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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 6 marzo: “Questi è il mio Figlio amato. ascoltatelo!”

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6 marzo 2024
Mc 9,1-13

In quel tempo Gesù 1 diceva ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».  2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
11E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 12Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. 13Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».


Il vangelo di oggi è il brano della Trasfigurazione di Gesù e i suoi personaggi si trovano in movimento per superare un dislivello che è impegnativo perché esistenziale. La scena è sospesa tra silenzio e visione e Gesù stesso non consegna una sola parola durante la sua metamorfosi. Lo spettacolo per nulla ordinario che avviene davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni è unico nel suo genere. I personaggi coinvolti però sono molto noti quindi potremmo affermare che l’evangelista Marco vuole sorprendere le aspettative dei lettori per scoraggiare eventuali conclusioni affrettate sull’identità di Gesù.

La trasfigurazione narra allora un’assoluta novità, eppure lo spazio è definito da una semplice altura, come il deserto del Battista, e sebbene i testimoni raccontino di aver visto Gesù su quel monte conversare con Elia e Mosè, alla fine rimane solo la sua figura isolata come un’eco che fa’ risuonare l’aria. È un Gesù solitario a rimanere lì, molto simile a quello che i discepoli avevano visto la prima volta, mentre si avvicinava a loro per chiamarli alla sequela. 

Sembra che la Trasfigurazione voglia proporsi come un nuovo momento iniziatico, una nuova vocazione. Per raccontare la vera identità di Gesù Marco opera un cambio di prospettiva, quasi che non bastasse averlo incontrato una volta e di persona. Dobbiamo cioè tornare a guardarlo nel suo insieme, cercando ciò che di lui ci è magari rimasto ignoto, immaginarlo in un luogo qualsiasi, con persone semplicemente disposte all’ascolto. È così che Gesù diventa lo spazio dove far risuonare una voce, la voce di Dio, quella voce che magari a noi appare quella di uno sconosciuto.

La voce di Dio arriva. Nonostante la posizione sopraelevata e la visione eccezionale ciò che davvero fa’ la differenza nel racconto è quindi la voce che rivela il legame tra Gesù e il Padre. Marco scopre solo a parole l’identità di Gesù perché vuole che l’incontro con lui sia possibile anche a chi non è stato un suo testimone oculare. Ora va notato che il lettore riceve qui una risposta implicita a un’altra domanda e cioè chi sia Dio. Questa rivelazione ci rende tutti discepoli di un’eco che ha creato un legame tra cielo e terra, Gesù.

I discepoli sono però in affanno e Marco infatti sorvola sulla richiesta di Pietro di fissare una dimora alla manifestazione del divino. Pietro cioè è lungimirante ma manca di prospettiva perché il cammino di Gesù non si è ancora concluso. Il suo compimento sarà sulla croce, e nel frattempo è nostro maestro nell’insegnare a cogliere la differenza di un giorno dall’altro, a camminare coi nostri fratelli e sorelle che hanno come noi un unico Padre.

Marco allora nel suo racconto ci lascia in sospeso, Gesù invece no e durante il suo viaggio a Gerusalemme promette ai suoi discepoli che si rivedranno in Galilea solo dopo la sua risurrezione. La fine è anche un compimento e senza morte non c’è risurrezione quindi la Trasfigurazione è davvero l’apice della rivelazione a quegli uomini e donne che si sono messi alla sua sequela. La comunione futura è annunciata in anticipo e questa promessa rimane il fondamento della nostra speranza.

fratel Norberto