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Monastero di Bose, Vangelo del giorno 9 Luglio: Una compassione che guarisce

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9 luglio 2024

Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 9,27-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 27mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 28Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. 32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. 33E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». 35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


Due ciechi seguono Gesù e gli chiedono di aver pietà di loro. A differenza degli altri sinottici, Matteo non esplicita che chiedono di riavere la vista, e nemmeno Gesù fa menzione di questo dato che resta non detto. Semplicemente i due ciechi credono che Gesù può fare “questo”, cioè aver pietà di loro. E “questo” si traduce nel rendere loro la vista. C’è piena empatia tra i ciechi e Gesù: questi infatti sanno che basta invocare pietà da Gesù ed egli troverà il modo per rispondere al loro bisogno primario. 

Ma un altro particolare può sorprenderci nel racconto: i due ciechi, che si suppone siano mendicanti al bordo della strada, parlano e si muovono all’unisono: nessuna concorrenza né rivalità tra loro – come invece potremmo aspettarci – nessuna smania di ottenere un privilegio a scapito del compagno, nessuna prevaricazione: forse hanno intuito che la loro stessa concordia nel condividere il bisogno e l’invocazione di aiuto è un elemento che attirerà la risposta del Signore. Del resto Gesù non ha forse detto che “se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli”? È proprio quello che fanno i due ciechi.

Così dapprima si mettono insieme alla sequela di Gesù, lo seguono per strada. Poi, sempre insieme, osano perfino avvicinarsi a lui dopo che è entrato in casa, cioè nello spazio comunitario del discepolo, là dove Gesù, nell’intimità della sua comunità, è solito spiegare il senso delle parabole, la portata profonda delle sue parole e dei suoi gesti. Ed è proprio in casa che avviene ai due ciechi “secondo la loro fede”, il loro fidarsi ‘ciecamente’ di Gesù. 

Ammoniti a non divulgare la notizia, non riescono a trattenersi e annunciano quello che per loro è “evangelo”, buona notizia per eccellenza: erano ciechi e ora vedono! Ci aspetteremmo un rimprovero da parte di Gesù per questa disobbedienza non appena ottenuto il miracolo, ma Gesù non ha tempo per questo: deve prendersi cura di un altro essere umano ferito nella sua dignità, posseduto da una forza malefica. 

Senza una sola parola, prendendo semplicemente atto della fede di chi gli ha portato quel pover’uomo, Gesù scaccia senza indugio il demonio e poi, mentre le folle lo acclamano e i farisei lo criticano, percorre tutte città e i villaggi per compiere l’opera del Padre: insegnare nelle sinagoghe, annunciare il vangelo del regno di Dio che si è fatto vicino e curare, prima ancora di guarire, ogni genere di infermità. È questa la compassione di Gesù, quel soffrire con chi soffre alleviando così la sofferenza. Ed è per far giungere a tutti la misericordia del Padre che chiede ai discepoli di pregare perché altri, dietro a lui e dopo di lui, possano farsi carico dei bisogni dell’umanità, altri possano annunciare il Regno che viene, altri possano curare i malati.

A noi, suoi discepoli, spetta operare come lui ci ha insegnato e pregare come ci ha chiesto, affinché la buona notizia della vista ritrovata ci faccia scorgere nel prossimo che soffre il volto stesso del Signore che ha guarito le nostre infermità.

fratel Guido