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Monastero di Bose: “Se uno mi vuole incontrare…”

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1 dicembre 2023
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 12,23-26 (Lezionario di Bose)
In quel tempo 23Gesù rispose ai Greci: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.


“Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21): questo il desiderio di alcuni “greci” attratti dal Dio unico rivelato in quell’uomo di Nazaret. Dietro quel desiderio e a quella domanda di visione, ovvero di incontro, c’è il desiderio dell’uomo. Quella domanda piena di desiderio è posta a Gesù attraverso la mediazione di due discepoli, Filippo e Andrea (cf. Gv 12,21-22). Quella domanda è posta dall’uomo di ogni tempo, dell’uomo di oggi e di sempre, a Gesù attraverso di noi, suoi discepoli, ovvero attraverso di noi come comunità, come chiesa. E la chiesa, la nostra chiesa, come si pone di fronte a questa invocazione piena di desiderio di incontro? 

In quell’invocazione c’è un appello per la chiesa di oggi. Essa sa portare quel desiderio ai piedi di Gesù perché avvenga un incontro con lui? E come lo può e lo deve fare per essere veicolo trasparente del desiderio dell’uomo e veicolo trasparente della risposta di Dio a quel desiderio

I versetti che seguono quella domanda, oggetto della nostra meditazione in questo giorno, ci mettono a contatto con la risposta a quel desiderio e ci dicono come noi possiamo incontrare Gesù e come possiamo essere testimoni di quell’incontro per altri.

Gesù lo si incontra nel “Figlio dell’uomo glorificato” (v. 23), ci dice l’evangelista Giovanni, che immediatamente “traduce” quella parola alta, quasi inaccessibile. E lo fa con un’immagine bassa, letteralmente “terra a terra”: l’immagine del chicco di grano sotterrato. “Glorificato” significa allora “sotterrato”, “caduto nella terra” (v. 24), donatosi alla terra, perdutosi nella terra… 

Quest’immagine dice che Gesù lo si incontra in quel movimento di discesa, di nascondimento, di dono di sé fino a scomparire. Gesù lo si incontra quando amiamo talmente la vita da perderci per essa, perché appaia quale essa è: “eterna” (cf. v. 25). Perché la vita eterna, ovvero la vita vera, quella piena di “molto frutto” (v. 24), ci viene incontro, ci scivola dentro le mani, se queste sono aperte, nel gesto dell’offerta, del dono di sé. E questo si traduce – conclude Gesù – in un modus vivendi, in uno stile di vita che ha un nome preciso: servizio. Parola che per Gesù vuol dire abbandonare il timone della propria vita a quella Parola che lui è: “Se uno mi vuole incontrare, mi segua” (cf. v. 26).

Charles de Foucauld, che amava dirsi “piccolo fratello universale”, è da noi oggi ricordato come una luce che ci testimonia come quell’incontro con Gesù è possibile e, se vissuto nella logica del “seme caduto nella terra”, può essere portatore di frutto per altri

Fratel Charles, un nostro fratello che ha incontrato Gesù vivendo in sé la vita di “Gesù che discende [nella terra] e si fa ultimo: questo è il metodo che il santo ha sempre sentito in una maniera singolare e soprattutto in una maniera che non lo può più frenare”. Con queste parole Primo Mazzolari ha descritto l’itinerario di sequela di Gesù di fratel Charles, quell’unico itinerario che può rendere ancora la chiesa trasparenza di Cristo. “Vorrei quasi dirvi che Charles de Foucauld è un po’ il sole. E vorrei dirvi: guardiamolo insieme, e avremo la certezza che nella chiesa c’è quello che noi sentiamo anche quando non riusciamo a vederlo chiaramente” (P. Mazzolari, Charles de Foucauld). 

fratel Matteo