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Monastero di Bose del 10 Maggio: Gesù è la nostra pace

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Davide Benati
Davide Benati

10 maggio 2024

Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 14,22-31a (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse:” 22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».  23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco.».


Nel capitolo 14 del vangelo di Giovanni si registra lo smarrimento dei discepoli di fronte all’ormai prossima separazione da Gesù. Gesù cerca di rassicurarli: questa separazione non sarà un abbandono, perché la sua fedeltà non viene meno. Ci resta il suo amore, la presenza dello Spirito santo, la preghiera efficace nel suo Nome, il dono della sua pace.

Sono registrate le varie domande dei discepoli: oggi ascoltiamo Giuda, non l’Iscariota, che è deluso da un manifestarsi di Gesù solo all’insieme dei discepoli e non a tutto il mondo. Si aspettava una manifestazione pubblica, solenne, trionfante … 

Gesù apre altre vie: la sua manifestazione non avviene nella forza e nella potenza mondana ma nella debolezza invincibile dell’amore. Solo nell’amore può essere conosciuta. Senza l’amore l’uomo è incapace di un’autentica esperienza di Dio. Se uno accoglie il suo amore, che è amore fino al compimento – come ha rivelato nella lavanda dei piedi -, amore che testimonia anche l’amore del Padre, si stabilisce una comunione di vita e la creatura diventa abitata dal Creatore.

La sua partenza apre a un altro tipo di presenza che non può essere interrotta neppure dalla morte. Lo Spirito santo continua nel credente, nella chiesa l’opera di Gesù. Sarà un difensore del credente (“paraclito”, cioè avvocato) che renderà vive le parole di Gesù, renderà eloquente il mistero della morte e resurrezione del Signore. Lo Spirito continua l’insegnamento di Gesù, non dà un insegnamento diverso. Ricorda le parole del Signore, interiorizzandole e attualizzandole nel cuore.

Lo Spirito non è una presenza fuori del tempo ma inserito nell’esperienza del credente, della comunità cristiana che cerca di continuare il cammino del suo Signore.

Gesù ci mostra la sua fiducia nel Padre anche nei momenti più dolorosi e anche la sua fiducia in quei poveri discepoli che capiscono così poco del suo mistero. Non li ripudia, nonostante tutto.

Gesù si contrappone al “principe di questo mondo”, ma la sua lotta vincitrice avviene nella mitezza di chi accetta di farsi vittima e non carnefice, restare giusto cioè non commettere ingiustizia.

Gesù sta parlando a una comunità profondamente turbata dagli avvenimenti, con un futuro che pare chiudersi e paradossalmente annuncia la pace, dona la sua pace. Parla di pace, per due volte qui nei discorsi che precedono la sua Passione (14,27;16,33) e per due volte alla sua Resurrezione (20,19;21,26). Pace come dono grande che viene dall’alto e non da nostre operazioni o tecniche. Pace legata alla presenza di Cristo, pace che regge anche nelle persecuzioni. Non sta nell’assenza della croce ma nella presenza vittoriosa di Cristo: è lui la nostra pace.

E Gesù ci ripete: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia paura”. Egli è presso il Padre come nostro intercessore. Occorre prendere sul serio questa pace che è presenza stessa di Cristo, fiducia nella sua parola, azione dello Spirito santo in noi che ci consola e fortifica.

fratel Domenico