LA STAGIONE DELL’AMORE RISENTITO
| Getting your Trinity Audio player ready... |
Care le mie donne che rifiutate l’antica schiavitù
dei servizi di accudimento e cura:
ma di che cosa state riempiendo lo spazio che
grazie al provvidenziale esercito mondiale di badanti e colf
rimane vuoto?
Care le mie donne non più disponibili e accoglienti,
non più compassionevoli e sorridenti:
vi si secca addosso l’originaria femminile tenerezza
come pelle secca di una serpe in fase di muta.
Care le mie donne, non più madri e sorelle,
non più amanti e amiche, ma diffidenti
e tormentate guerriere ostili,
virago fiammeggianti.
Care le mie donne che rifiutando l’antica femminilità riflessiva
ve ne scorticate dalla pelle persino l’odiata forma.
Donne dagli stivaletti a punta
di elevatissimo coefficiente di penetrazione,
che fumate e bevete e insultate come una volta
soltanto un carrettiere.
Care le mie donne nuove di zecca
che dell’ammaliante rosa
oggi mostrate nell’esibito ventre
soltanto l’orgogliosa spina.
Care le mie donne che sembrate ritenere scambio vantaggioso
sostituire l’antica sottomissione femminina
con il cinismo e la durezza mascolina
e puntate alla conquista di un posto al sole con anfetaminica
baldanza garibaldina: vi prego, vi scongiuro, di donne-maschio in circolazione
(le trucibalde e vocianti Mare Venier e Marie De Filippi e Simone Ventura!)
ce n’è fin troppe!
Inventatevi, vi prego, qualcosa che non suoni caricatura
di ciò da cui dichiarate di non volervi più far opprimere.
Fate che l’approdo della vostra emancipazione non sia
imitazione banale dell’aborrito originale.
Fate che il nuovo disordine e l’attuale cacofonia
si trasformino in proposta di nuova intesa,
di feconda – tra rigorosamente diversi! – armonia.
Stupiteci ancora! E così sia.
Gian Carlo Marchesini







