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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 23 Aprile: Signore, da chi andremo?

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23 aprile 2024

Gv 6,59-70 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. 60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 70Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!».


“Volete andarvene anche voi?” Gesù pone questa domanda agli apostoli in un momento centrale del vangelo di Giovanni. Siamo in Galilea, dove egli ha predicato e compiuto segni e miracoli. All’inizio del cap 6 si dice “lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva” e più avanti si riferisce che quelle stesse persone lo acclamano come “il profeta, colui che viene nel mondo”(6,14) e si mettono a cercarlo per farlo re. Eppure questo profeta ha parole difficili da accogliere e molti si ritirano dalla sequela e tornano indietro (v.66). 

Cosa li aveva spinti a seguire Gesù e perché ora tornano alla loro vita di prima? E che cosa spinge i Dodici a rimanere? 

“Nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre” (v. 65) dice Gesù e anche: “le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita (v. 63). Dunque la fede è innanzitutto un dono (un essere attirati dal Padre) e suscita vita, suscita una conoscenza spirituale che dà senso e orientamento all’esistenza. È quanto dice Pietro: “Tu hai parole di vita eterna”(v. 68) 

Nel vangelo di Giovanni assistiamo fin dall’inizio al riconoscimento e all’adesione immediata a Gesù: molte volte ricorre l’annotazione: “credette/ro in lui” (con protagonisti i discepoli e le folle, per lo più alla vista dei segni compiuti: 2,11; 4,39; 4,53;7,31; 8,30; 10,42; 11,45; 12,42), e i titoli attribuiti a Gesù si accumulano a partire dalla testimonianza del Battista: “Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (1,34), fino alla confessione di Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” (20,28). “Abbiamo trovato il Messia”, dice Andrea a Simone (1,41), “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti”, dice Filippo a Natanaele (1,45), il quale a sua volta si rivolge a Gesù dicendo: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!” (1,49). E ancora: profeta (4,19; 6,14; 7,40; 9,17), messia (4,25) salvatore del mondo, come esclamano i samaritani (4,42), o con le parole di Marta e secondo la formula completa della confessione di fede “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (11,27). 

Gesù è facilmente percepito come portatore di una parola profetica che attira e suscita speranza. Eppure per molti la sua parola è dura da accettare. L’accoglimento della missione del Verbo, inviato dal Padre nel mondo e che a lui ritorna dopo aver compiuto ciò per cui è stato mandato, rimane un evento nascosto nel segreto della coscienza. 

“Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”, risponde Pietro a Gesù. Abbiamo creduto e conosciuto: nel movimento del credere che avviene nel mistero di ogni persona e richiede la sua risposta libera, è coinvolta anche un’altra presenza oltre alla parola annunciata e testimoniata, quella dello Spirito santo. Gesù stesso dice: “Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita” e afferma che “è lo Spirito che dà la vita” e Pietro riconosce che il motivo del loro rimanere con Gesù sta nella trasmissione di vita eterna di cui le sue parole sono portatrici. 

La presenza e l’annuncio dello Spirito santo percorre tutto il IV vangelo. Credere è entrare in un movimento di comunione con la vita di Dio suscitato dallo Spirito, credere è unito a una speranza e a una conoscenza spirituale di cui si percepiscono i frutti ma che è difficilmente quantificabile e descrivibile nel loro sorgere. Vi è una fiducia fatta al dono di Dio, intuita come possibile e scelta, un acconsentimento ad entrare nel movimento dello Spirito in cui si realizza quanto annunciato nel prologo del vangelo: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (1,12) e confermata alla fine dalle parole del Risorto a Maria di Magdala: “Va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (20,17). 

Colui che è disceso dal cielo e la cui esistenza è portatrice di Spirito e vita offre ad ogni uomo e donna di entrare in relazioni di fratellanza e filialità più forti della morte. 

sorella Raffaela