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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 20 maggio: Cercatori trovati

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20 maggio 2024
Mt 13,44-52 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: «44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»


Un cercatore di tesori e un mercante di perle: a prima vista due immagini diverse per uno stesso messaggio. Forse però non è così. Forse le due parabole non sono semplicemente un doppione, ma il dittico che rappresenta un incontro.

Gesù in effetti ha appena spiegato ai suoi discepoli, nell’intimità della casa, che “il campo è il mondo” (Mt 13,38). È il mondo il campo dove grano e zizzania crescono insieme; è il mondo dunque il campo dov’è nascosto il tesoro. È il mondo che viene comprato a caro prezzo da quel bizzarro cercatore che dopo aver trovato il tesoro lo nasconde, rifiutando di impadronirsene senza acquistare anche il campo che lo custodisce. 

È per salvare il mondo che Gesù ha dato tutto sé stesso, perché nel mondo ha trovato quel tesoro che sei tu, sono io, è ciascuno di noi. “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10); è venuto, e ha trovato e salvato quel cuore perduto del mondo che siamo noi. Ha svuotato sé stesso, perché nulla andasse perduto, nemmeno una scheggia di quel mondo che ai suoi occhi è un unico grande scrigno per quelle monete preziose dove è incisa la sua stessa immagine.

Anche il mercante vende tutti i suoi averi, pure lui mosso da una notevole dose di follia: come potrà vivere possedendo nient’altro che una perla, per quanto preziosa possa essere? Se è vero che l’uomo non vive di solo pane, può forse vivere solo di perle? No di certo, a meno che quella perla preziosa non sia la Parola che esce dalla bocca di Dio (cf. Mt 4,4). Solo il discepolo può essere un mercante tanto folle, perché è la perla stessa – la Parola – che lo chiama a rinunciare a tutto, persino a sé stesso, per ritrovarsi in Lui, che per primo l’ha amato è ha dato sé stesso per lui (Ef 5,2). “Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo”, sarai quel tesoro che il cercatore celeste ha riscattato, “e vieni, seguimi” (Mt 19,21), vieni e ottieni quella perla preziosa che sono io.

Ecco il dittico, che ci rappresenta la storia dell’alleanza tra Dio e l’umanità, il loro incontro nel reciproco cercarsi e dare tutto per l’altro. 

È alla luce di questo dittico che si può comprendere il terzo quadro: una rete, il regno dei cieli, piena di pesci buoni e cattivi insieme. Così è il regno di Dio, perché nessuno, proprio nessuno riesce a sfigurarsi a tal punto da rendersi fango e non oro agli occhi di quel cercatore di tesori. Fino all’ultimo, quella rete è colma di tutti i pesci del mondo, tutti salvati da quel Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt 5,45). Eppure, c’è anche l’altra faccia del dittico, quella della nostra libera risposta all’amore preveniente del Padre. È qui che si gioca il mistero, che si crea la distanza tra cattivi e giusti. Tutti infatti sono trovati come tesori inestimabili, ma non tutti trovano la perla preziosa e per essa sono disposti a spendersi fino in fondo. Non tutti, per ora, ma non è ancora la fine.

fratel GianMarco