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Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà

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Don Umberto Cocconi

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Vangelo secondo Matteo).
Allora! Che fai? Cosa hai deciso? Gesù ha scelto! Va a Gerusalemme! Pietro è però intenzionato ad impedirglielo, non vuole che il suo maestro prenda questa decisione, e così – posizionandosi davanti a lui – cerca di dissuaderlo, anche rimproverandolo. Ma Gesù chiama Pietro satana, perché non pensa secondo Dio ma secondo gli uomini, nel vano tentativo di distoglierlo dalla sua mission. In momenti di crisi e di paura, come sono quelli che stiamo vivendo, c’è bisogno di scegliere, in maniera netta, irrevocabile, senza ambiguità e dire come Kierkegaard: “o questo, o quello”. «Amico mio! Quello che ti ho già detto tante volte, te lo ripeto, anzi te lo grido: o questo, o quello, Aut-Aut! Queste parole hanno sempre fatto su me una profonda impressione, e ancora la fanno, specialmente quando le pronuncio così, semplici e nude; in esse esiste una possibilità di mettere in moto i contrasti più tremendi». Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli di ogni tempo afferma: “se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso e prenda la sua croce e mi segua”. Gesù, non ha mai cercato gli applausi, al contrario, ha sempre parlato del valore della Croce, dello scandalo e della perdita di ogni consenso. La pagina del vangelo di oggi sembra piena di follia, in realtà essa trabocca di saggezza e di Sapienza Divina. È una pagina che parla alla vita di ogni giorno: se non ti investi, ti sprechi; se non ti doni, ti svuoti; se non fai spazio agli altri, diventerai intollerante verso te stesso. Per Gesù chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi prederà la propria vita per darla agli altri, la troverà! Queste sono le istruzioni da seguire per raggiungere la vera felicità. Quest’ultima ha la porta che apre solo verso l’esterno, se cerchi di forzarla verso l’interno, non fai altro che chiuderla ulteriormente. Il cristianesimo non è la dottrina dell’amor proprio, il suo obiettivo è di distoglierci da esso. L’amore cristiano non ama una persona particolare, ma il prossimo, l’intero genere umano, ama indistintamente ciascuna persona. L’amore del prossimo infatti, essendo l’uguaglianza eterna dell’amare, non fa differenza di persone. Il prossimo è ogni uomo, colui che è a me il più vicino. L’amore cristiano è amore di abnegazione. La caratteristica dell’amore cristiano è che è un dovere. Di contro, l’amore cristiano, diventando dovere, assume la qualità dell’eternità e non può mai disperare. Diventato dovere, l’amore è assicurato in eterno. L’amore naturale ha l’angoscia della possibilità del cambiamento. L’amore del prossimo, col suo “devi”, è garantito contro ogni mutamento, poiché l’amore del prossimo, aprendosi all’altro, al suo vero bene, tutela costantemente dalla chiusura ostinata della disperazione. A questo riguardo Kierkegaard ci propone due modelli di vita fra loro antitetici, quello estetico (sensazione) e quello etico. Il passaggio dall’uno all’altro richiede sempre una rottura, una scelta o un “salto”, cioè un radicale mutamento di mentalità. L’esteta rimane sempre nel vertice delle infinite possibilità: può essere tutto ma in realtà non è niente; si affaccia costantemente sull’abisso del nulla. La consapevolezza di questa situazione costituisce la condizione primaria per l’insorgenza del bisogno di cambiar vita: il salto nello stadio etico. Nel momento in cui l’esistenza assume una dimensione etica, tutto cambia. L’uomo non è più scelto dai piaceri, ora sceglie davvero, sceglie sé stesso, attribuendosi consapevolmente e intenzionalmente ruoli e compiti a cui s’impegna di restar fedele. A differenza dell’esteta, l’uomo etico concepisce la vita come impegno con sé e con gli altri, come impegno durevole e concreto apre la sua esistenza alla prospettiva del futuro, in quanto le scelte non valgono per l’attimo, ma costituiscono progetti per l’avvenire. Il giovane Kierkegaard scrive: «Ciò che in fondo mi manca, è di veder chiaro in me stesso, di sapere ciò ch’io devo fare. Si tratta di comprendere il mio destino, di vedere ciò che in fondo Dio vuole ch’io faccia, di trovare una verità che sia una verità per me, di trovare l’idea per la quale io voglio vivere e morire». Scegli allora se vuoi dirigerti anche tu verso Gerusalemme o se vuoi tornare indietro.
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