò:

Signore, io non odio,

io sono odiato.

Io non ho maltrattano nessuno,

io sono maltrattato.

Io non bramo le terre degli altri,

le mie terre sono bramate.

Io non schernisco nessuno,

il mio popolo è schernito.

 E tu (ragazzo bianco) cosa dirai?".

Tu, Signore, ci rispondi con l’esperienza dell’Esodo, modello di ogni liberazione e di ogni rivoluzione.

Dio, per starci vicino, ha persino cambiato nome. Per gli Ebrei il nome era tutto: l’identità, l’essenza, il compito e la vocazione di una persona. Ora Dio si chiama JHWH, che significa "Io sono Colui che sono"; la parola era scritta con le sole consonanti e perciò il nome è detto tetragramma sacro. Per rispetto il nome di Dio non doveva essere mai pronunciato, come ci ricorda il secondo comandamento: "Non nominare il nome di Dio invano".

Interessante è anche un’altra etimologia, un’altra traduzione della parola JHWH: "Io sono Colui che si manifesta nella storia, Colui che esiste da sempre per liberare".

Non sta quindi davanti a noi solo un essere supremo, tanto meno impassibile e apatico ( cioè che non può soffrire), come diceva la vecchia teologia. Davanti a noi c’è JHWH, il Liberatore, Colui che abbatte i troni dei potenti; davanti a noi c’è un Dio che soffre, steso, inchiodato su una croce.

Nel vangelo di Luca     ritorna l’invito tipico della Quaresima alla conversione: convertirsi è più che fare atti di devozione, fioretti o qualche digiuno. Conversione in greco si dice metanoia (metà/nus, oltre la mente); quindi è cambiare testa, cambiare progetti meschini e ambigui, è cambiare falsi valori. Ma chi ci libererà dalle nostre mentalità fossilizzate, sicure e infallibili? Nessun dubbio le sfiora, di conseguenza ciascuno crede di avere  in tasca la verità e la offre a tutti, come si dà un biglietto da visita.

Io invece cerco e arranco per conoscere la verità di Dio, anche nei fatti di cronaca nera, come nei due narrati nel brano evangelico.

Nel primo episodio Ponzio Pilato compie nel Tempio un duplice delitto, di omicidio e di sacrilegio: fa trucidare dei Galilei, forse rivoluzionari e anti-romani. Mescola il loro sangue con quello degli animali immolati sull’altare.

Il secondo episodio narra il crollo di una torre che uccide diciotto persone. La mentalità religiosa del tempo vedeva in questi drammi il castigo di Dio, la conseguenza dei peccati: chi sbaglia deve pagare! Se non ci pensa Dio, ci pensiamo noi, gente per bene, preziosi vigilantes e difensori della morale pubblica! E’ questa la mentalità di tanti.

Ma Gesù prende le distanze da questa cultura di  punizione, fa invece un forte appello alla conversione e con la piccola parabola del fico invita tutti a fidarsi di Dio, longanime, paziente e speranzoso come un contadino. Questa è l’arte pedagogica di Dio, "lento all’ira e grande nell’amore", come dice il salmo 103.

Come possiamo collaborare con questo Dio, paziente e che scommette sull’essere umano, noi così piccoli, fragili e peccatori?.

"Nel cosmo noi siamo un microscopico velo di muffa su un pianeta grande quanto una capocchia di spillo, posto ai margini della Via Lattea", così il teologo tedesco E. Drewermann che ci offre questa  sua terapia: "Soltanto l’amore è in condizione di scoprire un’altra persona come infinitamente grande nella sua piccolezza., infinitamente importante e significativa per l’eternità. E’ soltanto nell’amore che noi esseri umani abbiamo un valore che è imperituro, e soltanto l’amore crederà all’immortalità. Che noi siamo chiamati all’amore lo impariamo soltanto alla presenza di un’altra persona che ci ama molto, e che noi amiamo molto .E’ soltanto in due (cioè insieme ad altri, ndr) che si arriva in cielo. Ed è proprio questo che ci voleva insegnare Cristo con la sua bontà e comprensione".

Cristo è quindi il nostro compagno di viaggio, come ci ricorda questa riflessione di S. Ambrogio:

"Tutto per noi è Cristo.

Se desideri medicare le tue ferite, egli è medico.

Se bruci di febbre, egli è la sorgente ristoratrice.

Se sei oppresso dalla colpa, egli è la giustizia.

Se hai bisogno di aiuto, egli è la forza.

Se temi la morte, egli è la vita.

Se desideri il cielo, egli è la via.

Se fuggi le tenebre, egli è la luce.

Se cerchi il cibo, egli è nutrimento.

Gustate, dunque, e vedete

quanto è buono il Signore;

felice l’uomo che spera in lui".

Don Luciano Scaccaglia,
teologo e parroco.

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