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L’ ANNUNCIATA

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(ekphrasis dell’omonimo quadro di Antonello da Messina)

Mi hanno strappato al gelsomino bianco

che raccoglievo a mazzi per farne profumi ed oli
alle ceste intrecciate ed alle risa
Stringo piano il velo per raccogliere lo sciame dei pensieri
per indagare tra le pieghe della mia giovane vita.
Quando mi vide Colui, quando mi amò?
Ho raccolto i capelli che ero bambina e le mie labbra
raro hanno visto il raggio di sole di Palestina,
le mie mani hanno impastato acqua e farina grossa.
Forse i miei occhi,  si quelli hanno peccato.
Ho posato gli occhi sulle prefiche urlanti
ho visto al tramonto sul crinale rosso le sagome degli amanti.
Ho passato i giorni cercando di essere come la corteccia del cedro
per essere del vento e della pioggia.
Nell’ oscillare  tra il sonno e la veglia
vedevo trini di luce intessuti sul soffitto scuro
e aspettavo che  il sole cucisse  abiti d’oro alle  mie mattine.
Ora sono sdraiata su di un carico di consonanti e vocali instabili,
e cerco decifrare questo nulla  che si farà persona
che si farà sangue e carne. Ha detto che non sarà mio
eppure già penso al suo calore a tutto ciò che non è spirito.
E’ venuto per annunciare un Dio ma io odo solo
l’umana vertigine della Parola.

Maria Elena Mozzoni

 

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