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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 5 Giugno: Ritrovare la capacità di ascolto

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5 giugno 2024
Lc 16,19-31 (Lezionario di Bose)

 In quel tempo Gesù 1 diceva anche ai discepoli: «19C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25Ma Abramo rispose: «Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento». 29Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti»».


Il Vangelo di oggi è un brano che si trova solo in Luca e la sua originalità non è evidente, anzi emerge dal crescente contrasto tra i pensieri e le parole dei personaggi rispetto al contesto generale. È penoso doverlo ammettere ma nemmeno al cospetto del patriarca Abramo sembra potersi generare altro da un diverbio, un contenzioso da sanare. Luca ci invita cioè a non sottovalutare le conseguenze future di parole o azioni, in nessun momento della nostra vita. Nessun incontro può dirsi banale, anzi l’ovvietà acceca in modo permanente il discernimento sul valore delle nostre relazioni. 

Al lettore oggi Luca offre un accesso diretto all’oltretomba, senza cioè la mediazione di una presenza angelica o la premonizione di una voce profetica: il futuro dopo la nostra vita è una questione che si apre nell’oggi. La risurrezione è quindi il vero tema del racconto e comprenderla ci evita di divenire inaspettatamente preda di ripensamenti che hanno tutto il sapore dell’acuta sofferenza di uno dei personaggi. Luca vuole appunto far sorgere in noi la capacità di ascolto di quanti mettono a disposizione parole e pensieri per istruirci in tal proposito; ecco spiegata la menzione di Mosè e dei Profeti. Ascoltare genera conoscenza ed è un’opera possibile sempre.

Non è quindi curioso che al povero Lazzaro, ormai accanto al padre Abramo, venga riconosciuta la capacità di alleviare le sofferenze di un ricco anonimo che nel dolore supplica aiuto. Ecco l’evento inatteso e cioè che i ruoli, sebbene invertiti non ristabiliscono di per sé la comunicazione. Lazzaro infatti non parla mai in questo brano, mentre il ricco innominato sembra in preda a un’insopprimibile loquacità, quasi fosse l’unico espediente per colmare la distanza che li separa.

L’insegnamento evangelico comincia ora a farsi chiaro: ciò che senza dubbio ricolloca ciascuno in prossimità del Padre è la comunione dei beni, la condivisone di quanto un tempo offerto all’umanità nascente era di per sé accessibile a tutti. Finalmente sorge il primo dubbio nel cuore del ricco, che coglie l’occasione per salvarsi chiedendo dell’acqua. Di tutto ciò che sembrava a rischio di sopravvivenza nei tormenti dell’Ade, la sua voce rimane una priorità assoluta.

A questo personaggio è servito un cambio radicale per risorgere dal vuoto di prospettive in cui si era ritrovato. Forse è avvenuta la stessa cosa all’evangelista Luca che delle parole autorevoli della Legge e dei Profeti è stato prima discepolo e poi interprete collettivo. Abramo infatti chiama questo ricco col nome di “figlio” quasi per rivolgersi a ciascuno di noi. 

Nel cammino che Gesù sta compiendo verso Gerusalemme oggi si crea uno spazio per dare voce a ogni situazione che aneli a un riscatto o a un ribaltamento di prospettive e Luca si fa’ maestro invitandoci all’ascolto delle Scritture. 

L’ascolto della parola di Dio può lenire le nostre ferite e guarire le nostre paure perché ci apre sempre a un dialogo. Non è mai troppo tardi per riprendere il cammino della nostra sequela e non ci sono presupposti vincolanti per trovare accoglienza presso la dimora del Padre.

fratel Norberto