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Monastero di Bose, il Vangelo del giorno 20 aprile: Un Dio in carne e ossa

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20 aprile 2024

Gv 6,30-47 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 30 dissero a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». 41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?».
43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi.  44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.


Il Vangelo di oggi è un brano dal linguaggio figurato che fa appello alla nostra interiorità per svelare l’intima coscienza di Gesù il quale spiega concretamente il senso della sua missione. Gesù non usa parole astratte: ci parla del suo corpo come di un pane, per liberare la sua immagine da ogni opacità. Gesù dunque è “il pane disceso dal cielo”, ma proprio chi lo ascolta obietta di conoscere già tutto di lui: “È il figlio di Giuseppe!”. 

Gesù quindi rende la sua identità più definita affrancandola dalla sua origine familiare. L’identità di Gesù si coglie, sembra dunque dire l’Evangelo, sottraendola alle pretese di un’evidenza inconfutabile. Serve un cambiamento di prospettiva per giungere alla percezione autentica della sua persona.

Per confermare l’affidabilità delle sue parole Gesù invita a considerare prima la fede in Dio. Senza porsi a confronto con la fede dei presenti Gesù cerca cioè di aprire il discorso a una prospettiva nuova. Si tratta di considerare la sua persona in relazione alla fonte della sua esistenza, la parola di Dio. Gesù vuole farci sperimentare come una fede per essere viva debba essere comunicata. Per questo le parole mutano al cambiare delle situazioni e dei tempi. Per Gesù la fede in Dio non può separare la fede personale da quella comunitaria. È nel diventare corpo che i credenti ritrovano la loro vera appartenenza, la loro relazione filiale con l’unico Padre

Credere in Dio e credere in Gesù sembrano allora sinonimi, ma Gesù conosce le nostre reticenze e ancora una volta sottrae il suo discorso a paragoni fuorvianti. Gesù è il pane che Dio ha inviato dal cielo. Forse la vera difficoltà non è credere in Dio, ma credere che questo Dio ora si sia reso visibile. Il pane di Dio si è fatto persona e questa novità fa sorgere dubbi e perplessità. È normale, è il segno del lavoro che opera la Scrittura nel nostro cuore.

Se dunque ci manca la fede, l’evangelista ci offre degli esempi chiarificatori. Prendendo la parola Pietro dirà più avanti: ”Signore da chi andremo?, tu hai parole di vita eterna, tu sei il Santo di Dio…”. Ecco come possiamo tornare a Dio e insieme giungere alla fede in Gesù. Affermare che Dio è Santo è una reminiscenza del profeta Isaia e il quarto vangelo ce lo ricorda. 

Se Dio è Santo, trascendente, infinitamente più alto e grande di noi, ebbene Gesù invece è un uomo in carne e ossa. Se di Dio ricordiamo la parola e le opere in quanto Creatore, di Gesù ricordiamo la vita come esempio da seguire. Il vangelo di Giovanni ci invita a compiere un salto di fede nel nome di Gesù che ha dato la sua vita facendosi pane spezzato e donato per tutti. Gesù è l’immagine di Dio e della Sua volontà di vita eterna per chiunque creda nel Figlio.

In questi giorni pasquali siamo invitati a rinnovare la nostra attesa della vita eterna come compimento di una promessa che fin dall’origine è stata fatta nel nome del Figlio Unigenito. L’attesa del pieno compimento del disegno di salvezza per ogni creatura trova nutrimento nel “pane del cielo” che Gesù ci offre ogni giorno quando leggiamo la Scrittura e ci facciamo suoi discepoli in un corpo comunitario. Il nostro nutrimento quotidiano è la parola del Figlio che ci offre il pane di vita eterna.

fratel Norberto