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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 30 Maggio: abitare il mondo

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30 maggio 2024
Lc 14,7-14 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 7diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». 12Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Oggi il Vangelo ci annuncia che ciò che vince la mondanità che abita in noi e attorno a noi è abitare il mondo non cercando di occupare i primi posti, ma accettando di occupare quello che ci viene dato, fosse anche l’ultimo.

Questa è l’unica contro-cultura, il non conformarsi a questo mondo, la non-omologazione cui Gesù sempre ci invita dandocene l’esempio.

Infatti Gesù non è venuto per farsi primo ma ultimo, non per farsi servire ma per servire, lui che vinse in se stesso la paura dell’umiliazione, uno dei più grandi terrori degli umani, ombra dell’annientamento nella morte.

Gesù, accolto a mensa da un capo religioso e avendo osservato il comportamento degli invitati e la loro ricerca dei primi posti, racconta loro una parabola proprio sugli invitati a un banchetto, nella quale il rapporto del Signore del banchetto con gli invitati si svela essere del tutto dipendente dal loro modo di stare con e tra gli altri.

Se non umiliamo nessuno passandogli davanti e ci contentiamo di un posto qualsiasi, fosse ben l’ultimo, colui che ci ha invitati ci svelerà la sua amicizia chiamandoci ‘amico/a’ e invitandoci ad avvicinarci a lui. Ma se cerchiamo un posto tra i primi, prima o poi saremo umiliati perché “se viene qualcuno più ragguardevole di te” dovrai cedergli il posto.

Il motivo addotto da Gesù per non ambire ai primi posti è puro realismo: la presenza tra gli invitati di chi è più importante di noi. Gesù, esperto in umanità, ci ricorda che sempre, anche nella chiesa, cercando i primi posti viviamo nel timore, se non nell’ostilità e nell’odio di chi è stimato migliore di noi.

Ma se, grati di essere nelle mani di Dio, accettiamo ciò che siamo senza sentircene umiliati, eviteremo di paragonarci agli altri – il che è fonte di ogni sopraffazione e asservimento – e vivremo con gratitudine ciò che Dio ci ha dato personalmente e anche ciò che ha dato agli altri.

Se l’esaltazione di sé sarà prima o poi sarà smentita dalla realtà, c’è invece una grande gioia senza smentita per chi accetta di occupare un ultimo posto, perché “quando verrà colui che vi ha invitati ti dirà ‘Amico, sali più vicino a me”.

Amico, appellativo meraviglioso, è il vocativo più usato da Gesù nelle parabole, e non solo; nche nella sua passione, quando chiamò amici i suoi discepoli nell’ultima cena, proprio quando tutti stavano per abbandonarlo, e chi per tradirlo, chi per rinnegarlo. Il suo chiamarci amici dice tutta la benevolenza e il desiderio del Signore verso ciascuno e ciascuna di noi, perché è dichiarazione della sua amicizia per noi. Come Abramo, Mosè e i profeti, siamo chiamati amici, il nome più grande, dichiarazione di amore che non viene mai meno e che invita alla reciprocità.

E poi Gesù si rivolge anche a chi lo aveva invitato dicendo: Invita poveri, storpi, zoppi e ciechi, gli esclusi da ogni invito, e poiché non hanno da ricambiarti sarai beato della gioia di Dio: dare gratuitamente, trovando così la propria gioia, senza bisogno di nient’altro.

È dunque invito a seguire i passi di Dio per vivere della sua gioia. Perché ogni parola di Dio, ogni suo invito va amato, obbedito e ascoltato essendo memoria e traccia dell’agire di Dio per noi. 

sorella Maria