Home Argomenti Religioni e Spiritualità Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Se un regno è diviso...

Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi

136
0
Link
don Umberto Cocconi

Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro” (Vangelo secondo Marco).
Gesù non fa discutere solo i Suoi parenti, ma anche le autorità di Gerusalemme che, di fronte al movimento che sta nascendo attorno a Lui, si inquietano e predispongono un’ispezione. Cosa avranno mai sentito i Suoi parenti per dover andare a prenderlo? Il testo afferma addirittura che sono venuti per “catturarlo”. Secondo i “Suoi”, forse Gesù avrebbe dovuto aver avuto maggior buon senso? Non avrebbe dovuto investire meglio le Sue qualità per avere maggior potere e in un certo senso valere di più? Gesù fa nascere intorno a sé un movimento popolare sempre più favorevole ed è quindi comprensibile che le autorità religiose ne siano preoccupate. L’evangelista ci fa capire subito che tra Gesù e l’istituzione religiosa c’è un’assoluta incompatibilità, sono due modi diversi di rapportarsi a Dio. Gesù non fa nulla per evitare quest’accusa, anzi fa di tutto per confermarla. Trasgredisce pubblicamente il comandamento del riposo del sabato, facendo miracoli che avrebbe potuto fare in qualunque altro giorno. Per questo, contro di Lui, scende in campo direttamente il Sinedrio inviando una delegazione ufficiale, non tanto per accertare i fatti, quanto piuttosto per emettere una sentenza che screditi definitivamente l’uomo di Nazareth: “Costui è posseduto da Beelzebul”. È il colmo dei colmi, proprio Lui che scaccia i demoni è giudicato – da questi autorevoli uomini religiosi – posseduto dal demonio. Secondo gli scribi, non è vero che Gesù libera le persone, anzi le rende ancora più vittime del male, in quanto i suoi poteri gli vengono dal capo dei demòni. Aldo Martin afferma che potrebbe essere molto interessante delineare, alla luce delle affermazioni offensive e delle espressioni ingiuriose che vengono rivolte a Gesù dai suoi detrattori, una “cristologia blasfema”. Paradossalmente questi titoli che vengono affibbiati a Gesù possono diventare un’occasione per rivelare degli aspetti autentici della sua persona. Siamo abituati a cogliere dalla Scrittura i cosiddetti titoli cristologici, i quali mettono in evidenza le qualità positive di Gesù: Figlio di Dio, Figlio dell’uomo, Messia, Cristo, Signore… Eppure Gesù viene etichettato come indemoniato, bestemmiatore, mangione e beone, nonché amico dei pubblicani e dei peccatori, fuori di sé, sobillatore o sovversivo, eretico, falso profeta e impostore, trasgressore della Legge e figlio di prostituzione o illegittimo. È solo un atto d’ingiuria e disprezzo, o possiamo ricavarne qualcosa? Possiamo ottenere luce nuova sul mistero di Gesù dalla prospettiva dei nemici del maestro di Nazareth? Paradossalmente, un’offesa, se pronunciata da un avversario, può suonare come un elogio. Non lascia attraversare notti serene, ma pone domande sempre più vere e attuali la lettura del Vangelo, affinché Gesù di Nazareth continui a interrogare i suoi interlocutori sulla Sua identità e sulle loro scelte. La domanda decisiva che l’Uomo di Nazareth pone ai Suoi discepoli e che, attraverso il testo evangelico, giunge fino a noi, e continua a interrogarci è questa: «Chi è costui?».

La Toscanini