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UN AMORE “ECCENTRICO”

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Atti 14, 21b-27;
Salmo 144;
Apocalisse 21,1-5a;
Giovanni 13, 31-33a.34-35.

C’è chi vive senza amore vero, perché un egoismo senza limiti lo blocca. Non è vita.

C’è chi dice di amare, ma in realtà strumentalizza gli altri e così ama solo se stesso. Non è vita.

C’è chi ama un gruppo ristretto di persone, ignorando i tanti che elemosinano il suo amore; non ha capito che il vero amore non ha confini. Anche questa non è vita.

C’è chi vorrebbe amare ed essere amato da qualcuno; ma questa dolce esperienza non gli è concessa. Pure questa non è vita, perché "tu non sei nessuno, finché nessuno ti ama".

Siamo tutti, tutte, ricercatori e ricercatrice appassionati di amore, di quello vero, di quello "eccentrico", che ti spinge fuori dal tuo ego, dal tuo io, dal tuo centro, per volere il vero bene dell’altro, quello che Dio vuole per lui, per non ingabbiarlo nei tuoi progetti egoistici.

Oggi è davanti a noi l’Amante perfetto, Gesù di Nazareth: non basta ammirarlo, quasi invidiarlo, dobbiamo imitarlo.

E’ il messaggio del vangelo di oggi. Ma non possiamo tacere le provocazioni presenti nelle altre due Letture.

Nella prima la Chiesa nascente vuole chiudere la novità cristiana entro il recinto giudaico e obbligare i pagani convertiti al Cristianesimo, alle pratiche mosaiche. Lo Spirito Santo, soprattutto mediante Paolo, getta scompiglio in queste grette mentalità nazionalistiche e impone alla Chiesa un respiro universale e il superamento di ogni razzismo religioso e sociale.

Nella terra di Gesù, oggi, la grande novità si chiama riconoscimento di due Stati liberi e sovrani: Palestinesi e Israeliani; a ciascuno la sua terra, la sua religione e leggi democratiche. E nessuno deve costruire insediamenti nel territorio altrui, altrimenti il sangue innocente continuerà a scorrere senza fine.

La seconda Lettura ci  presenta la nuova creazione: "Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova ".

E’ il mondo rinnovato che Cristo realizzerà al suo Ritorno, nella Parusia.

Ma già, ora, nell’oggi, dobbiamo anticiparlo con gesti di liberazione.

Questa novità è rappresentata dalla nuova Gerusalemme: città simbolo, la madre di tutti, stupenda come una sposa. Dal suo corteo Dio ha eliminato tutte le negatività. Il mare, antico simbolo del male, del peccato, non lambirà le sue vesti, e così pure scompariranno le "cose di prima", le cose vecchie, frutto di una libertà abusata, del peccato e dell’egoismo. Queste cose vecchie si ritirano: sono "La morte, il lutto, il lamento, l’affanno…" (v.4).

Ma a quando, Signore, questa ritirata vergognosa? Fino a quando i sofferenti e gli innocenti dovranno aspettare?

Fino a quando Gerusalemme, la tua città, quindi di tutti, sarà propietà esclusiva di un solo popolo?

Signore, la pazienza degli oppressi ha un  limite! Non li deludere anche Tu!

Nel brano evangelico la grande novità, nel campo dell’amore, è rappresentata dalla particella modale "come": "Come io ho amato voi, così amatevi anche voi".

L’amore al prossimo non è una novità insegnata da Gesù; era già presente nelle Scritture Ebraiche: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Il prossimo però era l’Israelita o il proselito, cioè lo straniero che si convertiva all’Ebraismo.

Ora Gesù spezza i confini: ogni essere umano è il tuo prossimo e devi amarlo, come lo amo Lui e perché lo amo Lui.

Infatti la parola greca "Katòs", indica sia come, sia perché.

Gesù è quindi la misura e la motivazione del nostro amore: un amore "sine modo", senza riserve, senza confini, smodato, smisurato.

Amare come Gesù e amare "da Dio". Com’è l’amore di Dio?

Tento di farne una imperfetta descrizione, aiutato dalla Parola di Dio.

Il suo amore è gratuito, senza motivo; è inutile ricercare la causa dell’amore di Dio in noi : non siamo santi davanti al "tre volte Santo", cioè a Dio-Santissimo.

L’amore di Dio non è bloccato dai nostri limiti, dai nostri peccati. Egli non ci ama perché siamo virtuosi, buoni, meritevoli, ma è amandoci che ci rende tali.

Il suo amore è creativo: Dio non mi ama perché valgo qualcosa, ho delle qualità. Ma divento prezioso ai suoi occhi, perché Lui mi ama. Dio non fa l’inventario dei miei valori, non li verifica, ma li produce, li provoca, li crea in me.

E con questo amore ama tutti, innocenti e colpevoli, onesti e disonesti, buoni e cattivi. I primi li ama per aiutarli a rimanere tali, i secondi li ama, con lo stesso amore, per portarli alla conversione, e così tutti sono primi nel suo cuore.

In un clima di rispetto e di stima per tutte le religioni, ascoltiamo questi due messaggi.

Dai fratelli Indiani del Nord America: "Siamo essere viventi nella misura in cui manteniamo la terra in vita".

Dai fratelli Sikh: "Non sono straniero a nessuno e nessuno mi è straniero. In verità sono amico di tutti".

Nel nostro vocabolario sia cancellata la parola straniero (=estraneo).

Don Luciano Scaccaglia,
teologo e parroco

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