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Monastero di Bose: Vangelo 29 Febbraio. Chiedete, cercate, bussate

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29 febbraio 2024

Mt 7,1-11

In quel tempo Gesù disse:” 1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c’è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

Oggi il Signore Gesù, prima dell’insegnamento sulla preghiera ci comanda di non giudicare, forse per mostrarcelo come il primo passo per entrare nella preghiera. Come stare infatti con fiducia davanti al Signore e senza menzogna nella nostra umanità impoverita e ferita se ci siamo assunti il ruolo abusivo di giudice del nostro prossimo?

E ci dà un criterio di conoscenza di noi stessi. Ogni volta che giudichiamo lo sguardo dell’altro/a impedito o addirittura cieco, e ne proviamo disappunto se non scandalo, e ci atteggiamo a suo medico, ciò significa una cosa sola: che non riconosciamo che quel male, quella cecità è anche in noi stessi, e che anzi, mentre nell’occhio dell’altra/o è solo una pagliuzza, nel nostro ha la dimensione di una trave. 

Neppure Gesù è venuto per giudicare, ma per servire: perché giudicare è porsi al di sopra dell’altro/a, mentre servire è mettersi al di sotto, come colui che lava i piedi: giudicare è infatti il contrario esatto di servire.

E Gesù oggi ci mette in guardia con questa parola: “Con la misura con cui misurate sarete misurati”, rivelandoci perciò che è nostro interesse usare con chiunque la misura più larga e misericordiosa che possiamo immaginare, e che corrisponde all’invito evangelico a essere misericordiosi come lo è il Padre nostro nei cieli.

E poi ascoltiamo le parole di Gesù sulla preghiera che ci insegnano come sopportare, senza stancarci e incattivirci, la nostra perenne condizione di povertà e di ignoranza che fa di noi degli esseri di bisogno e di desiderio di comunione. ”Chiedete, cercate, bussate..” ci dice Gesù perché impariamo a rivolgerci a Dio con grande fiducia in ogni situazione. Egli ci è Padre che mai ci abbandona: tutta la storia di salvezza attesta, e canta, che immensa è la tenerezza e la bontà del Signore, la sua sollecitudine e compassione e la sua misericordia per noi. ”Se neppure un passero cade a terra senza avere il Padre accanto a sé, quanto meno abbandonerà voi” dice Gesù. E per fondare la nostra fiducia dice la cosa più convincente tra tutte: “Se voi, che pur siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri bambini, quanto più il Padre vostro darà cose buone a quelli che gliele chiedono.” 
E se nel nostro camminare verso di lui bussiamo e lo cerchiamo nelle Scritture e nella vita con gli altri, scopriamo che è il Signore stesso che già ci sta cercando come pecore sperdute, che è lui che non smette di bussare alla porta del nostro cuore, che continua a pregarci di ascoltarlo e di ritornare.
E nelle Scritture si vede che, sebbene pregare sia faticoso e anche doloroso a volte, la preghiera risponde a un nostro radicale bisogno e desiderio: quello di vicinanza col Signore, attestata, o supplicata di continuo nei Salmi in mille modi, con parole che cantiamo tutti i giorni: “Il mio solo bene è stare accanto a Dio, nel Signore Dio porre il mio rifugio” (Sal 73,28). “Il mio animo a sete di te, per te sospira la mia carne” (Sal 63,2). “Sei tu la mia eredità” (Sal 16,2). “Il tuo amore vale più della vita” (Sal 63,4). 
E proprio invocandolo e cercandolo, scopriremo la sua presenza già in noi. E l’evangelo, che è la vita stessa di Gesù, ne è per noi la più grande testimonianza. 
sorella Maria