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Il bambino che sognava la fine del mondo.

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Gian Carlo Marchesini

Un libro  di Antonio Scurati, una ballata ispirata dalla sua lettura.

Avendo smarrito la via e il senso della vita,
a che pro la paternità?
Sovrana e illimitata è la sessualità,
serializzata, priva di aura e sacralità.
Se tutto è diventato sfrenamento autoriferito,
se non c’è più progetto, scopo e responsabilità,
come poteva non accadere che
l’investimento libidico sui bambini
da generazione e garanzia di nuova vita
non si trasformasse in diretta fruizione  sessuata,
e la spinta di una globale bulimia
in sterile iscrizione dell’infanzia
alla lista dei piaceri possibili
sotto forma di pedofilia?
Se l’approdo e il senso della vita
è l’illimitato  godimento di tutto,
e l’immediato  presente  ne è arena e costrutto,
perché i bambini ne sarebbero esenti?
Se non c’è più dio né speranza di futuro,
i bambini non sono più  materiale sacro,
campo protetto e puro,
partecipano democraticamente e a pari titolo
alla produzione di stimoli e incentivi
per alimentare il desiderio sovrano,
per contribuire al suo consumo più duro:
sono cialis e viagra aggiuntivo
in tascabile formato umano.
Se il senso della vita è scialo e sciupio
e un inesausto reciproco fottio,
anche la grazia dei bambini
diventa risorsa ambita:
come una vincente speculazione in Borsa,
una ennesima striscia di coca
sniffata in corsa
purché la baldoria sia infinita.
Forse, eclisse della paternità
e irruzione massiva della pedofilia
sono campi connessi e interdipendenti:
se i bambini non sono più speranza
e proiezione verso un migliore futuro,
allora, e sempre più sparutamente a corto,
diventano  ostacolo e peso morto:
o partner e alimento di un gioco a tutto campo,
e a somma zero,
che è autoreferenziale rispecchiamento,
gaudente e disperato autodivoramento
prima di approdare al cimitero.
(Ma tra cronaca e storia, giornalismo e letteratura,
in questo geniale corpo a corpo inventato da Scurati,
quanto nella commistioni delle dimensioni e dei generi
si trasforma in materia impura,
quanto degrado, smottamenti e voragini,
quanto sensi di colpa, minaccia e paura,
quanto il partecipare di una catena
che l’orrore amplifica e moltiplica,
quanto alla fine lo sguardo di Medusa
non ci inchioda impalati?)