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L’ATTUALITA’ DI PASOLINI

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"A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né i consigli di amministrazione, né la spranga per depredarci."

(P.P.P., Stampa Sera, 3 novembre 1975, Intervista a Pasolini di Furio Colombo)

"L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti."
(P.P.P., Lettere luterane, Torino, Einaudi, 1976)

"Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo-imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili."
(P.P.P.,  Vie Nuove, 15/10/1964)

"Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent’anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent’anni abitassero un universo concentrazionario: c’era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi."
(P.P.P., 18/02/1975: articolo per il Corriere della Sera dal titolo Gli insostituibili Nixon italiani)

"Dove vanno gli uomini? Saranno nel futuro comunisti o no? Mah! Probabilmente non saranno né comunisti né non comunisti…Essi andranno, andranno avanti, nel loro immenso futuro, prendendo dall’ideologia comunista quel tanto che può esser loro utile, nell’immensa complessità e confusione del loro andare avanti…"

(P.P.P., Uccellacci e uccellini)

"Nel progettare e nel cominciare a scrivere il mio romanzo, io in effetti ho attuato qualcos’altro che progettare e scrivere il mio romanzo: io ho cioè organizzato in me il senso o la funzione della realtà; e una volta che ho organizzato il senso e la funzione della realtà, io ho cercato di impadronirmi della realtà. […]"
(P.P.P., Petrolio, appunto 99 p. 419, Torino, Einaudi, 1992)

"Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta."
(P.P.P., Scritti corsari, Milano, Garzanti 1975)

"Idiota! Cercarmi dei seguaci, inventarmi una cerchia?
Io non credo nell’esistenza del tuo mondo,
dove si cercano seguaci, dove s’inventano cerchie.
Sei un cadavere: e mi credi con te in una tomba."
(P.P.P., A Costanzo, in Bestemmia 1, Milano, Garzanti, 1999, p.545)

"Il messaggio di Warhol per un intellettuale europeo è una entità sclerotica dell’universo, in cui l’unica libertà è quella dell’artista, che, sostanzialmente disprezzandolo, gioca con esso."
(P.P.P., Presentazione per la mostra di Andy Warhol a Ferrara, Palazzo dei Diamanti, ottobre 1975, ora in Saggi sulla letteratura e sull’arte, Tomo II, Milano, Meridiani Mondadori, 1999)

"L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo."
(P.P.P., Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962)

"[…]  il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo."
(P.P.P., Scritti corsari, cit.)

"Io sto benissimo nel mondo, lo trovo meraviglioso, mi sento attrezzato alla vita, come un gatto. È la società borghese che non mi piace. È la degenerazione della vita del mondo. Hitler è stato il tipico prodotto della piccola borghesia. Anche Stalin è un prodotto piccolo-borghese."
(P.P.P., intervista a La Stampa, 12/07/1968)

"Sei così ipocrita, che come l’ipocrisia ti avrà ucciso,
sarai all’inferno, e ti crederai in paradiso."

(P.P.P., A G. L. Rondi, in Bestemmia 1, cit., p. 551)

"Penso dei comunisti da salotto ciò che penso del salotto. Merda."

(P.P.P.,  Saggi sulla politica e sulla società, cit.)

"Per me la vita si può manifestare egregiamente nel coraggio di svelare ai nuovi figli ciò che io veramente sento verso di loro. La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione: non certo nei partiti presi, e tanto meno nel partito preso della vita, che è puro qualunquismo. Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà."

(P.P.P., Lettere luterane, cit.)

"Non sono un pacifista per natura, ma per elezione."

(P.P.P.,  Saggi sulla politica e sulla società, cit.)

"Credo nella concretezza di un rapporto tra chi fa e chi fruisce o riceve, tra scrittore e lettore. Si tratta di un rapporto tra un individuo e un secondo individuo; è il tipo di rapporto in cui ancora credo…Forse credo in qualcosa che sta per finire."
(P.P.P., in Take One, maggio-giugno 1973)

"Ogni religione formale, nel senso che la sua istituzione è diventata ufficiale, non solo non è necessaria per migliorare il mondo, ma addirittura lo peggiora."

(P.P.P.,  Saggi sulla politica e sulla società, cit.)

"Io penso che dare scandalo sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato un moralista."
(P.P.P.,  intervista al secondo canale della tv francese, 31/10/1975)

"Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro."
(P.P.P., in Luciano De Giusti: Il Cinema in forma di poesia, Pordenone, Cinemazero, 1979)