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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 10 Giugno: Cosa significa veramente pregare?

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10 giugno 2024
Mt 6,5-8

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:” Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
  7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Gesù è seduto sul monte con accanto i discepoli e insegna alla folle (cf. Mt 5,1).

Anche questi versetti sono parte delle parole di insegnamento di Gesù. Poco prima ci ricorda che la nostra elemosina deve essere fatta nel segreto, che non bisogna “suonare le trombe” per farsi onorare dagli uomini e anche qui, nei nostri versetti, Gesù ci richiama alla preghiera nel segreto, nascosta, non ostentata perché il Signore è colui che “vede nel segreto”, dove nessuno può vedere e accedere. 

Gesù non ama l’ipocrisia e la falsità, desidera verità, onestà, autenticità, profondità da chi lo segue e vuole essere suo discepolo. Gesù ci invita alla preghiera nel segreto e ad una preghiera di poche parole perché il Signore “sa ciò di cui abbiamo bisogno”. Nei versetti che seguono ci lascia le parole del Padre nostro come cuore della nostra preghiera.

Preghiera nel segreto, preghiera essenziale… Ma allora cos’è la preghiera?

Credo che il cammino intero di una vita non basti a rispondere a questo interrogativo e dentro ciascuno di noi resta sempre una domanda aperta, una ricerca, un tentare la preghiera che cambia e cammina con noi e con le età della nostra vita. Gesù sembra dirci che la preghiera è qualcosa che non si vede, che non è fatta solo di parole … la preghiera è una fiducia di fondo, un sentire che la nostra vita poggia su qualcun altro, sul Signore; che la nostra vita si apre a qualcosa di grande, di immenso e di cui non possiamo avere la certezza. 

Nella preghiera le domande restano aperte, non abbiamo certezze, resta un affidare, noi stessi, gli altri/e, il mondo alle mani migliori e più forti del Signore con la fiducia e la speranza che Lui ci è vicino e ci accompagna ogni giorno.

Sì, il Signore ci è vicino anche quando noi non lo percepiamo oppure quando lo pensiamo e sentiamo lontano e non partecipe delle nostre vite. Ecco allora le domande: Signore dove sei? Perché? Quanti perché per tante situazioni e vicende che non capiamo e ci sembrano senza senso. Il Signore non è e non ha le risposte a tutte le nostre domande, ma il Signore è colui che è sempre con noi; allora la preghiera è lasciarsi immergere in questa fiducia nel Signore, in qualcosa che è più grande di noi, che non afferriamo e capiamo fino in fondo, che spesso fatichiamo a vivere e ce ne dimentichiamo anche. Certo la preghiera sono parole, pensieri, invocazioni, rendimento di grazie, ma è qualcosa che va oltre …

“Anima mia ritrova la tua pace
perché il Signore ti ama” (Sal 116,7).
“Quando ho gridato verso di te, Signore,
mi hai risposto, hai accresciuto la forza al mio cuore” (Sal 138,3).

… è trovare pace nell’amore del Signore. È sentire nel nostro cuore la forza che viene dal Signore per continuare il cammino della vita in ogni tappa che essa ci presenta, per coltivare un cuore largo che sa vedere le cose belle e buone che abbiamo nonostante tutto, per non smettere di amare mai e ricominciare ogni giorno perché questo è il desiderio del Signore che ritorniamo a lui che ci attende senza stancarsi. 

sorella Roberta