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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 24 febbraio: Un comando che diventa rivelazione

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24 febbraio 2024
Mt 5,38-48

In quel tempo Gesù disse:” 38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.


“Amate i vostri nemici”: queste parole riflettono nella vita dei credenti il carattere ossimorico della rivelazione cristiana per cui il volto di Dio è l’uomo Gesù di Nazaret e il salvatore del mondo è l’impotente appeso alla croce. Da tale rivelazione discende la prospettiva di amare chi amabile non è, il nemico. 

Ma questo comando si situa all’interno dell’atto con cui Dio comanda l’amore all’uomo: ma è possibile comandare l’amore? L’amore comandato da Dio vuole indicare all’uomo la via di vita da percorrere, perché spesso questi preferisce vie di morte. 

Comandando all’uomo di amare, Dio rivela all’uomo che questa è una sua possibilità e che lui può vincere le tante resistenze ad amare e ad accogliere l’amore che attraversano la sua vita. Il comando è rivelazione di una risorsa: “Ama!”, cioè, “Tu puoi amare!”; “Credi nella tua capacità di amore!”. Certo, comandandogli di amare il nemico (che è sempre il vicino, il prossimo), Gesù chiede di amare non chi ci attrae per i suoi titoli di amabilità (simpatia, bellezza, intelligenza, attrattività), ma chi ne è totalmente sprovvisto e non solo non ci attrae ma ci respinge. 

Il comando diviene così indicazione di via di scavo in se stessi: che cosa mi tiene distante dall’altro al punto da sentirlo “nemico”? Proietto sull’altro ciò che odio di me stesso? Amare il nemico diviene così via di accesso per sciogliere l’odio che nutro verso parti di me e che non voglio vedere né riconoscere, ma che pure ci sono. E forse, se riesco nell’impresa di dire di sì anche a ciò che di me giudicavo irricevibile e inaccettabile – il “nemico interiore”, il nemico che io so di essere a me stesso, l’io auto-boicottante che abita in me – e smetto di oppormi a lui con il diniego, con l’avversione e con l’odio, forse libererò le capacità di amore del mio cuore anche verso altri fuori di me, anche verso “nemici esterni”, verso l’antipatico, verso chi mi ha fatto dei torti, verso chi ha sparlato di me. 

Con quel comando Gesù non chiede di essere amato lui, bensì esorta a rivolgere l’amore ad altri, e ad altri la cui visione è offuscata dall’astio, altri che sono invisi, di cui non si tollera il volto, la presenza, e che non ci dispiacerebbe che divenissero invisibili, che sparissero. Amarli, significa ridare loro il loro volto, il volto di figli di Dio amati che Gesù non ha disdegnato di chiamare fratelli (cf. Eb 2,11) e riconoscerli come fratelli che il male ha allontanato da noi, fratelli per cui Cristo è morto (cf. 1Cor 8,11). 

Ma mentre ridiamo il volto di fratello al nemico, ritroviamo anche il nostro vero volto e la nostra piena dignità umana: siamo esseri chiamati all’amore, persone che nell’amare trovano il senso radicale del vivere. Allora il comando di amare il nemico appare come offerta di libertà e di pienezza di vita. Con quel comando Gesù insegna all’uomo la libertà, gli indica la via per non vivere più per reazione, come “ostaggio di”, perennemente preda della paura. Il comando di amare il nemico significa allora: abbi il coraggio di essere pienamente te stesso.

fratel Luciano