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Omelia di Padre Ermes Ronchi: Quella voce nella notte capace di risvegliarci

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XXXII Domenica del Tempo ordinario – Anno A
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. (…) Nessuno dei protagonisti della parabola è esemplare: non lo sposo che esagera nel ritardo, non colui che sbarra la porta, neppure le 5 ragazze sagge ma dure. Eppure è così bella l’immagine d’avvio: dieci piccole luci nella notte, aria di festa, gente che si mette in cammino, esce nel buio e va incontro. Il Regno di Dio è simile a un incontro, è come attendersi un po’ d’amore dalla vita, un po’ di bellezza e un abbraccio in fondo alla notte. Suggestione di una scena notturna: dieci lampade accese, una costellazione in cammino, uno spicchio di cielo rovesciato sulla terra. Dieci cuori “come lucciole nell’alto buio” (Turoldo), che sfidano la notte, sfidano il ritardo del sogno, armati solo di una piccola luce. “E si addormentarono tutte…” Ed ecco lo scatto in alto, l’inatteso del racconto: una voce a mezzanotte, capace di risvegliare alla vita: ecco lo sposo! Il conforto di sapere che in ogni notte, in ogni abbandono e stanchezza, una voce verrà a svegliarci dalla vita sonnolenta. L’abbiamo sentita tutti: è stato un amico, potrei dirvi il nome; o un libro, posso dirvi il titolo; forse un salmo pieno di pathos, di stelle, di grida; un “beati voi”, in piedi, in cammino, voi miti, puri, limpidi, poveri, buoni, riaccendete il cuore. Forse una carezza, ma vera…
Secondo colpo di scena: cinque ragazze hanno finito l’olio. Cosa sia quest’olio misterioso il vangelo non lo spiega.

Ci può aiutare la poesia: “la fede è ciò che arde” (Ch Bobin), “la vita xe fiama” (Biagio Marin), “una multanime fiamma” (Clemente Rebora), Le ragazze ce l’avevano l’olio a casa, ma non l’hanno preso con sé: una risorsa sprecata, energia inutilizzata… Così accade quando non offriamo energie alte alla nostra vita: siamo fatti per incontrare, per una festa, uno sposo, un amore, una pienezza, una bellezza. E allora dà fondo alle risorse che hai, versa un rabbocco nei tuoi piccoli o grandi vasi… Ai giovani, ai vergini della vita, a tutti, la parabola suggerisce: preparati bene, preparati a cose grandi: a diventare padre, madre, amico, sposo, luce ai passi di qualcuno, piccolo samaritano buono. Riempi con intelligenza i piccoli vasi della tua esistenza, vivi con attenzione il tuo capitale di relazioni, così da saper vedere il bello quando arriva e abbracciarlo. Ciò che ti attende è grande: molta vita, molta gente, molta bellezza e creatività, occhi come stelle, dare una mano a Dio che continua a creare. Non lasciar spegnere la fiamma delle cose. Colui che tarda verrà, voce che risveglia, porta che si apre, vaso riempito fino all’orlo, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte… E tu non temere, alla fine sarà Lui, lo Sposo, a varcare la notte. (Letture: Sapienza 6,12-16; Salmo 62; Prima Tessalonicesi 4,13-18; Matteo 25,1-13)

Fonte Link: avvenire.it