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Monastero di Bose: Uscire e seminare vita

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12 febbraio 2024
Mt 13,1-9 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti»


Nella nostra epoca caratterizzata dall’efficientismo, sempre alla ricerca della miglior performance, la parabola che ascoltiamo oggi è portatrice di un messaggio controcorrente, considerato “perdente”: questo seminatore “spreca” il suo seme anche su terreni che non sono produttivi! Non c’è controllo o calcolo nella semina, con perdita di raccolto prezioso.

Così come non vi è calcolo o ricerca di raggiungere obiettivi nel “parlare di molte cose” (v. 3) alla folla di Gesù. Gesù parla in parabole, non dà comandi o precetti con il fine di ottenere obbedienza da parte di chi si è radunato attorno a lui per ascoltare. La parabola narra facendo riferimento ad altro, rimanda a un di più che deve essere compreso. Richiede quindi un impegno, un ascolto attento, intelligente. Ascoltare una parabola significa essere interrogati sulla nostra libertà, orientati a una scelta. Anche in questo caso, una tecnica “perdente”: Gesù sulla barca parla a tutti, non sceglie a chi rivolgersi, non scarta nessuno, perché, come scrive Paolo, “voi siete campo di Dio” (1Cor 3,9), tutti.

Gesù narra, e narra ciò che sta già avvenendo e di cui egli stesso è il protagonista: il seminatore è immagine di Gesù. In entrambi c’è uno stesso movimento iniziale. Un movimento indispensabile per originare la dinamica di vita che susciteranno con i loro gesti e le loro parole. “Quel giorno Gesù uscì (exelthòn) di casa” (v. 1), proprio come “Il seminatore uscì (exèlthen) a seminare” (v. 3). Ciò che precede ogni altro gesto o parola è un uscire. “Uscire” è verbo di relazione, chi esce si prende il rischio dell’incontro o scontro, o dell’indifferenza, della violenza, dell’insulto. Chi esce si rende vulnerabile all’alterità, a essere toccato dal diverso.Uscire significa abbandonare la propria zona sicura, il conosciuto, il già noto per esporsi all’inedito, sconosciuto.

Come ci poniamo di fronte a questo Gesù che esce, per il desiderio di relazionarsi con noi, e sparge senza calcolo parole per tutti? Come accogliamo questa Parola di vita, quella potenza di vita racchiusa nel seme della Parola?

Gesù-seminatore è generoso, non fa riserva di seme-Parola. La semina è gratuita, non attende nulla. Gesù, come il seminatore, dopo essere uscito, compie un secondo movimento, che per entrambi è generativo: Gesù con il suo narrare parabole sta rivelando la potenza di vita che egli è venuto ad aprirci con la sua stessa vita. Il seminatore apre possibilità di vita consegnando i semi, piccole vite in potenza, alla terra che li accoglierà e li renderà vita vissuta. Gesù, il seminatore, sono generativi perché hanno uno sguardo limpido, libero. Accettano gli insuccessi ma continuano a rivolgere uno sguardo di benevolenza e amore a ogni terreno, perché ciascuno, anche dopo innumerevoli deviazioni e fallimenti possa diventare quel “terreno bello” (v. 8: epí ten ghen ten kalén) che può dare il meglio: “il trenta, il sessanta, il cento” (cf. v. 8), è la vita che riceve la sua piena e più bella-buona forma.

Usciamo, non temiamo. Non vi è altra via per ricevere vita ed essere sempre nuovi generatori di vita buona e bella.

“L’amore che si consuma all’interno della nostra devota comfort-zone va perduto, anche per noi. Se trova la strada per uscire, ritroverà le sue emozioni anche all’interno” (P. Sequeri, “Uscire dalla nevrosi ecclesiogena: raccontiamo la Chiesa com’è”, in Avvenire, 5 febbraio 2024).

sorella Elisa