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Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo!».

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Don Umberto Cocconi

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui». Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti (Vangelo secondo Marco).
“Tu non sai chi sono io” è un programma di Rai Play sui giovani e sulle loro relazioni con il mondo dei genitori. Molte volte succede che i genitori, coloro che ti sono più vicini, non riescano a capire perfettamente cosa tu stia vivendo. “Tu mi credi così, ma io in realtà…” è l’incipit di questi racconti, da quel momento i giovani protagonisti si tolgono ogni maschera e confessano vissuti, emozioni, fragilità e speranze. Ma soprattutto raccontano agli adulti cosa succede quando improvvisamente escono da casa e il loro mondo si colora di amici, avventure, paure e insuccessi. Penso a una cosa del genere anche per i discepoli di Gesù. Pietro, Giacomo e Giovanni si trovano di fronte a un Gesù inedito, che non conoscono, di fronte al quale si spaventano. Davanti ai loro occhi Gesù si trasfigura, cambia aspetto, si rivela per ciò che è in realtà. In sostanza non ha paura di manifestare il Suo vero essere. Questo svelamento porta Gesù a raccontarsi, a comunicare. Questo evento d’intimità è stato preparato da Gesù, in quanto pure lui avrà vissuto un certo timore e tremore a raccontare di sé. Per questo cerca un ambiente, un setting si direbbe, adatto a creare le condizioni per rendere possibile questo tete a tete. Gesù ha preso con sé, è lui che “prende” l’iniziativa, coloro che saranno i suoi più intimi amici: Pietro, Giacomo, Giovanni, che saranno pure presenti nel momento della sua agonia nell’orto dei Getzemani. Ora dove li conduce? “Su un alto monte in disparte, loro soli”. Essi saliranno su un alto monte, sappiamo che nella Bibbia il monte è il luogo delle Teofanie, della manifestazione del Totalmente altro. Vedranno cose forse «che voi umani non potreste immaginarvi». La luce su quell’alto monte deve essere stata accecante per i tre discepoli, notano che le stesse vesti di Gesù sono divenute “splendenti, bianchissime”. Sappiamo che l’abito “non sempre fa il monaco” ma in questo caso dobbiamo ricrederci poiché, in questo caso, ”l’abito fa il Dio”. Queste vesti “che nessun lavandaio sulla terra potrebbe rendere così bianche” pongono in luce la natura profonda di quel personaggio, da tutti conosciuto come Gesù di Nazareth. La domanda ora, nell’intimo dei tre, si fa più precisa: ma chi è veramente costui?
Ci manca, dopo il “monte alto” e le “vesti splendenti”, decifrare il terzo enigma: “la nube” che li avvolge. Essa è immagine della presenza di Dio, che “Li avvolse nell’ombra”. Indica che la presenza di Dio dà pace e riposo. Anche nell’Annunciazione l’angelo aveva detto a Maria che su di Lei avrebbe steso “la Sua ombra la potenza dell’Altissimo”.
“Uscì una voce dalla nube”: non si può conoscere il volto di Dio, si può solo udire la sua voce. Ogni immagine che ci facciamo di Lui è un idolo. È il Padre che parla e dice: “Questi è il mio Figlio l’amato: ascoltatelo!”. Il Padre, come nel battesimo al Giordano, indica ai discepoli il Figlio come la sua Parola definitiva, quella che indica la via della salvezza, offerta a tutti quelli che lo vorranno seguire. Ecco chi è veramente Gesù: l’amato del Padre. Un giovane napoletano mi raccontò un proverbio tipico delle sue parti che tradotto in italiano afferma: “Si può vivere senza sapere perché si vive, ma non si può vivere senza saper per chi si vive”. Se domando a un giovane perché vive, forse difficilmente mi risponderebbe, ma se gli chiedo: “ma tu per chi vivi?”. Lui mi risponderebbe con facilità: “per i genitori, per la fidanzata, gli amici o per l’Atalanta”. Ora in questo brano evangelico scopriamo per chi vive Dio Padre: vive per Gesù! E Gesù – lo sta dicendo ai suoi discepoli – vive donando la sua vita per la salvezza del mondo.