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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 7 Giugno: Il Signore non tarda nel compiere la sua promessa

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7 giugno 2024

Lc 18,1-8 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 1 diceva una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». 4Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».


Due problematiche si intrecciano in questa breve parabola, riferita solo nel vangelo di Luca. Il v. 1 enuncia il tema: la preghiera o, più precisamente, la necessità di pregare sempre senza venir meno. A questo versetto si ricollega anche l’ultima frase del nostro brano (“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”) in cui la preghiera perseverante è vista come un segno della fede

Questo tema della preghiera è ripreso nella parabola che segue subito dopo, quella del fariseo e del pubblicano che salgono al tempio per pregare. Ma il nostro testo è percorso anche da un’altra tematica, il cui soggetto è Dio, e cioè quella della “venuta del regno” (17,20), del “giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà” (17,30) e Dio farà giustizia ai suoi eletti.

Si tratta del tema del ritorno del Figlio dell’uomo che la comunità primitiva riteneva imminente e che nella realtà vedeva dilazionato, tema che riallaccia la nostra pericope al capitolo precedente (Lc 17,20-37). L’affermazione centrale di questa tematica è contenuta nella domanda retorica del v. 7 che si può tradurre così: “E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui, anche se ancora ritarda nei loro confronti?” e nella risposta seguente: “Io vi dico che farà loro giustizia prontamente”. 

È la stessa prospettiva escatologica di altri testi neotestamentari, che ci testimoniano l’attesa delle prime comunità cristiane: “(Fratelli) avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso. Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve venire, verrà e non tarderà. Il mio giusto per fede vivrà” (Eb 10,36-38) “Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”. (2Pe 3,9)

Nei testi dei padri più antichi il nostro brano non viene citato spesso e l’unico versetto che ha attirato l’attenzione è quello finale con l’interrogativo circa l’esistenza della fede, quando il Figlio dell’uomo verrà. Più tardi, come in questo discorso di Agostino, vengono sviluppati i temi della preghiera e della fede. “Il passo del Vangelo che è stato letto ci sprona a pregare e a credere e a confidare non già in noi ma nel Signore. Quale esortazione a pregare poteva essere più efficace che la parabola del giudice ingiusto narrataci dal Signore? Il giudice iniquo infatti, che non aveva né il timore di Dio né rispetto per nessuno, diede tuttavia ascolto alla vedova ch’era ricorsa a lui, vinto dalla seccatura, non per la sua bontà. Se dunque esaudì la vedova colui che odiava d’essere pregato, quanto più ci esaudirà Colui che ci esorta a pregarlo? Allorché dunque il Signore con questa parabola a rovescio ci persuadeva ch’è necessario pregare sempre senza stancarsi, soggiunse e disse: Tuttavia quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà forse la fede sulla terra? Se manca la fede, è impossibile la preghiera. …. Per pregare dobbiamo credere e, perché non venga meno la fede con cui preghiamo, dobbiamo pregare” (Dis. 115).

Mi sembra ci si possa porre anche un’altra domanda: perché Dio ha bisogno della preghiera dell’uomo? Qui sono gli eletti che gridano, in Ap 6,9-11 sono i martiri a causa della Parola di Dio che dicono: “Fino a quando?”, le stesse parole che tante volte ricorrono sulla bocca dei giusti oppressi (vedi i salmi 13; 74; 89 ecc.). Chiedendoci di pregare sempre e di ricercare instancabilmente la giustizia, Dio associa l’umanità alla sua vittoria sul male. È Dio che agisce, ma ci concede per grazia di attendere e accelerare il suo intervento. L’essere umano salvato non è solo oggetto passivo della salvezza di Dio, ma è capace di discernere il bene dal male, è in grado di fare delle scelte, di desiderare il bene e di invocarlo. 

sorella Raffaela