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Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: in ogni frammento c’è il tutto.

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Don Umberto Cocconi
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo (Vangelo secondo Giovanni).
Nel testo c’è la compassione di Gesù e la generosità “ingenua”, folle di un ragazzo che offre per tutti cinque pani e due pesci. E’ l’incontro tra compassione e generosità che crea il miracolo della condivisione e genera un momento di risposta al bisogno e di gioia per tutti. Sappiamo che non di solo pane vive l’uomo, ma si vive di relazioni, rapporti, sguardi, volti. La condizione dell’uomo è di bisogno, abbiamo fame ogni giorno, siamo poveri per natura e la fame sta a ricordarci la nostra povertà e il nostro stato di mancanza.
Succede che la moltiplicazione dei pani avviene attraverso la divisione e la condivisione: una condivisione che moltiplica qualche cosa che con la matematica non si può spiegare, si spiega con la vita. Di fronte alla domanda di Gesù: “dove potremo comprare il pane?”. I discepoli diventano problematici, invece di pensare a un coinvolgimento, per loro ci sono difficoltà insormontabili: quello che abbiamo non è sufficiente, non è abbastanza per colmare la fame di tutti. Gesù non si arrende, fa sedere tutti a gruppi e chiede di distribuire quello che hanno. Sedendosi le persone si conoscono, diventano partecipi di una storia, diventano comunità e incominciano a condividere. «Allora non è un miracolo? Sì, è un miracolo, quello che avviene il più grande, quello che non succede mai fra di noi: il miracolo del coraggio e della generosità della condivisione» (Dotti-Aldegani). La “compassione” di Gesù è, se ci pensiamo bene, fiducia profonda nella realtà. Dalla compassione si genera apertura alla vita, le cose cambiano. Dobbiamo avere fiducia nella “compassione”, essa è la soluzione, forse l’unica: coinvolgersi nella vita degli altri è generare vita. Il ragazzo è il primo che vive la “compassione” di Gesù, non pensa a se stesso ma vive l’atteggiamento, la dinamica del dono, del donarsi, esempio di un popolo che da massa si trasforma in comunità, compagnia.
Era necessario lo sguardo di un giovane per mandare all’aria i calcoli e le resistenze degli apostoli per avviare quella condivisione che è il più grande miracolo di quel giorno. Quella folla passa dall’esperienza individuale all’esperienza di diventare comunità. Dio nutre il nostro desiderio di comunità, genera la gioia dello stare insieme, di mettere più vita nella vita. Il significato del raccogliere i frammenti ci ricorda che nella vita nulla deve essere sprecato, perché in ogni frammento c’è il tutto.
 
 
 
 
 

La Toscanini