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Monastero di Bose, il Vangelo del giorno: Gesù ha fame della nostra fede

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4 dicembre 2023
Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 21, 18-22 (Lezionario di Bose)
In quel tempo Gesù 18mentre Gesù rientrava in città, ebbe fame. 19Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

Questo passo di Matteo è ricco di simbolismo e offre profondi insegnamenti sulla fede, la preghiera e l’autentica vita spirituale. Si sviluppa attorno alla “maledizione” di un albero di fico sterile da parte di Gesù, episodio avvenuto dopo la purificazione del tempio (cf. Mt 21,12-14). Questo racconto è collocato strategicamente tra l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la sua passione, a indicare un momento decisivo di svolta: il rifiuto del Messia da parte del popolo di Israele.

Il fico, nella tradizione ebraica, rappresenta Israele, popolo eletto da Dio e simboleggia la sua prosperità quando è in armonia con Dio, e la maledizione quando si allontana da lui (cf. Ger 8,13). Gesù, avendo fame – ciò che rivela la sua umanità piena -, si avvicina a un fico che, nonostante il fitto fogliame, non ha frutti. Questo allude alla sterilità spirituale del popolo. Il racconto mette in luce la fame non solo fisica ma anche spirituale di Gesù di fronte all’ipocrisia religiosa, all’infedeltà e alla corruzione e denuncia la loro cecità spirituale e l’incapacità di riconoscere la sua autorità. La delusione di Gesù è grande, lui che brama di trovare fede viva.

Egli istituisce un nuovo tempio basato sulla fede e sulla preghiera, in contrasto con le vuote pratiche rituali che vi si svolgevano in precedenza (cf. Mt 21,12-13). Gesù sta proclamando di essere il vero tempio di Dio (cf. Gv 2,19-22; cf. 1Tm 2,5).

La reazione di Gesù è sorprendente per i suoi discepoli: maledice il fico, che subito si secca. La sua azione non è semplicemente un miracolo distruttivo. Egli utilizza il fico come una parabola vivente per ognuno di noi: sottolinea la necessità di pregare incessantemente (cf. Lc 18,1-8) e di avere una fede vera (cf. Lc 11,9-10) che vada oltre la mera apparenza e si manifesti in frutti concreti per il regno (cf. Mt 7,16-20; cf. Gal 5,22-23). Ciò costituisce un invito alla riflessione sull’importanza di una relazione autentica con Dio, basata su una fede incrollabile in lui e nelle sue promesse, capace di compiere azioni straordinarie (cf. Mc 11,21), perfino spostare le montagne (v. 21). L’espressione “in verità in verità vi dico”non è una semplice affermazione, ma un invito a interiorizzare profondamente quello che Gesù sta per insegnare.

Le parole “se avrete fede e non dubiterete…” possono sembrare una sorta di “formula magica”, ma la fede di cui parla Gesù è qualcosa che abbraccia tutta l’esistenza, che plasma la vita dall’interno. È abbandonarsi a Dio con tutto il nostro essere. Gesù ci esorta a una fede che superi il dubbio in ogni circostanza e si mantenga salda di fronte alle avversità: “Ora la fede è la certezza di ciò che si spera e la prova di ciò che non si vede” (Eb 11,1). La preghiera cristiana quindi è l’espressione viva di questa fede, dove stabiliamo una relazione filiale e intima con Dio. Essa può contenere richieste, ringraziamenti, confessioni e lode (cf. Fil 4,6). Si può chiedere tutto, insistendo con perseveranza per la conversione del nostro cuore.

Infine, attraverso la sua complessità simbolica, ma allo stesso tempo con il realismo con cui il vangelo presenta Gesù, questo racconto mostra la sua preoccupazione centrale per una vita interiore autentica

L’avvento, tempo di attesa della venuta del Signore, è tempo propizio per accogliere l’invito pressante di Gesù alla conversione. Spesso siamo come quel fico senza frutti: produciamo solo foglie, esteriorità, apparenza di religiosità, ma con scarsi e concreti gesti di amore e di sollecitudine verso tutti e ognuno: siamo chiamati a portare frutti (cf. Lc 3,8-9). È il momento favorevole per farci interpellare da questo episodio del vangelo: il regno di Dio è vicino! C’è urgenza di lasciarsi purificare, di ravvivare la nostra fede addormentata, di tornare all’essenziale.

sorella Monica